Graham Hancock.
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Impronte degli dei.
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Parte 1.
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Titolo originale: Fingerprints of the Gods: The Evidence of Earth's Lost Civilization. 1995.
2009. Tascabili degli Editori Associati - TEA, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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QUAL  IL SEGRETO DELLA PREISTORIA DELL'UMANIT?
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Hancock intraprende una ricerca ad ampio raggio per mettere insieme i pezzi dell'enorme e misterioso puzzle della dimenticata preistoria dell'umanit. Nelle antiche rovine di diverse popolazioni, vengono alla luce non solo le impronte di un popolo sconosciuto che prosper durante l'ultima glaciazione, ma anche i segni di un'intelligenza superiore. Mettendo insieme i miti e leggende universali, l'autore scopre tracce di uno specifico linguaggio scientifico decodificando i risultati di millenni di accurate osservazioni astronomiche. Utilizza poi le tecniche pi evolute di geologia e astronomia per dimostrare che la datazione di molti siti archeologici potrebbe essere molto pi antica di quanto creduto. E infine comunica una terribile premonizione...
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L'Autore.
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Nato a Edimburgo, Graham Hancock ha vissuto a lungo in India, dove il padre lavorava come chirurgo. Tornato in Scozia, si  laureato in Sociologia presso la Durham University e ha lavorato come giornalista per il Guardian, il Times e l'Independent, prima di dedicarsi a tempo pieno ai libri, tutti di grande successo, fra cui, pubblicati da Corbaccio, Impronte degli dei, Custode della genesi, L'enigma di Marte, Civilt sommerse, Talismano, Sciamani, Specchio del cielo e del romanzo La spirale del tempo.
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A Santha... perch c'.
Con tutto il mio amore.
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Indice di questa parte.
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Parte prima. Introduzione.
1. Una mappa di luoghi nascosti.
2. Fiumi del continente australe.
3. Le impronte di una scienza perduta.
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Parte seconda. Spuma del mare
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4. Il volo del condor.
5. La pista inca che riconduce al passato.
6. E venne in un tempo di caos.
7. C'erano i giganti a quei tempi?
8. Il lago sul tetto del mondo.
9. Un re antico e futuro.
10. La citt presso la porta del sole.
11. Vestigia d'antichit.
12. La fine dei viracochas.
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Parte terza. Il serpente piumato.
13. Il sangue e il tempo alla fine del mondo.
14. Il popolo del serpente.
15. La Babele messicana.
16. Il Santuario del Serpente.
17. L'enigma olmeco.
18. Stranieri vistosi.
19. Avventure negli inferi, viaggi verso le stelle.
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FINE INdice.
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Parte prima.
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Introduzione.
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Il mistero delle carte geografiche.
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1.
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UNA MAPPA DI LUOGHI NASCOSTI.
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OTTAVA SQUADRIGLIA DI RICOGNIZIONE TECNICA (COMANDO STRATEGICO AEREO) AERONAUTICA DEGLI STATI UNITI.
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Base aerea di Westover
Massachusetts
6 luglio 1960
SOGGETTO: Il mappamondo dell'ammiraglio Piri Reis
A: Professor Charles H. Hapgood,
Keene College,
Keene, New Hampshire
Egregio Professor Hapgood,
la Sua richiesta di valutazione di alcune singolari caratteristiche del mappamondo di Piri Reis del 1513 da parte di questo organo,  stata accolta.
L'ipotesi che la parte inferiore della carta rappresenti la Costa Principessa Martha della Terra della Regina Maud e la Penisola Antartica  ragionevole. A nostro avviso  l'interpretazione pi logica della carta e con tutta probabilit quella corretta.
Il dettaglio geografico mostrato nella parte inferiore della carta concorda in modo straordinario con il profilo sismico effettuato sulla superficie della cappa di ghiaccio dalla Spedizione Antartica Svedese-Britannica del 1949.
Ci sta a indicare che la linea costiera era stata rilevata prima che fosse ricoperta dalla cappa di ghiaccio.
Al presente la cappa di ghiaccio in quella regione  spessa circa un chilometro e mezzo.
Non sappiamo assolutamente come si possano conciliare i dati riportati sulla carta in questione con il presunto livello delle conoscenze geografiche nel 1513.
HAROLD Z. OHLMEYER
Tenente colonnello, AERONAUTICA STATUNITENSE
Comandante
A dispetto del tono misurato, la lettera di Ohlmeyer1  una bomba. Se la Terra della Regina Maud fu rilevata prima che fosse coperta dai ghiacci, i lavori cartografici originari devono risalire a tempi remotissimi.
A quando, esattamente?
La tradizione scientifica vuole che la cappa di ghiaccio dell'Antartico, nella sua attuale estensione e forma, abbia milioni di anni. A un esame pi attento, questa opinione rivela un grave vizio, talmente grave che non siamo tenuti a supporre che la carta geografica disegnata dall'ammiraglio Piri Reis riproduca la Terra della Regina Maud cos come appariva milioni di anni fa. La migliore documentazione recente indica che la Terra della Regina Maud e le vicine regioni mostrate sulla carta attraversarono un lungo periodo senza ghiacci che forse si concluse definitivamente solo circa seimila anni fa.2 Questa documentazione, su cui torneremo nel prossimo capitolo, ci esonera dal gravoso compito di spiegare chi (o che cosa) fosse in possesso della tecnologia necessaria per realizzare un accurato rilevamento geografico dell'Antartico nell'anno, poniamo, duemilioni di anni fa, molto tempo prima delle origini della nostra stessa specie. Ma poich la rappresentazione cartografica  un'attivit complessa e civilizzata, ci troviamo d'altro canto obbligati a spiegare come sia stato possibile realizzare un'impresa simile anche solo seimila anni fa, una data che precede di molto gli albori delle prime vere civilt riconosciute dagli storici.
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Fonti antiche.
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Nel tentativo di trovare questa spiegazione  opportuno ricordare i fondamentali fatti storici e geologici:
1  La carta di Piri Reis, che  un documento autentico, e in nessun modo una beffa, fu realizzata a Costantinopoli nell'anno 1513 d.C.3
2  Essa mette in risalto la costa occidentale dell'Africa, la costa orientale del Sud America e la costa settentrionale dell'Antartico.
3  Piri Reis non poteva aver acquisito le informazioni necessarie su quest'ultima regione dagli esploratori contemporanei, poich l'Antartico fu scoperto soltanto nel 1818,4 pi di trecento anni dopo che egli disegn la carta.
4  La costa della Terra della Regina Maud sgombra dai ghiacci che appare nella carta rappresenta un enigma colossale, in quanto le documentazioni geologiche confermano che la data ultima in cui sarebbe stato possibile rilevarla e cartografarla in condizioni di disgelo  il 4000 a.C.5
5  Non  possibile individuare la data prima in cui sarebbe stato possibile realizzare un'impresa del genere, ma a quanto pare il litorale della Terra della Regina Maud  rimasto in condizioni stabili di disgelo per almeno novemila anni prima che l'avanzata della cappa di ghiaccio lo inghiottisse completamente.6
6  La storia non conosce alcuna civilt che avesse la capacit o il bisogno di rilevare quella linea di costa nel periodo in questione, ossia tra il 13.000 e il 4000 a.C.7
In altre parole, il vero enigma di questa carta del 1513 non  tanto il fatto che includa un continente scoperto solo nel 1818, quanto che rappresenti parte della linea costiera di quello stesso continente in condizioni di disgelo, le quali ebbero fine seimila anni fa e non si sono pi ripresentate.

Carta di Piri Reis
Come si pu spiegare questo fatto? Piri Reis ci d diligentemente la risposta in una serie di annotazioni scritte di suo pugno sulla carta geografica stessa. Ci informa che non fu lui a effettuare i rilevamenti e i disegni cartografici originari. Al contrario, ammette che il suo ruolo  stato solo quello di compilatore e copista e che la mappa fu ricavata da un vasto numero di carte sorgente.8 Alcune di queste erano state compilate da esploratori contemporanei o quasi (compreso Cristoforo Colombo), che all'epoca si erano spinti fino al Sud America e ai Caraibi, mentre altre erano documenti risalenti al quarto secolo a.C. o a tempi ancora pi remoti.9

Calco che mostra i dettagli della carta di Piri Reis.
Piri Reis non azzardava alcuna ipotesi in merito all'identit dei cartografi che avevano realizzato le carte pi antiche. Tuttavia, nel 1963, il professor Hapgood propose una soluzione nuova e stimolante al problema. Sosteneva che alcune delle carte sorgente di cui si era servito l'ammiraglio, in particolare quelle attribuite al quarto secolo a.C., si basavano su fonti ancora pi antiche, e queste, a loro volta, si rifacevano a fonti risalenti all'alba dei tempi. Secondo le sue affermazioni esistevano prove irrefutabili che la terra era stata ampiamente cartografata prima del 4000 a.C. da una civilt sepolta e ancora sconosciuta che aveva raggiunto un alto livello di progresso tecnologico:10

Il mappamondo dell'Aeronautica statunitense mostra la probabile proiezione che govern la stesura dell'antica carta di Piri Reis.
Emerge [concludeva] che informazioni accurate sono state tramandate nel tempo da un popolo all'altro. Emerge che le carte nautiche devono essere state realizzate in seno a una popolazione sconosciuta e poi tramandate, forse dai cretesi dell'epoca minoica e dai fenici, che furono, per mille anni e passa, i pi grandi navigatori del mondo antico. Sappiamo per certo che furono raccolte e studiate nella grande biblioteca di Alessandria [d'Egitto] e che i geografi che lavoravano l ne realizzarono compilazioni.11
Da Alessandria, secondo la ricostruzione di Hapgood, copie di queste compilazioni e una parte delle carte originali furono trasferite in altri centri del sapere, soprattutto a Costantinopoli. Infine, quando durante la Quarta Crociata del 1204, Costantinopoli fu conquistata dai veneziani, le mappe cominciarono a passare nelle mani di navigatori e avventurieri europei:
queste carte raffiguravano per lo pi il Mediterraneo e il Mar Nero, ma ce ne erano anche di altre zone. Tra queste figuravano mappe delle Americhe, dell'Oceano Artico e di quello Antartico. Diventa chiaro che gli antichi navigatori si spinsero da un polo all'altro. Per quanto possa sembrare incredibile, questo dato indica che qualche popolo dell'antichit esplor l'Antartico quando le sue coste erano sgombre dai ghiacci. Ed  anche chiaro che avevano uno strumento di navigazione per l'esatta determinazione delle longitudini di gran lunga superiore a tutti quelli posseduti dai popoli dei tempi antichi, medievali o moderni, fino alla seconda met del diciottesimo secolo.
Questa prova dell'esistenza di una tecnologia perduta suffragher e dar credito alle numerose altre ipotesi formulate sull'esistenza in tempi remoti di una civilt perduta. Gli studiosi sono riusciti a confutare la maggior parte di quelle dimostrazioni definendole nient'altro che leggende, ma abbiamo a che fare con prove che non si lasciano confutare: esigono che tutte le altre dimostrazioni proposte in passato vengano riesaminate senza idee preconcette.12
Nonostante una sonora approvazione da parte di Albert Einstein (vedi pi avanti), e la recente affermazione di John Wright, presidente della Societ Geografica Americana, in cui ammetteva che Hapgood aveva proposto delle ipotesi che reclamano ulteriori verifiche, non sono mai state condotte altre ricerche scientifiche su queste antiche mappe anomale. Inoltre, lungi dall'essere elogiato per aver dato un importante nuovo contributo al dibattito sull'et della civilt umana, Hapgood fu fino alla morte trattato con freddezza dalla maggioranza dei suoi pari, i quali si espressero sul suo operato con quello che  stato accuratamente definito un sarcasmo grossolano e ingiustificato, che sceglieva banalit ed elementi non passibili di verifica come motivi di condanna, nell'ovvio tentativo di evitare le questioni fondamentali.13

Un uomo in anticipo sulla sua epoca
Il compianto Charles Hapgood insegnava Storia della Scienza presso il Keene College, New Hampshire, negli Stati Uniti. Non era n un geologo n uno studioso di storia antica.  comunque possibile che le generazioni future lo ricorderanno come l'uomo la cui opera min le fondamenta della storia mondiale, e anche una parte consistente della geologia terrestre.
Albert Einstein fu tra i primi a riconoscere questo fatto quando fece il passo senza precedenti di firmare la presentazione di un libro che Hapgood scrisse nel 1953, alcuni anni prima di iniziare le sue ricerche sulla mappa di Piri Reis:
Ricevo spesso comunicazioni da persone desiderose di consultarmi in merito a loro idee non ancora divulgate [osservava Einstein].  superfluo aggiungere che idee del genere sono ben di rado dotate di validit scientifica. Pure, la primissima comunicazione che mi pervenne da Charles H. Hapgood ebbe il potere di elettrizzarmi. La sua  un'idea originale, di grande semplicit e (ammesso che continui a essere suffragata da prove) estremamente importante per tutto ci che si ricollega alla storia della superficie terrestre.14
L'idea espressa da Hapgood nel libro del 1953  una teoria geologica globale, che spiega in modo ingegnoso come e perch vaste parti dell'Antartico potrebbero essere rimaste sgombre dai ghiacci fino al 4000 a.C., insieme a molte altre anomalie della scienza della terra. In breve, l'argomentazione  questa:
1  L'Antartico non  sempre stato ricoperto dai ghiacci e un tempo era molto pi caldo di adesso.
2  Era caldo perch all'epoca non era fisicamente situato al Polo Sud. Si trovava invece circa duemila miglia pi a nord. In questo modo si sarebbe trovato al di fuori del Circolo Polare Antartico, in un clima temperato o freddo temperato.15
3  Il continente si spost fino a raggiungere la sua posizione attuale all'interno del Circolo Polare Antartico in seguito a una meccanica conosciuta con il nome di scorrimento della crosta terrestre. In questa meccanica, che non va assolutamente confusa con la tettonica a placche o la deriva dei continenti, la litosfera, l'intera crosta esterna della terra, a volte pu subire una dislocazione, muovendosi sopra la massa interna pi morbida, un po' come la buccia di un'arancia, se fosse staccata, potrebbe spostarsi tutta insieme sopra la parte interna del frutto.16
4  Durante l'ipotetico spostamento verso sud dell'Antartico causato dallo scorrimento della crosta terrestre, il continente si sarebbe gradualmente raffreddato, dando luogo alla formazione di una cappa di ghiaccio che si sarebbe inesorabilmente espansa nell'arco di diverse migliaia di anni fino a raggiungere le sue attuali dimensioni.17
Ulteriori dettagli delle documentazioni a sostegno di queste proposte radicali sono esposti nella Parte VII del presente libro. Tuttavia, i geologi ortodossi continuano a essere restii ad accettare la teoria di Hapgood (bench nessuno sia riuscito a dimostrare la sua erroneit).  un'idea che solleva molti interrogativi.
Di questi il pi importante in assoluto : quale meccanica concepibile potrebbe essere in grado di esercitare una spinta sulla litosfera sufficiente a scatenare un fenomeno di vasta portata come lo scorrimento della crosta terrestre?
Nessuno pu essere una guida migliore di Einstein nel riassumerci le scoperte di Hapgood:
In una regione polare si verifica una continua deposizione di ghiacci, i quali non risultano tuttavia distribuiti simmetricamente intorno al polo. Sulle anzidette masse di depositi asimmetrici esercita la sua azione la rotazione terrestre, e da ci risulta un momento centrifugo che si trasmette alla crosta rigida della terra. Cos determinatosi, il momento centrifugo - che  in costante aumento - raggiunger un dato valore oltre il quale sar causa d'una traslazione della crosta terrestre rispetto alla restante massa della terra...18
A quanto pare la mappa di Piri Reis contiene sorprendenti prove aggiuntive a suffragio della tesi di una glaciazione recente dal punto di vista geologico di parti dell'Antartico in seguito a un'improvvisa traslazione verso sud della crosta terrestre. Inoltre, poich una siffatta carta potrebbe essere stata disegnata solo prima del 4000 a.C., le sue ripercussioni sulla storia dell'umanit sono sconcertanti. Si ritiene che prima del 4000 a.C. non esistesse alcuna forma di civilt.
Con qualche rischio di eccessive semplificazioni, per sommi capi l'opinione generale del mondo accademico  la seguente:
  Il primo luogo dove si svilupp la civilt fu la regione mediorientale che si estende da Israele al Golfo Persico.
  Questo sviluppo ebbe inizio dopo il 4000 a.C., e culmin intorno al 3000 a.C. con la comparsa delle prime civilt vere e proprie (la sumera e l'egizia), di l a poco seguite da quelle dalla Valle dell'Indu e dalla Cina.
  Circa millecinquecento anni dopo, la civilt sorse spontaneamente e indipendentemente nelle Americhe.
  A partire dal 3000 a.C. nel Vecchio Mondo (e circa dal 1500 a.C. in quello Nuovo) la civilt si  costantemente evoluta verso forme sempre pi raffinate, complesse e feconde.
  Di conseguenza, e soprattutto rispetto a noi, tutte le civilt antiche (e tutte le loro opere) vanno considerate essenzialmente primitive (gli astronomi sumeri osservavano il cielo con sgomento poco scientifico, e perfino le piramidi d'Egitto furono costruite da persone tecnologicamente primitive).
I dati contenuti nella carta di Piri Reis sembrano contraddire tutto questo.

Piri Reis e le sue fonti
Ai suoi tempi, Piri Reis era un personaggio famoso; la sua identit storica  comprovata. Ammiraglio della flotta dei turchi ottomani, partecip, spesso da vincitore, in numerose battaglie navali intorno alla met del sedicesimo secolo. Era inoltre considerato un esperto delle terre del Mediterraneo, e scrisse un celebre libro di navigazione, il Kitabi Bahriye, che forniva una dettagliata descrizione delle coste, dei porti, delle correnti, delle secche, degli approdi, delle baie e degli stretti del Mar Egeo e del Mediterraneo. Nonostante la gloriosa carriera si guadagn le ire dei suoi capi e fu decapitato nel 1554 o nel 1555.19
Le carte sorgente che Piri Reis utilizz per disegnare la sua mappa del 1513 erano con ogni probabilit originariamente depositate nella Biblioteca Imperiale di Costantinopoli, alla quale, come sappiamo, l'ammiraglio aveva un accesso privilegiato. Quelle fonti (che forse erano state trasferite o copiate da centri del sapere ancora pi antichi) non esistono pi, o, perlomeno, non sono state trovate. Comunque, solo nel 1929 la carta di Piri Reis fu rinvenuta nell'antico Palazzo Imperiale di Costantinopoli, dipinta su una pelle di gazzella e riposta arrotolata su uno scaffale polveroso.20

Retaggio di una civilt perduta?
Come ammise lo sconcertato Ohlmeyer nella sua lettera a Hapgood nel 1960, la carta di Piri Reis rappresenta la topografia subglaciale, il reale profilo della Terra della Regina Maud nell'Antartico al di sotto del ghiaccio. Questo profilo rimase completamente nascosto alla vista a partire dal 4000 a.C. (quando l'avanzata della calotta glaciale lo copr), finch non fu rivelato di nuovo dalla prospezione completa della Terra della Regina Maud effettuata nel 1949 con il metodo sismico a riflessione da una spedizione scientifica britannico-svedese.21
Se Piri Reis fosse stato l'unico cartografo ad avere accesso a simili informazioni anomale, non sarebbe corretto attribuire una grande importanza alla sua carta. Tutt'al pi si potrebbe dire: Forse  importante ma, d'altro canto, magari si tratta solo di una coincidenza. Comunque, l'ammiraglio turco non era assolutamente l'unico a possedere cognizioni geografiche apparentemente impossibili e inspiegabili. Sarebbe superfluo continuare a speculare pi di quanto non abbia gi fatto Hapgood su quale corrente sotterranea avrebbe potuto convogliare e conservare siffatte cognizioni attraverso le ere, tramandandone frammenti da una cultura all'altra e da un'epoca all'altra. Comunque sia andata, il fatto  che a quanto pare diversi altri cartografi erano al corrente degli stessi curiosi segreti.
 possibile che tutti questi disegnatori di carte geografiche condividessero, magari inconsapevolmente, il copioso retaggio scientifico di una civilt scomparsa?

2

FIUMI DEL CONTINENTE AUSTRALE
Durante le feste natalizie del 1959-60, Charles Hapgood si dedic alla raccolta di informazioni sull'Antartico nella Sala di Consultazione della Biblioteca del Congresso, a Washington DC. Lavor l per diverse settimane di seguito, immerso nella ricerca, letteralmente circondato da centinaia di carte geografiche e nautiche medievali.
Scoprii [riferisce] molte cose affascinanti che non mi aspettavo di trovare, e numerose carte nautiche raffiguranti il continente australe. Poi, un giorno, voltai una pagina e rimasi di stucco. Mentre i miei occhi si posavano sull'emisfero australe di un mappamondo disegnato da Oronzio Fineo nel 1531, ebbi l'immediata convinzione di aver trovato una carta fedele e autentica dell'Antartico.
La forma complessiva della massa terrestre presentava una somiglianza sbalorditiva con il contorno del continente cos come appare sulle nostre carte moderne. La posizione del Polo Sud, quasi al centro del continente, sembrava pressoch corretta. Le catene montuose che si snodavano lungo le coste ricordavano i numerosi rilievi che sono stati scoperti negli ultimi anni nell'Antartico. Era anche evidente che quella carta non era il frutto abborracciato dell'immaginazione di qualcuno. Le catene montuose erano ben delineate, alcune indubbiamente come costiere, altre no. La maggior parte era solcata da fiumi che scorrevano verso il mare seguendo quelle che sembravano reti idrografiche molto naturali e convincenti. Questo fatto, ovviamente, indicava che le coste dovevano essere sgombre dai ghiacci all'epoca in cui era stata disegnata la carta originaria. L'interno pi remoto, invece, era completamente privo sia di fiumi sia di montagne, quasi a suggerire che fosse coperto di ghiaccio.22

Il mappamondo di Oronzio Fineo in cui si vedono le coste, le montagne e i fiumi dell'Antartico sgombri dai ghiacci.
Studi pi approfonditi della carta di Oronzio Fineo da parte di Hapgood e del dottor Richard Strachan del Massachusetts Institute of Technology confermarono quanto segue:
1  Era stata copiata e compilata da diverse carte sorgente anteriori disegnate secondo una grande variet di proiezioni diverse.23
2  Rappresentava senza dubbio condizioni non glaciali di regioni costiere dell'Antartico, in particolare della Terra della Regina Maud, della Terra di Enderby, della Terra di Wilkes, della Terra Victoria (la costa ovest del Mare di Ross) e la Terra di Marie Byrd.24
3  Come nel caso della carta di Piri Reis, il profilo generale del terreno e le caratteristiche fisiche visibili si avvicinavano di molto alle carte realizzate mediante la prospezione con metodo sismico a riflessione delle superfici terrestri subglaciali dell'Antartico.25
Il mappamondo di Oronzio Fineo, concludeva Hapgood, sembrava documentare la sorprendente affermazione secondo cui l'Antartico fu visitato e forse colonizzato dagli uomini quando era in gran parte se non interamente libero dai ghiacci. Va da s che ci rimanderebbe a tempi remotissimi... [Senza dubbio] il mappamondo di Oronzio Fineo riporta la civilt dei cartografi originari a un'epoca corrispondente alla fine dell'ultimo periodo glaciale nell'emisfero settentrionale.26

Il Mare di Ross
Ulteriori prove a sostegno di questa idea emergono dal modo in cui Oronzio Fineo rappresent il Mare di Ross. Nei punti in cui oggi ghiacciai come il Beardmore e lo Scott si scaricano in mare, la carta del 1531 mostra estuari, ampie insenature e accenni di fiumi. Queste caratteristiche implicano necessariamente che n il Mare di Ross n le sue coste erano coperti di ghiaccio quando furono disegnate le carte sorgente utilizzate da Oronzio Fineo: Doveva anche esserci un considerevole retroterra sgombro dai ghiacci per alimentare i fiumi. Attualmente tutte queste coste e i rispettivi retroterra sono sepolti sotto una cappa di ghiaccio spessa un chilometro e mezzo, mentre sullo stesso Mare di Ross c' una piattaforma di ghiaccio galleggiante spessa decine di metri.27
I dati del Mare di Ross rafforzano in maniera incisiva l'ipotesi secondo cui l'Antartico deve essere stato rilevato da qualche civilt sconosciuta durante il periodo di esteso disgelo che ebbe termine intorno al 4000 a.C. Questo fatto  stato messo in evidenza dai tubi carotieri utilizzati, nel 1949, da una delle spedizioni antartiche di Byrd per estrarre campioni di sedimenti dal fondo del Mare di Ross. I sedimenti rivelarono numerosi strati chiaramente demarcati che riflettevano condizioni ambientali differenti in epoche differenti: glaciale marino grosso, glaciale marino medio, glaciale marino fine e cos via. Ma la scoperta pi sorprendente fu che numerosi strati erano costituiti da sedimenti ben assortiti a grana fine, come quelli che vengono portati in mare da fiumi che scorrano in territori temperati (ossia privi di ghiaccio)...28

La carta di Mercator in cui si vedono le montagne e i fiumi dell'Antartico ricoperti dai ghiacci.
Utilizzando il metodo di datazione con lo ionio (che impiega tre diversi elementi radioattivi presenti nell'acqua di mare)29 messo a punto dal dottor W.D. Urry, ricercatori del Carnegie Institute di Washington DC riuscirono a stabilire oltre ogni ragionevole dubbio che fino a circa seimila anni fa nell'Antartico esistevano veramente grandi fiumi che trasportavano sedimenti a grana fine ben assortiti, come mostrato nella carta di Oronzio Fineo. Fu solo dopo quella data, intorno al 4000 a.C., che il tipo di sedimento glaciale cominci a depositarsi sul fondo del Mare di Ross... I carotaggi rivelano che prima di allora per un lungo periodo aveva predominato un clima caldo.30

Mercator e Buache
Le carte geografiche di Piri Reis e di Oronzio Fineo ci forniscono quindi uno scorcio dell'Antartico in una condizione che nessun cartografo in tempi storici pu aver visto. Da sole, naturalmente, queste due prove non sarebbero sufficienti a persuaderci di avere sotto gli occhi le impronte di una civilt perduta. Ma sarebbe altrettanto giustificabile accantonare tre, quattro o sei mappe come quelle?
Per esempio,  prudente, o ragionevole, da parte nostra continuare a ignorare le implicazioni storiche di alcune mappe realizzate dal pi famoso cartografo del sedicesimo secolo, Gerard Kremer, altrimenti noto con il nome di Mercator? Ricordato soprattutto per la proiezione di Mercator, utilizzata ancora oggi nella maggior parte dei mappamondi, questo individuo enigmatico (che nel 1563 inspiegabilmente visit la Grande Piramide d'Egitto)31 era, a quanto viene riferito, infaticabile nella ricerca... dell'erudizione dei tempi antichi, e pass molti anni ad accumulare diligentemente una vasta ed eclettica biblioteca di consultazione di antiche carte originarie.32
Significativamente, Mercator incluse il mappamondo di Oronzio Fineo nel suo Atlante del 1569, e raffigur anche l'Antartico in diverse altre carte che realizz personalmente nello stesso anno. Parti identificabili dell'allora sconosciuto continente australe sono Capo Dart e Capo Herlacher nella Terra di Marie Byrd, il Mare di Amundsen, l'Isola Thurston nella Terra di Ellsworth, le Isole Fletcher nel Mare di Bellinghausen, l'Isola Alexander I, la Penisola Antartica (di Palmer), il Mare di Weddell, il Capo Norvegia, la Catena Regula nella Terra della Regina Maud (in forma di isole), la Catena Mhlig-Hoffman (in forma di isole), la Costa Principe Harald, il Ghiacciaio Shirase in forma di estuario sulla Costa Principe Harald, l'Isola Padda nella Baia di Ltzow-Holm e la Costa Principe Olaf nella Terra di Enderby. In alcuni casi queste caratteristiche sono pi riconoscibili che non nel mappamondo di Oronzio Fineo osservava Hapgood, e sembra chiaro, nel complesso, che Mercator avesse a disposizione carte sorgente diverse da quelle utilizzate da Oronzio Fineo.33

La carta di Buache: le masse terrestri rappresentano l'Antartico in modo molto simile a come doveva apparire prima di essere ricoperto dai ghiacci.
E non solo Mercator.
Anche Philippe Buache, il geografo francese del diciottesimo secolo, fu in grado di pubblicare una carta dell'Antartico molto tempo prima che il continente australe fosse scoperto ufficialmente. E la caratteristica straordinaria della mappa di Buache  che sembra basata su carte sorgente realizzate prima, forse migliaia di anni prima, di quelle utilizzate da Oronzio Fineo e Mercator. Buache ci d una rappresentazione di una precisione inquietante dell'Antartico cos come doveva apparire quando non era ricoperto nemmeno dalla pi piccola quantit di ghiaccio.34 La sua carta rivela la topografia subglaciale dell'intero continente, di cui neanche noi avevamo una conoscenza esauriente fino al 1958, l'Anno Geofisico Internazionale, quando fu effettuata una prospezione completa con metodo sismico a riflessione.

In alto a sinistra e a destra - Calchi delle carte di Mercator e di Oronzio Fineo in cui si vede la glaciazione progressiva dell'Antartico. In basso a sinistra - Calco della carta di Buache. In basso a destra - La topografia subglaciale dell'Antartico secondo le moderne prospezioni con metodo sismico a riflessione.
Quella prospezione non fece che confermare ci che Buache aveva gi dimostrato nel 1737 con la pubblicazione della sua carta dell'Antartico. Basando la sua cartografia su antiche fonti ormai perdute, l'accademico francese ritrasse un canale navigabile sgombro che attraversava il continente australe dividendolo in due masse terrestri principali, rispettivamente a est e a ovest della linea ora segnata dai Monti Transantartici.
Un siffatto canale navigabile, che colleghi i Mari di Ross, di Weddell e di Bellinghausen, esisterebbe davvero se l'Antartico non fosse ricoperto di ghiaccio. Come rivela la prospezione AGI del 1958, il continente (che nelle carte moderne appare come un'unica massa terrestre ininterrotta)  costituito da un arcipelago di grandi isole unite tra loro da una coltre di ghiaccio di spessore chilometrico e che si elevano al di sopra del livello del mare.

Una carta russa dei primi anni del diciannovesimo secolo da cui emerge che all'epoca si ignorava l'esistenza dell'Antartico. Il continente fu scoperto nel 1818. Ma  possibile che sia stato rilevato migliaia di anni prima dai cartografi di un'alta civilt preistorica non ancora identificata?

L'epoca dei cartografi
Come abbiamo visto, molti geologi ortodossi sono convinti che solo milioni di anni fa esistevano canali navigabili in quei bacini pieni di ghiaccio. Tuttavia, dal punto di vista accademico  ugualmente ortodosso affermare che nessun essere umano si sia evoluto in quei tempi remoti, e tantomeno esseri umani capaci di effettuare rilievi cartografici delle masse terrestri dell'Antartico. Il grande problema sollevato dalla documentazione di Buache/AGI  che sembra davvero che quelle masse terrestri siano state rilevate quando erano sgombre dai ghiacci. Questo fatto mette gli studiosi davanti a due teoremi che si contraddicono a vicenda.
Quale dei due  corretto?
Se vogliamo concordare con i geologi ortodossi e accettare che sono veramente trascorsi milioni di anni dall'ultimo periodo in cui l'Antartico  stato interamente libero dai ghiacci, allora tutti i dati sull'evoluzione umana, accumulati diligentemente da scienziati illustri da Darwin in poi, devono essere sbagliati. Ma questo sembra inconcepibile: i reperti fossili dimostrano pi che chiaramente che milioni di anni fa esistevano solo gli antenati non evoluti dell'umanit: ominidi dalla fronte bassa e la camminata da gorilla, incapaci di eseguire compiti intellettuali complessi come i disegni cartografici.
Dobbiamo quindi credere all'intervento di cartografi alieni su astronavi orbitanti per spiegare l'esistenza di complicate carte geografiche raffiguranti un Antartico senza ghiacci? Oppure dobbiamo riconsiderare le implicazioni della teoria dello scorrimento della crosta terrestre di Hapgood, secondo le quali il continente australe pu essersi trovato nelle condizioni di disgelo rappresentate da Buache appena quindicimila anni fa35
 possibile che una civilt, abbastanza progredita da aver potuto fare rilevamenti cartografici dell'Antartico, si sia sviluppata intorno al 13.000 a.C., per poi successivamente scomparire? E, in caso affermativo, quanto tempo dopo?
Prese insieme, le carte di Piri Reis, di Oronzio Fineo, di Mercator e di Buache hanno l'effetto di dare la netta, seppur sconcertante, impressione che l'Antartico possa essere stato rilevato ripetutamente nell'arco di diverse migliaia di anni mentre la cappa di ghiaccio si espandeva a poco a poco dall'interno verso l'esterno, aumentando la sua morsa col passare di ogni millennio, ma arrivando a inghiottire tutte le coste del continente australe solo a partire dal 4000 a.C. circa. Le fonti originarie delle mappe di Piri Reis e di Mercator devono perci essere state compilate verso la fine di questo periodo, quando solo le coste dell'Antartico erano libere dai ghiacci; la fonte della carta di Oronzio Fineo, invece, sembra risalire a tempi molto pi remoti, quando la cappa di ghiaccio era presente solo nella parte pi interna del continente; la fonte della carta di Buache, infine, sembra collocarsi in un periodo ancora pi antico (intorno all'anno 13.000 a.C.), quando probabilmente nell'Antartico non c'era traccia di ghiaccio.

L'America del Sud
Furono rilevate e diligentemente cartografate altre parti del mondo a intervalli molto lontani tra loro durante quella stessa epoca, ossia, approssimativamente tra il 13.000 a.C. e il 4000 a.C.? Forse la risposta, ancora una volta, si trova nella carta di Piri Reis, che oltre a quello dell'Antartico contiene anche altri misteri:
  Disegnata nel 1513, la carta rivela una conoscenza straordinaria del Sud America, e non solo della sua costa orientale, ma anche delle Ande nella parte occidentale del continente che, ovviamente, a quel tempo non erano ancora state scoperte. La mappa mostra correttamente il Rio delle Amazzoni che nasce tra quelle montagne inesplorate e poi prosegue il suo corso verso est.36
  Compilata in base a oltre venti documenti sorgente risalenti a epoche diverse,37 la carta di Piri Reis rappresenta il Rio delle Amazzoni non una, ma due volte (con tutta probabilit a causa di un'involontaria sovrapposizione di due delle fonti utilizzate dall'ammiraglio turco).38 La prima volta il corso del Rio delle Amazzoni  rappresentato fino alla foce del fiume Par, ma l'importante Isola di Maraj non compare. Secondo Hapgood, questo fatto sta a indicare che la carta sorgente principale doveva risalire a un'epoca, forse addirittura a quindicimila anni fa, quando il fiume Par era la principale o unica foce del Rio delle Amazzoni e l'isola di Maraj faceva parte della terraferma sulla riva settentrionale del fiume.39 La seconda rappresentazione del Rio delle Amazzoni, invece, mostra l'isola (e con dettagli di una precisione incredibile) nonostante il fatto che sia stata scoperta solo nel 1543.40 Ancora una volta, viene sollevata la possibilit dell'esistenza di una civilt sconosciuta che abbia eseguito ripetuti rilevamenti e rappresentazioni cartografiche delle mutazioni della superficie terrestre nell'arco di un periodo di molte migliaia di anni, e che Piri Reis abbia utilizzato carte sorgente pi o meno antiche lasciate da quella civilt.
  N il fiume Orinoco n il suo attuale delta sono rappresentati sulla carta di Piri Reis. Invece, come ha dimostrato Hapgood, due estuari, che occupano un lungo tratto dell'entroterra (circa centocinquanta chilometri) sono raffigurati in prossimit dell'attuale alveo del fiume. La longitudine riportata sulla rete corrisponderebbe a quella dell'Orinoco, e anche la latitudine  abbastanza precisa.  possibile che questi estuari si siano riempiti, e il delta si sia esteso cos tanto dall'epoca in cui furono realizzate le carte sorgente?41
  Sebbene siano state scoperte solo nel 1592, le Isole Falkland compaiono nella carta del 1513 alla latitudine corretta.42
  Forse la biblioteca di fonti antiche inglobata nella carta di Piri Reis pu anche spiegare perch questa riporta in modo convincente un'isola di grandi dimensioni nell'Oceano Atlantico, a est della costa sudamericana in un punto dove oggi non esistono isole di quella sorta.  una pura coincidenza che quest'isola immaginaria risulti situata proprio sopra la dorsale medio-atlantica suboceanica appena a nord dell'equatore e settecento miglia a est della costa del Brasile, dove oggi si levano sopra le onde i minuscoli scogli di San Pietro e Paolo43 Oppure la carta sorgente principale fu disegnata nel cuore dell'ultimo periodo glaciale, quando il livello dei mari era molto pi basso rispetto a oggi, ed era possibile che una grande isola affiorasse davvero in quel punto?

Livelli dei mari e periodi glaciali
Anche altre carte del sedicesimo secolo danno l'impressione di essere basate su rilevamenti della terra effettuati durante l'ultimo periodo glaciale. Una di queste fu compilata nel 1559 dal turco Hadji Ahmed, un cartografo, come dice Hapgood, che doveva avere accesso a carte sorgente davvero straordinarie.44
La caratteristica pi bizzarra e a prima vista pi sensazionale della compilazione di Hadji Ahmed  che mostra con estrema chiarezza una striscia di terra, larga quasi milleseicento chilometri, che unisce l'Alaska e la Siberia. Un siffatto ponte di terreno emerso come lo definiscono i geologi, esisteva una volta (dove ora si trova lo Stretto di Bering) ma fu sommerso dai flutti con l'innalzamento dei livelli dei mari alla fine dell'ultimo periodo glaciale.45
L'innalzamento dei livelli dei mari fu causato dal tumultuoso scioglimento della cappa di ghiaccio che si ritir rapidamente in ogni parte dell'emisfero settentrionale intorno al 10.000 a.C.46  perci interessante notare che almeno una carta antica sembra rappresentare la Svezia meridionale coperta di ghiacciai residui del tipo che doveva senz'altro predominare allora a quelle latitudini. I ghiacciai residui appaiono sulla famosa Carta del Nord di Claudio Tolomeo. Compilata nel secondo secolo d.C., quest'opera straordinaria dell'ultimo grande geografo dell'antichit classica rimase sepolta per centinaia di anni finch fu rinvenuta nel quindicesimo secolo.47
Tolomeo era custode della biblioteca di Alessandria, in cui era concentrata la pi grande raccolta di manoscritti dell'antichit,48 e l consult i documenti sorgente arcaici che gli permisero di compilare la sua carta.49 Ammettere la possibilit che la versione originale di almeno una delle carte nautiche cui fece riferimento sia stata realizzata intorno al 10.000 a.C. ci aiuta a spiegare perch Tolomeo mostra ghiacciai, caratteristici proprio di quell'epoca, insieme a laghi... che ricordano la forma di laghi esistenti ai nostri giorni, e corsi d'acqua che ricordano da vicino quelli dei ghiacciai... che dai ghiacciai si riversano nei laghi.50
Probabilmente  superfluo aggiungere che in epoca romana, quando Tolomeo disegn la sua carta, nessuno sulla faccia della terra aveva il pi pallido sospetto che un tempo potessero esistere ghiacciai nell'Europa del Nord. N nel quindicesimo secolo (quando la mappa fu riscoperta) c'era qualcuno in possesso di tali notizie. In verit,  impossibile capire come i ghiacciai residui e altre caratteristiche mostrate nella carta di Tolomeo possano essere stati rilevati, immaginati o inventati da qualsiasi civilt nota anteriore alla nostra.
Le implicazioni di questa conclusione sono ovvie. E lo sono anche le implicazioni di un'altra carta, il Portolano di Iehudi Ibn Ben Zara, disegnata nell'anno 1487.51 Probabilmente questa carta d'Europa e del Nord Africa si basava su una fonte ancora pi antica di quella di Tolomeo, perch sembra ritrarre ghiacciai molto pi a sud della Svezia (di fatto approssimativamente alla stessa latitudine dell'Inghilterra)52 e raffigurare i mari Mediterraneo, Adriatico ed Egeo cos come dovevano essere prima dello scioglimento della cappa di ghiaccio europea.53 Naturalmente, il livello del mare doveva essere molto pi basso di quanto non sia oggi.  perci interessante notare, per esempio nel caso della sezione egea, che la carta mostra un numero molto maggiore di isole rispetto a quelle attualmente esistenti.54 A prima vista questo fatto appare strano. Tuttavia, se sono passati veramente dieci o dodicimila anni dall'epoca in cui fu realizzata la carta sorgente di Ibn Ben Zara, la contraddizione si lascia spiegare senza difficolt: le isole mancanti devono essere state sommerse in seguito all'innalzamento dei livelli dei mari alla fine dell'ultimo periodo glaciale.
A quanto pare ci ritroviamo ancora una volta davanti alle impronte di una civilt scomparsa, una civilt in grado di disegnare carte di un'accuratezza impressionante di parti della terra molto distanti tra loro.
Che tipo di tecnologia, e che grado di sviluppo della scienza e della cultura sarebbero stati necessari per eseguire un'impresa del genere?

3

LE IMPRONTE DI UNA SCIENZA PERDUTA
Abbiamo visto che il mappamondo di Mercator del 1569 comprendeva un'accurata rappresentazione delle coste dell'Antartico cos come dovevano apparire migliaia di anni fa, quando erano libere dai ghiacci. Fatto davvero interessante, quella stessa carta  notevolmente meno precisa nella raffigurazione di un'altra regione, la costa occidentale del Sud America, di una carta antecedente (1538), anch'essa opera di Mercator.55

A quanto pare, questo si spiega con il fatto che il geografo del sedicesimo secolo bas la prima carta sulle fonti antiche di cui, come sappiamo, disponeva, mentre per quella pi recente si affid alle osservazioni e alle misurazioni dei primi esploratori spagnoli del Sud America occidentale. Poich si riteneva che quegli esploratori avessero riportato in Europa le informazioni pi aggiornate, non si pu biasimare Mercator per aver fatto riferimento a loro. In questo modo il suo lavoro perdette in accuratezza: nel 1569 non esistevano strumenti capaci di trovare la longitudine, mentre sembra che siano stati utilizzati per realizzare gli antichi documenti sorgente che Mercator consult per disegnare la carta del 1538.56

I misteri della longitudine
Prendiamo in considerazione il problema della longitudine, definita come la distanza in gradi est o ovest rispetto al meridiano primario. Il meridiano primario attualmente riconosciuto a livello internazionale  una curva immaginaria che va dal Polo Nord al Polo Sud passando per l'Osservatorio Reale di Greenwich, Londra. Quindi Greenwich si trova a O di longitudine mentre New York, per esempio, si trova a circa 74 ovest, e Canberra in Australia, ad approssimativamente 150 est.
Si potrebbe scrivere un'elaborata spiegazione di che cos' la longitudine e di quello che occorre fare per fissarla con esattezza per un qualsiasi punto della superficie terrestre. Tuttavia, ci che ci interessa in questa sede, non sono tanto i dettagli tecnici quanto i fatti storici comunemente accettati riguardo alle crescenti conoscenze dell'umanit sui misteri della longitudine. Tra questi fatti, il pi importante  il seguente: fino a un'invenzione importantissima fatta nel diciottesimo secolo, i cartografi e i navigatori non erano assolutamente in grado di stabilire con precisione la longitudine. Potevano solo fare congetture, e queste di solito si rivelavano inesatte di parecchie centinaia di chilometri: infatti, non era ancora stata messa a punto una tecnologia che permettesse di eseguire quell'operazione in modo accettabile.
La latitudine nord o sud rispetto all'equatore non poneva problemi di quel genere: poteva essere calcolata per mezzo di misurazioni angolari del sole e delle stelle fatte con strumenti relativamente semplici. Ma c'era bisogno di trovare un'apparecchiatura di misurazione della longitudine di tutt'altro livello, che fosse in grado di combinare le misurazioni di posizione con quelle del tempo. In tutto l'arco della storia nota l'invenzione di uno strumento del genere era rimasta al di sopra delle capacit degli scienziati, ma all'inizio del diciottesimo secolo, con la rapida crescita dei traffici marittimi, era sopravvenuto un senso di impazienza e di urgenza. Per citare un'autorit dell'epoca la ricerca della longitudine gettava un'ombra sulla vita di ogni uomo in mare, e sulla sicurezza di ogni vascello e mercantile. La misurazione esatta sembrava un sogno impossibile e sulla stampa 'scoprire la longitudine' era diventato un luogo comune come 'anche gli asini possono volare!'57
Innanzitutto, c'era bisogno di uno strumento che segnasse il tempo (al luogo di partenza) con la massima precisione durante lunghi viaggi per mare, nonostante il movimento della nave e le avverse condizioni climatiche di alternanza di caldo e freddo, umido e secco. Un siffatto orologio, come disse Isaac Newton nel 1714 ai membri della Commissione per la Longitudine ufficiale del governo britannico, non  ancora stato costruito.58
Certo che no. Gli orologi del diciassettesimo secolo e dei primi del diciottesimo erano rozzi congegni che di solito perdevano o guadagnavano addirittura fino a un quarto d'ora al giorno. Nel caso di un efficiente cronometro marino invece si poteva raggiungere un'imprecisione di quella portata solo nell'arco di diversi anni.59
Fu soltanto nel terzo decennio del Settecento che l'abile orologiaio inglese John Harrison cominci a lavorare al primo di una serie di progetti che port alla fabbricazione di un siffatto cronometro. Il suo scopo era di vincere il premio di ventimila sterline offerto dalla Commissione per la Longitudine all'inventore di qualsiasi strumento capace di determinare la longitudine di una nave entro un raggio di trenta miglia marittime alla fine di un viaggio di sei settimane.60 Un cronometro che rispondesse a questo requisito avrebbe dovuto segnare l'ora esatta con uno scarto di tre secondi al giorno. Ci vollero quasi quarant'anni, durante i quali furono messi a punto e collaudati diversi prototipi, prima che Harrison riuscisse a soddisfare quei parametri. Infine, nel 1761, il suo ingegnoso Cronometro n. 4 lasci la Gran Bretagna a bordo della Deptford di Sua Maest diretta in Giamaica, accompagnato dal figlio di Harrison, William. A nove giorni dall'inizio del viaggio, sulla base dei calcoli di longitudine resi possibili dal cronometro, William avvis il capitano che avrebbero avvistato le Isole di Madeira l'indomani mattina. Il capitano scommise cinque contro uno che si sbagliava ma acconsent a mantenere la rotta. William vinse la scommessa. Due mesi dopo, in Giamaica, si scopr che lo strumento aveva perso appena cinque secondi.61
Harrison era andato ben oltre le condizioni fissate dalla Commissione per la Longitudine. Tuttavia, grazie alle lungaggini burocratiche del governo britannico, ricevette le ventimila sterline del premio solo tre anni prima di morire, nel 1776. Comprensibilmente, soltanto una volta intascato il denaro divulg i segreti della sua invenzione. In conseguenza di questo ritardo, il Capitano James Cook non pot giovarsi di un cronometro quando nel 1768 intraprese il suo primo viaggio di scoperta.62 Ma all'epoca del terzo viaggio, (1778-79), fu in grado di cartografare il Pacifico con un'accuratezza impressionante, fissando non solo l'esatta latitudine, ma anche la longitudine corretta di ogni isola e linea costiera.63 Da allora in poi, grazie alla diligenza di Cook e al cronometro di Harrison... nessun navigatore aveva pi scuse se non trovava un'isola del Pacifico... o faceva naufragio contro una linea costiera apparsa dal nulla.64
Di fatto, per l'esattezza delle longitudini, le carte del Pacifico di Cook vanno annoverate tra i primissimi esempi di cartografia accurata della nostra epoca moderna. Inoltre, ci ricordano che per realizzare carte geografiche di qualit veramente buona occorrono almeno tre elementi principali: grandi viaggi di scoperta, abilit matematiche e cartografiche di alto livello, cronometri sofisticati.
Fu solo nell'ottavo decennio del Settecento, con la diffusione dei cronometri di Harrison, che il terzo di questi requisiti indispensabili fu soddisfatto. Questa brillante invenzione permise ai cartografi di fissare con accuratezza la longitudine, una cosa che si ritiene fossero incapaci di fare i sumeri, gli egizi, gli antichi greci e romani, e tutte le altre civilt note esistite prima del diciottesimo secolo. Perci sorprende e sconcerta imbattersi in carte geografiche molto, molto pi antiche che riportano le latitudini e le longitudini con precisione moderna.

Strumenti di precisione
Queste latitudini e longitudini di una precisione inspiegabile rientrano nella stessa categoria generale di documenti contenenti cognizioni avanzate di geografia da me descritta a grandi linee.
La carta di Piri Reis del 1513, per esempio, colloca il Sud America e l'Africa sulle longitudini relative corrette,65 in teoria un'impresa impossibile per la scienza dell'epoca. Ma Piri Reis ebbe il candore di ammettere di aver disegnato la sua carta basandosi su fonti molto pi antiche.  possibile che abbia ricavato le sue longitudini accurate da una di quelle fonti?
Di grande interesse  anche il cosiddetto Portolano di Dulcert del 1339 che si concentra sull'Europa e sul Nord Africa. Qui la latitudine  perfetta su distanze enormi, e la longitudine totale del Mar Mediterraneo e del Mar Nero  esatta con un'approssimazione di mezzo grado.66
Il professor Hapgood osserva che l'autore della fonte originaria da cui fu copiato il Portolano di Dulcert aveva raggiunto un alto grado di accuratezza scientifica nel trovare il rapporto tra latitudine e longitudine. Pu aver fatto questo solo se era in possesso di informazioni precise riguardo alle longitudini relative di moltissimi luoghi sparsi su un'area che da Galway in Irlanda arriva fino all'ansa orientale del Don in Russia.67
La Carta di Zeno68 del 1380 rappresenta un altro enigma. Abbraccia una vasta zona del nord fino alla Groenlandia, e colloca un'infinit di luoghi diversi a latitudini e longitudini che sono di una precisione sorprendente.69  incredibile, afferma Hapgood, che qualcuno nel quattordicesimo secolo possa aver trovato le latitudini esatte di questi luoghi, per non parlare della precisione delle longitudini.70
Anche il mappamondo di Oronzio Fineo merita attenzione: situa le coste dell'Antartico sulle latitudini e longitudini relative corrette, e individua un'area per il continente nel suo insieme di una precisione eccezionale. Tutto questo rispecchia un livello di cognizioni geografiche accessibile solo a partire dal ventesimo secolo.71
Il Portolano di Iehudi Ibn Ben Zara  un'altra carta degna di nota per l'accuratezza delle latitudini e longitudini relative.72 La longitudine totale tra Gibilterra e il Mar d'Azov presenta un margine d'errore di mezzo grado, mentre da una parte all'altra di tutta la mappa gli errori medi di longitudine sono inferiori a un grado.73
Questi esempi costituiscono appena un piccolo frammento del vasto e interessantissimo dossier di documentazioni presentato da Hapgood. Strato dopo strato, la sua straordinaria e dettagliata analisi ha l'effetto complessivo di suggerire che ci inganniamo se pensiamo che strumenti precisi per la misurazione della longitudine furono inventati solo nel diciottesimo secolo. Al contrario, la carta di Piri Reis e altre sembrano indicare con molta forza che siffatti strumenti furono solo reinventati allora, che esistevano moltissimo tempo prima ed erano stati utilizzati da un popolo civilizzato, di cui la storia ha perduto le tracce, il quale aveva esplorato e cartografato tutta la terra. Inoltre, a quanto pare, quel popolo non solo era in grado di inventare e fabbricare strumenti meccanici precisi e progrediti dal punto di vista tecnico, ma eccelleva anche in una precoce scienza matematica.

I matematici perduti
Per capire perch, dovremmo per prima cosa ricordare un fatto ovvio, ossia che la terra  una sfera. Quindi, se la si deve cartografare, solo un globo pu rappresentarla nelle giuste proporzioni. Il trasferimento di dati cartografici da un globo a fogli piatti comporta inevitabilmente delle distorsioni e pu essere effettuato solo per mezzo di un procedimento meccanico e matematico artificiale e complesso noto con il nome di proiezione della carta.
Esistono molti tipi diversi di proiezione. Forse la pi familiare  quella di Mercator, usata ancora oggi negli atlanti. Altre hanno nomi che mettono soggezione come azimutale, stereografica, gnomonica, equidistante azimutale, cordiforme, e cos via, ma non  necessario approfondire ulteriormente l'argomento. Basti notare che tutte le buone proiezioni richiedono il ricorso a sofisticate tecniche matematiche di un tipo che non si ritiene esistesse nel mondo antico74 (soprattutto nell'antichit pi remota, prima del 4000 a.C., quando presumibilmente non esisteva nemmeno alcuna sorta di civilt umana, tantomeno una in grado di sviluppare e utilizzare forme di matematica e geometria avanzate).
Charles Hapgood sottopose la sua raccolta di carte antiche al Massachusetts Institute of Technology per avere un giudizio dal professor Richard Strachan. La conclusione generale era ovvia, ma lui voleva sapere esattamente che livello di matematica sarebbe stato necessario per disegnare i documenti sorgente originari. Il 18 aprile 1965 Strachan gli rispose che ci sarebbe stato bisogno di cognizioni matematiche di livello davvero molto alto. Alcune carte, per esempio, sembravano rappresentare una proiezione del tipo di quella di Mercator, molto prima della nascita dello stesso Mercator. La relativa complessit di quella proiezione (che comportava l'espansione della latitudine) dimostrava che doveva essere stato utilizzato un metodo trigonometrico di trasformazione.
Altri motivi per dedurre che gli antichi cartografi dovevano essere brillanti matematici erano i seguenti:
1 La determinazione delle posizioni di luoghi su un continente richiede almeno metodi di triangolazione geometrica. Per le grandi distanze (dell'ordine di millecinquecento chilometri) bisogna fare alcune correzioni per la curvatura della terra, che richiedono una certa dimestichezza con la trigonometria sferica.
2 La localizzazione dei continenti gli uni rispetto agli altri richiede la conoscenza della sfericit della terra, e l'utilizzazione della trigonometria sferica.
3 Culture in possesso di queste conoscenze, e degli strumenti di precisione per effettuare le misurazioni necessarie per determinare la posizione, utilizzerebbero sicuramente la loro tecnologia matematica per realizzare carte nautiche e terrestri.75
L'impressione di Strachan secondo cui le carte geografiche rivelavano, dietro generazioni di copisti, la mano di una civilt antica, misteriosa e tecnologicamente avanzata, era condivisa dagli esploratori esperti dell'Aeronautica Statunitense a cui Hapgood sottopose la documentazione. Lorenzo Burroughs, capo della Sezione Cartografica dell'Ottava Squadriglia Tecnica di Ricognizione della Base Aerea di Westover, fece uno studio molto attento della carta di Oronzio Fineo. Concluse che alcune delle fonti su cui si basava dovevano essere state disegnate mediante una proiezione simile alla moderna proiezione cordiforme. Questo fatto, diceva Burroughs,
fa pensare che sia ricorso alla matematica superiore. Inoltre, la forma attribuita al continente antartico suggerisce la possibilit, se non la probabilit, che le carte sorgente originarie siano state compilate secondo un tipo di proiezione stereografica o gnomonica che presupponeva l'utilizzazione della trigonometria sferica.
Siamo persuasi della validit delle scoperte fatte da Lei e dai Suoi collaboratori, e che sollevano questioni di estrema importanza riguardanti la geologia e la storia antica...76
Hapgood avrebbe fatto un'altra scoperta ancora pi importante: una rappresentazione cartografica cinese copiata da un originale pi antico su una colonna di pietra nel 1137.77 Questa mappa contiene esattamente lo stesso tipo di informazioni di alto livello sulle longitudini presenti nelle altre. Ha una rete simile ed  stata tracciata con l'ausilio della trigonometria sferica. Di fatto, a un esame attento, presenta un numero talmente grande di caratteristiche in comune con le carte europee e mediorientali che solo una spiegazione appare plausibile: tanto questa quanto quelle devono derivare da una fonte comune.78
A quanto pare ancora una volta ci troviamo davanti a un frammento superstite della conoscenza scientifica di una civilt perduta. Per giunta, tutto fa pensare che questa civilt era, se non altro sotto certi aspetti, progredita quanto la nostra, e che i suoi cartografi avevano rilevato praticamente l'intero globo con un uniforme livello generale di tecnologia, metodi simili, una conoscenza della matematica uguale, e probabilmente lo stesso tipo di strumenti.79
La mappa cinese indica anche qualcos'altro: deve essere stato tramandato un retaggio globale, un retaggio di valore inestimabile, contenente, con tutta probabilit, molto di pi che sofisticate cognizioni geografiche.
Poteva essere una parte di questo retaggio che fu divulgata nel Per preistorico dai cosiddetti viracochas, i misteriosi stranieri con la barba che si diceva fossero venuti dal mare, in un tempo oscuro, per restaurare la civilt dopo un grande sconvolgimento della Terra?
Decisi di andare in Per per vedere di riuscire a scoprire qualcosa.

Parte seconda

Spuma del mare
Il Per e la Bolivia

4

IL VOLO DEL CONDOR
Mi trovo nel Per meridionale, in volo sopra le linee nazca.
Sotto di me, dopo la balena e la scimmia, diventa visibile il colibr, che agita e spiega le ali, allunga il becco delicato verso qualche fiore immaginario. Poi facciamo una brusca virata verso destra, seguiti dalla nostra minuscola ombra mentre attraversiamo la desolata cicatrice della strada del Pacifico, e seguiamo una traiettoria che ci porta sopra il favoloso Alcatraz dal collo di serpente: un airone lungo quasi trecento metri, concepito dalla mente di un maestro di geometria. Giriamo in tondo, sorvoliamo la strada per la seconda volta, superiamo una straordinaria composizione di pesci e triangoli disposti accanto a un pellicano, viriamo a sinistra e ci ritroviamo sospesi sopra la maestosa immagine di un condor gigantesco con le piume spiegate in un volo stilizzato.
Proprio mentre cerco di riprendere fiato, si materializza dal nulla un altro condor cos vicino che potrei quasi toccarlo: stavolta  un condor vero, superbo come un angelo caduto che affidandosi a una corrente ascensionale stia tornando in paradiso. Il mio pilota sbuffa e cerca di seguirlo. Per un momento scorgo un occhio luminoso e impassibile che dopo averci soppesato sembra giudicarci un po' stupidi. Poi, come una visione presa da qualche antico mito, la creatura si inclina e si libra sdegnosa indietro verso il sole lasciando il nostro Cessna monomotore ad arrancare pi in basso. Adesso sotto di noi c' una coppia di linee parallele lunghe circa tre chilometri, che corrono dirittissime fino al punto di fuga. E laggi, sulla destra, appare una serie di figure astratte in una scala talmente vasta - eppure tracciate con la massima precisione - che sembra inconcepibile che possano essere opera degli uomini.
Secondo la gente di queste parti non sono opera degli uomini, bens di semidei, i viracochas,80 che migliaia e migliaia di anni fa lasciarono le loro impronte anche in altre parti della regione andina.

L'enigma delle linee
L'altipiano nazca nel Per meridionale  un luogo desolato, riarso e inospitale, sterile e improduttivo. Qui non si sono mai concentrate popolazioni umane, n lo faranno in futuro: la superficie lunare sembra quasi pi accogliente.
Tuttavia, se foste un artista con progetti grandiosi queste pianure elevate e suggestive vi sembrerebbero una tela molto promettente, con trecento chilometri quadrati di tavolato ininterrotto e la certezza che il vostro capolavoro non verr portato via dalla brezza del deserto o coperto da cumuli di sabbia.
Infatti, in questa zona soffiano s, venti impetuosi, ma per una felice combinazione della fisica perdono d'intensit a livello del terreno: i ciottoli sparsi per la pampa assorbono e trattengono il calore del sole, alzando un campo di forza protettivo di aria calda. Inoltre il terreno contiene una quantit sufficiente di gesso da incollare le pietre piccole al sostrato, un adesivo, questo, rinnovato regolarmente dall'effetto umidificante delle rugiade delle prime ore del mattino. Perci, qui, una volta disegnate, le cose tendono a conservarsi. Le piogge sono praticamente inesistenti; anzi, con meno di mezz'ora di pioggerella stentata ogni dieci anni, Nazca  tra i luoghi pi secchi del mondo.
Perci se foste un artista, se aveste qualcosa di grandioso e di importante da esprimere, e se vorreste che rimanesse visibile per sempre, queste strane e solitarie distese pianeggianti potrebbero sembrarvi la risposta ai vostri desideri.
Esperti si sono pronunciati sull'et di Nazca, basando le loro opinioni su frammenti di vasellame trovati incastonati nelle linee e sui risultati delle analisi fatte con il metodo del carbonio-14 su vari resti organici dissotterrati qui. Le date ipotizzate oscillano tra il 350 a.C. e il 600 d.C.81 In realt, non ci dicono assolutamente nulla sull'et delle linee stesse, le quali sono di per s impossibili da datare come le pietre asportate per tracciarle. Tutto quello che possiamo dire per certo  che le pi recenti hanno almeno millequattrocento anni, ma in teoria potrebbero essere molto pi antiche, per il semplice motivo che  possibile che i manufatti da cui tali date sono state ricavate siano stati portati a Nazca da popolazioni posteriori.

Le principali figure dell'altopiano nazca.
La maggior parte dei disegni  sparsa in una zona nettamente definita del Per meridionale, delimitata dal Rio Ingenio a nord e dal Rio Nazca a sud, una tela approssimativamente quadrata di deserto bigio tagliata in linea obliqua da quarantasei chilometri della strada del Pacifico che l'attraversano dalla parte centrale in alto all'angolo destro in basso. Qui, come sparpagliate a caso, ci sono letteralmente centinaia di figure diverse. Alcune rappresentano animali e uccelli (per un totale di diciotto uccelli diversi). Ma un numero molto pi grande ha forme geometriche di trapezi, rettangoli, triangoli e linee rette. Viste dall'alto, queste ultime ricordano all'occhio moderno un intrico di piste d'atterraggio, come se qualche ingegnere civile megalomane avesse ottenuto l'autorizzazione di realizzare le sue fantasie pi eccentriche in materia di campi d'aviazione.
Quindi, poich si ritiene che gli esseri umani non fossero in grado di volare prima dell'inizio del ventesimo secolo, non sorprende se le linee nazca sono state catalogate da diversi osservatori come piste d'atterraggio per astronavi aliene.  una teoria affascinante, ma forse Nazca non  il posto migliore dove cercare prove che la dimostrino. Per esempio,  difficile spiegare come degli extraterrestri abbastanza progrediti da percorrere centinaia di anni luce di spazio interstellare possano aver avuto bisogno di piste d'atterraggio. Non  pi probabile che simili esseri disponessero di una tecnolgia in grado di far abbassare i loro dischi volanti in linea verticale?
Inoltre,  assolutamente da escludere che le linee nazca siano mai state utilizzate come piste di atterraggio - dai dischi volanti e da qualsiasi altro oggetto - anche se dall'alto alcune di esse ne hanno l'aspetto. Viste a livello del terreno sono poco pi che scalfitture praticate sulla superficie asportando tonnellate di ciottoli vulcanici neri fino a scoprire il fondo pi chiaro del deserto di sabbia e argilla dorata. Nessuna delle aree sgombre  profonda pi di qualche centimetro e sono tutte troppo molli per permettere l'atterraggio di veicoli volanti muniti di ruote. La matematica tedesca Maria Reiche, che ha dedicato mezzo secolo allo studio delle linee, non ricorse ad altro che alla logica quando qualche anno fa scart la teoria degli extraterrestri con un'unica, stringata frase: Temo che i cosmonauti si sarebbero insabbiati.
Se non piste d'atterraggio per i cocchi di di alieni, quindi, cos'altro potrebbero essere le linee nazca? La verit  che nessuno conosce la loro funzione, cos come nessuno conosce veramente la loro et: sono un vero e proprio mistero del passato. E pi attentamente le si osserva, pi diventano sconcertanti.
 chiaro, per esempio, che gli animali e gli uccelli precedono la geometria delle piste d'atterraggio, perch un gran numero di trapezi, rettangoli e linee rette interseca (e cos facendo cancella parzialmente) le figure pi complesse. La deduzione ovvia  che l'opera d'arte finale del deserto cos come la vediamo oggi deve essere stata realizzata in due fasi. Inoltre, anche se sembra contrario alle normali leggi del progresso tecnologico, dobbiamo ammettere che la prima delle due fasi era la pi avanzata. L'esecuzione delle figure zoomorfe ha richiesto livelli di abilit e di tecnologia molto pi alti dell'incisione delle linee rette. Ma quale distanza temporale separa i primi artisti dagli ultimi?
Gli studiosi non hanno affrontato questo problema. Invece, accomunano le due culture sotto il nome di Nazca, e le definiscono primitive trib che inspiegabilmente hanno messo a punto sofisticate tecniche di espressione artistica, per poi sparire dalla scena peruviana centinaia e centinaia di anni prima della comparsa dei loro pi famosi successori, gli incas.
Quanto erano sofisticati questi primitivi nazca? Che genere di conoscenze dovevano possedere per incidere le loro gigantesche firme sull'altipiano? Tanto per cominciare, sembra che eccellessero nell'astronomia, almeno secondo la dottoressa Phillis Pitluga, astronoma presso il Planetario Adler di Chicago. Dopo aver effettuato un approfondito studio computerizzato degli allineamenti stellari di Nazca,  arrivata alla conclusione che la famosa figura del ragno fu concepita come un diagramma terrestre dell'immensa costellazione di Orione, e che le linee dirittissime collegate alla figura sembrano essere state tracciate per rilevare, nel corso delle epoche, il variare delle declinazioni delle tre stelle della Cintura di Orione.82
La reale portata della scoperta della dottoressa Pitluga diventer chiara a tempo debito. Intanto, ci basti notare che il ragno nazca raffigura anche con precisione un genere conosciuto di ragno, il ricinulei.83 Si d il caso che sia uno dei generi di ragni pi rari del mondo, tanto rari che  stato trovato solo in zone remote e inaccessibili della foresta pluviale amazzonica.84 Come hanno fatto i presunti primitivi artisti nazca a spingersi tanto lontano, attraversando la formidabile barriera delle Ande, per scovare un esemplare? Per essere pi pertinenti, perch mai potrebbero aver voluto compiere una simile impresa, e come sono riusciti a riprodurre minuti dettagli dell'anatomia del ricinulei normalmente visibili solo al microscopio,85 in particolare l'organo riproduttore situato all'estremit del prolungamento della zampa destra?
A Nazca i misteri come questo si moltiplicano, e nessuno dei disegni, tranne, forse, il condor, sembra veramente di casa qui. In fondo, la balena e la scimmia sono altrettanto fuori posto nell'ambiente desertico quanto il ragno amazzonico. Una curiosa figura d'uomo, il braccio destro alzato come in segno di saluto, i piedi calzati da un paio di stivali pesanti e gli occhi tondi che fissano il vuoto come una civetta, non si lascia attribuire a nessuna epoca o cultura nota. E altre rappresentazioni della forma umana non sono meno bizzarre: le teste circondate da aureole splendenti, hanno davvero l'aspetto di visitatori venuti da un altro pianeta. Anche le stesse dimensioni sono notevoli e stravaganti. Il colibr misura cinquanta metri di lunghezza, il ragno quarantacinque, il condor si estende per circa centoventi metri dal becco alle penne caudali (e cos anche il pellicano), e una lucertola, la cui coda adesso  tagliata dalla strada del Pacifico,  lunga centottantotto metri. Quasi tutti i disegni sono realizzati nella stessa scala ciclopica e nello stesso modo elaborato, tracciando attentamente i contorni con un'unica linea continua.
Una cura analoga per i particolari si trova nei disegni geometrici. Alcuni di questi sono linee rette lunghe pi di otto chilometri, e avanzano inesorabili nel deserto come strade romane, scendendo nei letti secchi di fiumi, scavalcando affioramenti rocciosi, senza mai compiere una deviazione.
Sebbene difficile, questo tipo di precisione non  impossibile da spiegare in termini di comune buon senso. Molto pi sconcertanti sono invece le figure zoomorfe. Com' possibile che siano state realizzate con una tale precisione se, senza un aeromobile, gli autori non potevano controllare i progressi della loro opera osservandola nella giusta prospettiva? Nessuno dei disegni  abbastanza piccolo da poter essere visto da terra, dove sembrano tutti nient'altro che una serie di solchi informi nel deserto. Rivelano la loro vera forma solo quando li si guarda da diverse centinaia di metri di altezza. Nelle vicinanze non c' alcun rilievo che fornisca un siffatto punto d'osservazione.

Disegnatori di linee, disegnatori di mappe
Sto sorvolando le linee e intanto mi sforzo di trarre un senso dal tutto.
Il mio pilota  Rodolfo Arias, un ex appartenente all'Aeronautica peruviana. Dopo una carriera con i caccia trova il Cessna lento e noioso e lo considera un taxi con le ali. Siamo gi tornati una volta al campo d'atterraggio di Nazca per smontare un finestrino di modo che la mia compagna Santha possa puntare l'obiettivo verticalmente sugli affascinanti geroglifici. Adesso proviamo la veduta da diverse altezze. A circa duecento piedi da terra il ricinulei, il ragno amazzonico, sembra pronto ad alzarsi e afferrarci tra le sue fauci. A cinquecento piedi riusciamo a vedere diverse figure contemporaneamente: un cane, un albero, uno strano paio di mani, il condor e alcuni triangoli e trapezi. Quando saliamo a quota millecinquecento piedi, le figure zoomorfe, che finora erano predominanti, sembrano semplicemente tanti elementi sparsi, circondati da uno stupefacente scarabocchio di enormi forme geometriche. Pi che piste di atterraggio adesso queste forme sembrano tanti sentieri tracciati da giganti, sentieri che intersecano l'altipiano in quella che a prima vista sembra una sconcertante variet di forme, angoli e grandezze.
Tuttavia, mentre la terra continua ad allontanarsi e la prospettiva sempre pi ampia sulle linee permette una vista d'aquila, comincio a chiedermi se in fondo quei segni e graffi cuneiformi sparsi sotto di me non siano governati da un sistema. Mi viene in mente un'osservazione fatta da Maria Reiche, la matematica che vive a Nazca e studia le linee dal 1946. A suo avviso
i disegni geometrici sembrano una scrittura cifrata in cui le stesse parole a volte sono scritte a lettere enormi, altre volte a caratteri minuscoli. Ci sono combinazioni di linee che appaiono in una grande variet di categorie di grandezza insieme a forme molto simili. Tutti i disegni sono composti da un certo numero di elementi base...86
Mentre il Cessna sobbalza levandosi a fatica nel cielo, ricordo anche che non  un caso che le linee nazca siano state individuate in modo adeguato solo nel ventesimo secolo, dopo l'inizio dell'era del volo. Alla fine del sedicesimo secolo, un magistrato di nome Luis de Monzon fu il primo viaggiatore spagnolo a riportare testimonianze oculari riguardanti questi misteriosi segni del deserto e a raccogliere le strane tradizioni locali che li collegavano ai viracochas.87 Comunque, prima degli anni Trenta, quando le linee aeree commerciali cominciarono a operare con regolarit tra Lima e Arequipa, a quanto pare nessuno si era reso conto che la pi grande opera di arte grafica del mondo si trovava qui, nel Per meridionale. Fu lo sviluppo dell'aviazione a determinare il cambiamento, dando a uomini e donne la capacit divina di levarsi in cielo e vedere cose belle e sconcertanti che fino a quel momento erano rimaste invisibili ai loro occhi.
Rodolfo descrive con il Cessna un delicato cerchio sopra la figura della scimmia, una grossa scimmia costretta entro un viluppo di forme geometriche. Non  facile descrivere la sensazione di mistero, quasi ipnotica che questo disegno mi infonde:  una vista molto complessa, avvincente e lievemente sinistra, in una maniera astratta, indefinita. Il corpo della scimmia  tracciato da un'unica linea continua. E, senza mai essere interrotta questa stessa linea sale scale, supera piramidi, procede a zigzag, attraversa un labirinto a spirale (la coda), per poi tornare indietro, descrivendo una gran quantit di tornanti stellati. Gi a rappresentarla su un foglio di taccuino sarebbe un vero e proprio tour de force tecnico e artistico, ma questo  il deserto di Nazca, (dove fanno le cose in scala enorme) e la scimmia  lunga almeno centotrenta metri e larga novanta...
I disegnatori di linee erano anche disegnatori di mappe?
E perch erano chiamati i viracochas?

5

LA PISTA INCA CHE RICONDUCE AL PASSATO
Nessun manufatto o monumento, nessuna citt o tempio sono sopravvissuti, in una forma riconoscibile, alle tradizioni religiose pi tenaci. Siano esse espresse nei testi delle piramidi dell'antico Egitto, o nella Bibbia ebraica, o nei Veda, queste tradizioni sono tra le creazioni pi imperiture dell'uomo: sono veicoli di sapere che viaggiano nel tempo.
Gli ultimi custodi dell'antico retaggio religioso del Per erano gli incas: le credenze e l'idolatria di questo popolo furono estirpate e i suoi tesori saccheggiati durante i trenta terribili anni che seguirono la conquista spagnola del 1532.88 Provvidenzialmente, per, molti tra i primi viaggiatori spagnoli si adoperarono con grande sincerit per documentare le tradizioni inca prima che fossero definitivamente dimenticate.
Fatto singolare, anche se allora praticamente nessuno ci fece caso, alcune di queste tradizioni parlano di una grande civilt che sarebbe esistita in Per migliaia di anni prima.89 Furono preservate memorie incisive di questa civilt, che si diceva fosse stata fondata dai viracochas, gli stessi esseri misteriosi cui si attribuiva la realizzazione delle linee nazca.

Spuma del mare
All'arrivo dei conquistadores spagnoli, l'impero inca si stendeva lungo la costa del Pacifico e gli altipiani andini del Sud America, dal confine settentrionale dell'attuale Ecuador, attraverso tutto il Per fin gi al fiume Maule nel Cile centrale. A collegare tra loro gli angoli lontanissimi di questo impero c'era una vasta e sofisticata rete stradale: per esempio, due strade maestre parallele correvano da nord a sud, una per tremilaseicento chilometri lungo la costa e l'altra per una distanza simile attraverso le Ande. Entrambe queste vie principali erano pavimentate e collegate tra loro da frequenti raccordi. Inoltre rivelavano un'interessante gamma di caratteristiche progettuali e ingegneristiche come ponti sospesi e gallerie scavate nella roccia viva. Erano chiaramente opera di una societ evoluta, disciplinata e ambiziosa. Ironia della sorte, ebbero un ruolo importantissimo nel suo crollo: le forze spagnole, guidate da Francisco Pizarro, se ne servirono con grande vantaggio per accelerare la spietata avanzata nel cuore del territorio inca.90
La capitale dell'impero inca era la citt di Cuzco, un nome che nella locale lingua quecha significa l'ombelico del mondo.91 Secondo la leggenda fu fondata da Manco Capc e da Mama Oqllo, due figli del sole. Bench gli incas adorassero il dio Sole, che conoscevano con il nome di Inti, una divinit di tutt'altro genere era venerata come la pi santa di tutte. Questa era Viracocha, i cui omonimi, si diceva, avevano realizzato le linee nazca e il cui nome, a sua volta, significava Spuma del Mare.92
Senza dubbio  solo una coincidenza che la dea greca Afrodite, che nacque dal mare, fu cos chiamata per la spuma [aphros] da cui fu plasmata.93 Inoltre, le popolazioni delle Ande descrivevano sempre Viracocha come inconfondibilmente maschio. Questo, se non altro, si sa con certezza sul suo conto. Tuttavia, nessuno storico  in grado di dire quanto era antico il culto di questa divinit quando arrivarono gli spagnoli a porvi fine. La spiegazione  che il culto sembrava esistere da sempre; le documentazioni suggeriscono addirittura che molto prima che gli incas lo incorporassero nella loro cosmogonia e gli costruissero un magnifico tempio a Cuzco, il sommo dio Viracocha era stato venerato da tutte le civilt esistite nella lunga storia del Per.

La cittadella di Viracocha
Pochi giorni dopo aver lasciato Nazca, Santha e io arrivammo a Cuzco, e di l ci mettemmo in viaggio alla volta del luogo in cui si trovava il Coricancha, il grande tempio consacrato a Viracocha in epoca precolombiana. Naturalmente, il Coricancha era andato distrutto da molto tempo. O, per essere pi esatti, non era tanto stato distrutto quanto sepolto sotto strati di opere architettoniche posteriori. Gli spagnoli avevano conservato le superbe fondamenta inca e le parti inferiori dei muri robustissimi, e sopra avevano eretto la loro grandiosa cattedrale coloniale.
Mentre mi dirigevo verso l'ingresso principale di quella cattedrale, ricordai che il tempio inca che un tempo s'ergeva in quel punto era ricoperto da pi di settecento lamine di oro zecchino (ciascuna del peso di circa due chilogrammi) e che il suo vasto cortile era ammantato di campi di simil-grano anch'esso forgiato con l'oro.94 Non potei fare a meno di pensare al tempio di Salomone nella lontana Gerusalemme, il quale, a quanto si diceva, un tempo era ugualmente decorato con lamine d'oro e con un meraviglioso orto di alberi d'oro.95
I terremoti del 1650 prima, e del 1950 poi, avevano distrutto in gran parte la cattedrale spagnola di Santo Domingo che s'innalzava nel punto in cui prima sorgeva il tempio di Viracocha, ed entrambe le volte era stato necessario ricostruirla. Le fondamenta e i muri inferiori di epoca inca resistettero intatti a quelle catastrofi naturali, grazie alla loro caratteristica disposizione che utilizzava un ingegnoso sistema a incastro di blocchi poligonali. Insieme alla pianta generale dell'edificio quei blocchi erano praticamente tutto quello che ormai rimaneva della struttura originale, a parte una piattaforma ottagonale di pietra grigia al centro del grande cortile rettangolare, che un tempo era ricoperto da cinquantacinque chili di oro massiccio.96 Su entrambi i lati del cortile si aprivano delle anticamere, anch'esse appartenenti al tempio inca, con caratteristiche architettoniche raffinate come i muri rastremati e nicchie stupendamente scolpite ricavate da singoli blocchi di granito.
Passeggiammo per le anguste strade acciottolate di Cuzco. Guardandomi intorno, mi resi conto che non era solo la cattedrale a rispecchiare l'imposizione spagnola su una cultura preesistente: l'intera citt appariva leggermente schizofrenica. Grandi abitazioni e palazzi coloniali cinti di balconi e pitturati in toni pastello torreggiavano sopra di me, ma quasi tutti gli edifici poggiavano su fondamenta inca o incorporavano strutture inca complete nello stesso bellissimo stile architettonico poligonale utilizzato nel Coricancha. In un viale, chiamato Hatunrumiyoc, mi fermai a esaminare l'intricato puzzle di un muro fatto con innumerevoli blocchi a secco tutti perfettamente uniti insieme, tutti di forme e grandezze diverse, incastrati in uno stupefacente sistema di angoli. Il taglio dei singoli blocchi, e la loro sistemazione in una struttura tanto complessa potevano solo essere opera di abilissimi artigiani altamente specializzati, con secoli e secoli di sperimentazione architettonica alle spalle. In un blocco contai dodici angoli e lati su un'unica superficie, e non riuscii a infilare nemmeno la sottile punta di un foglio di carta negli interstizi che lo univano ai massi circostanti.

Lo straniero con la barba
Sembra che agli inizi del sedicesimo secolo, prima che gli spagnoli cominciassero sul serio l'opera di distruzione della cultura peruviana, un idolo di Viracocha fosse sistemato nel Sancta Santorum del Coricancha. Secondo un testo dell'epoca, la Relacion anonyma de los costumbres antiquos de los naturales del Piru, questo idolo era una statua marmorea raffigurante il dio, definita, quanto ai capelli, alla carnagione, alle fattezze, all'abbigliamento e ai sandali, tal quale le rappresentazioni dei pittori dell'apostolo San Bartolomeo.97 Altre descrizioni di Viracocha paragonavano il suo aspetto a quello di San Tommaso.98 Esaminai diversi manoscritti ecclesiastici illustrati in cui apparivano questi due santi: erano entrambi raffigurati in modo convenzionale come uomini bianchi e magri con la barba, di et avanzata, con i piedi calzati di sandali e avvolti in lunghi, morbidi mantelli. Come vedremo, le cronache confermavano che questo era esattamente l'aspetto attribuito a Viracocha dai suoi adoratori. Quindi, chiunque fosse, non era di certo un indio: infatti, questa popolazione ha la carnagione relativamente scura e radi peli facciali.99 La folta barba e la carnagione chiara di Viracocha facevano piuttosto pensare a un europoide.
Anche nel sedicesimo secolo gli incas erano stati dello stesso parere. Certo, le leggende e le credenze religiose li rendevano cos sicuri del suo tipo fisico che in principio credettero che i bianchi e barbuti spagnoli approdati sui loro lidi fossero Viracocha e i suoi semidi di ritorno,100 un evento profetizzato da molto tempo e apparentemente promesso da Viracocha in tutte le leggende. Questa fortunata coincidenza forn ai conquistadores di Pizarro la strategia decisiva e il vantaggio psicologico di cui avevano bisogno per schiacciare le forze inca numericamente superiori nelle battaglie che seguirono.
Su chi erano stati modellati i viracochas?

6

E VENNE IN UN TEMPO DI CAOS
Tutte le antiche leggende delle popolazioni andine erano attraversate da una figura d'uomo alta, barbuta e dalla pelle chiara, avvolta in un manto di segretezza. E sebbene fosse noto con una gran variet di nomi in una gran variet di luoghi, era sempre riconoscibile dalla stessa figura: Viracocha, Spuma del Mare, un maestro delle scienze e della magia che brandiva armi terribili e venne in un tempo di caos per rimettere in ordine il mondo.
La stessa storia di fondo era condivisa in molte varianti da tutte le popolazioni della regione andina. Cominciava con una vivida descrizione di un periodo terrificante in cui la terra era stata sommersa da una grande inondazione e gettata nell'oscurit con la sparizione del sole. La societ era precipitata nel disordine e la popolazione viveva in una grande sofferenza. Poi
all'improvviso apparve, arrivando da sud, un uomo bianco di grande statura e portamento autoritario. Quest'uomo era talmente potente che trasform le colline in valli e dalle valli ricav grandi colline, facendo scaturire ruscelli dalla viva pietra...101
L'antico cronista che trascrisse questa tradizione spiegava che gli era stata raccontata dagli indios che aveva visitato durante i suoi viaggi sulle Ande:
Ed essi l'avevano appresa dai padri, che a loro volta l'avevano appresa dagli antichi canti tramandati da tempi antichissimi... Dicono che quell'uomo segu la strada delle montagne diretto a nord, compiendo prodigi durante il cammino e che non fu mai pi rivisto. Dicono che in molti luoghi diede istruzioni agli uomini su come dovevano vivere, parlando con grande amore e gentilezza ed esortandoli a essere buoni e a non recare danno n offesa agli altri, e amarsi invece a vicenda e mostrarsi caritatevoli con tutti. Nella maggior parte dei posti lo chiamano Ticci Viracocha...102
Altri nomi attribuiti alla stessa figura erano Huaracocha, Con, Con Ticci o Kon Tiki, Thunupa, Taapac, Tupaca e Illa.103 Era uno scienziato, un architetto di ineguagliabile bravura, uno scultore e un ingegnere: Fece ricavare terrazze e campi dai fianchi scoscesi dei baratri, ed erigere muri di sostegno affinch non crollassero. Fece anche s che scorressero canali di irrigazione... e si rec in varie direzioni, sistemando molte cose.104
Viracocha era anche un insegnante e un guaritore, e si prodigava per le persone bisognose. Si diceva che dovunque passasse, guariva tutti i malati e ridava la vista ai ciechi.105
Questo buon samaritano sovrumano, affabile e civilizzatore aveva per anche un altro lato. Se la sua vita era in pericolo, come pare accadde diverse volte, aveva a disposizione l'arma del fuoco celeste:
Operando grandi miracoli con le sue parole, giunse nel distretto del Canas e l, nei pressi di un villaggio chiamato Cacha... la gente gli si sollev contro e minacci di lapidarlo. Fu visto inginocchiarsi e alzare le mani al cielo come per invocare aiuto nel pericolo che lo circondava. Gli indios dichiarano che allora videro un fuoco nel cielo che sembrava accerchiarli completamente. Pieni di paura, si avvicinarono all'uomo che prima volevano uccidere e implorarono il suo perdono... Immediatamente videro il fuoco spegnersi al suo comando, ma le pietre erano state consumate dalle fiamme in tale guisa che si potevano sollevare grandi massi con una mano, come fossero di sughero. Quindi narrano che, lasciando il luogo dove accadde questo fatto, egli raggiungesse la costa e l, stringendosi nel mantello, avanz in mezzo alle onde e non fu pi visto. E mentre si allontanava gli diedero il nome Viracocha, che significa Spuma del Mare.106
Le leggende erano unanimi nella descrizione fisica di Viracocha. Nella sua Suma y Narracion de los Incas, per esempio, Juan de Betanzos, un cronista spagnolo del sedicesimo secolo, affermava che secondo gli indios era un uomo di statura alta con la barba avvolto in una tunica bianca che gli arrivava ai piedi ed era stretta in vita da una cinta.107
Altre descrizioni, raccolte presso molte popolazioni delle Ande diverse e lontane tra loro, sembravano tutte identificare lo stesso enigmatico individuo. Secondo una era:
Un uomo barbuto di altezza media avvolto in un mantello piuttosto lungo... Era nel fiore degli anni, magro, e aveva i capelli grigi. Camminava con un bastone e si rivolgeva agli indigeni con amore, chiamandoli figli e figlie. Via via che attravers tutto il paese comp miracoli. Guariva i malati toccandoli con le mani. Parlava ogni lingua ancora meglio degli indigeni. Lo chiamavano Thunupa o Tarpaca, Viracocha-rapacha o Pachaccan...108
In una leggenda, si diceva che Thunupa-Viracocha era un uomo bianco di grande statura, la cui presenza e persona suscitavano grande rispetto e venerazione.109 In un'altra era descritto come un uomo bianco di maestosa presenza, dagli occhi azzurri, barbuto, senza copricapo e con indosso un cusma, un farsetto o una camicia senza maniche che arrivava al ginocchio. In un'altra ancora, che sembrava riferirsi a una fase pi tarda della sua vita, era riverito come un saggio consigliere negli affari di stato e descritto come un vecchio con la barba e i capelli lunghi coperto da una lunga tunica.110

Una missione civilizzatrice
Nelle leggende Viracocha era soprattutto ricordato come un maestro. Prima della sua venuta, si diceva, gli uomini vivevano nel disordine, molti andavano in giro nudi come selvaggi; per casa non avevano altro alloggio che le caverne, e da queste si allontanavano per raccogliere qualsiasi cosa da mangiare riuscissero a trovare nella campagna.111
A Viracocha era attribuito il merito di aver cambiato tutto questo e di aver dato inizio a quell'et dell'oro perduta da tanto tempo, che le generazioni posteriori ricordavano con nostalgia. Inoltre, tutte le leggende concordavano sul fatto che aveva realizzato la sua missione civilizzatrice con grande gentilezza evitando, nei limiti del possibile, l'uso della forza: l'insegnamento accurato e l'esempio personale erano stati i metodi principali utilizzati per dotare le popolazioni delle tecniche e delle conoscenze necessarie per condurre una vita raffinata e produttiva. In particolare, era ricordato per aver portato in Per discipline disparate come la medicina, la metallurgia, l'agricoltura, l'allevamento di bestiame, l'arte della scrittura (che secondo gli incas era stata introdotta da Viracocha ma in seguito dimenticata), e una raffinata conoscenza dei principi dell'ingegneria e dell'architettura.
Ero gi rimasto colpito dall'eccellenza delle murature in pietra inca a Cuzco. Ma continuando le mie ricerche nell'antica citt, scoprii con sorpresa che tutta la cosiddetta arte muraria in pietra inca non poteva in alcun modo essere attribuita con certezza archeologica agli incas. Erano, s, maestri nella lavorazione della pietra, e molti monumenti nella zona di Cuzco erano indiscutibilmente opera loro. Tuttavia, sembrava possibile che alcune delle costruzioni pi straordinarie abitualmente attribuite a loro, fossero state erette da civilt anteriori; i fatti suggerivano che gli incas, pi che i costruttori originari, erano stati i restauratori di quegli edifici.
Lo stesso sembrava valere per l'evolutissimo sistema stradale che collegava le parti remote dell'impero inca. Il lettore ricorder che questo sistema consisteva di due vie parallele che correvano da nord a sud, una lungo la costa e l'altra attraverso le Ande. Oltre ventiquattromila chilometri complessivi di piste spianate venivano usati con regolarit ed efficienza prima della conquista spagnola, e io avevo pensato che andassero attribuiti tutti agli incas. Ora appresi che era molto pi verosimile che avessero ereditato quel sistema. Il loro ruolo era stato quello di restaurare, mantenere e unificare una rete preesistente. Di fatto, anche se non lo si ammetteva spesso, nessun esperto poteva stabilire con sicurezza a quando risalivano quelle incredibili vie n chi le avesse costruite.112
Il mistero era reso ancora pi fitto dalle tradizioni locali, le quali affermavano non solo che il sistema stradale e la sofisticata architettura erano antiche ai tempi degli incas, ma che sia l'uno sia l'altra erano opera di uomini bianchi dai capelli biondo rame vissuti migliaia di anni prima.113
Secondo una leggenda, Viracocha era accompagnato da messaggeri di due tipi, i soldati fedeli (huaminca) e gli splendenti (hayhuaypanti). Avevano il compito di portare il messaggio del loro signore in ogni parte del mondo.114
Altrove apparivano frasi come: Con Ticci torn... con un gran numero di aiutanti; Allora Con Ticci radun i suoi seguaci, che si chiamavano viracochas; Con Ticci ordin a tutti i viracochas eccetto due di andare a est...;115 Da un lago apparve un Signore chiamato Ticci Viracocha che portava con s un certo numero di persone...;116 Cos quei viracochas partirono per i vari distretti che Viracocha aveva indicato loro...117

Opera di demoni?
L'antica fortezza di Sacsahuamn si trova immediatamente a nord di Cuzco. Vi arrivammo un pomeriggio sotto un cielo quasi completamente chiuso da pesanti nubi d'argento ossidato. Una fredda e grigia brezza spazzava la tundra d'alta quota mentre mi arrampicavo su per gradinate, varcavo portali di pietra a piattabanda costruiti per giganti, e costeggiavo mastodontiche file di muri a zigzag.
Alzai la testa e vidi un grosso masso di granito sotto il quale ora mi conduceva il mio itinerario. Alto pi di tre metri e mezzo, largo due, e con un peso di molto superiore alle cento tonnellate, era opera dell'uomo, non della natura. Era stato tagliato e trasformato in un'armonia sinfonica di angoli, lavorato con apparente facilit (quasi fosse di cera o stucco), e inserito verticalmente in un muro costituito da altri enormi e problematici blocchi, alcuni collocati sopra, altri sotto, altri ancora ai lati, e tutti giustapposti in perfetto equilibrio e ordine.
Poich uno di questi straordinari blocchi di pietra tagliati con cura aveva un'altezza di otto metri e mezzo e un peso stimato di trecentosessantuno tonnellate118 (grosso modo l'equivalente di cinquecento automobili familiari), ebbi la sensazione che ci fossero parecchie domande fondamentali che avevano urgente bisogno di una risposta.
Come avevano fatto gli incas, o i loro predecessori, a lavorare la pietra su una scala tanto gargantuesca? Come avevano fatto a tagliare e a foggiare quei massi ciclopici con tanta precisione? Come avevano fatto a trasportarli per decine e decine di chilometri da cave lontane? In che modo erano riusciti a erigere i muri, a spingere di qua e di l i massi e a sollevarli a una grande altezza da terra con tanta apparente facilit? Si ritiene che queste popolazioni non avessero neppure la ruota, figurarsi macchinari capaci di sollevare e spostare dozzine di blocchi irregolari da cento tonnellate per sistemarli in puzzle tridimensionali.
Sapevo che i cronisti del primo periodo coloniale erano rimasti perplessi quanto me davanti a quello che avevano visto. Per esempio, lo stimato Garcilaso de la Vega, che arriv qui nel sedicesimo secolo, aveva parlato con sgomento della fortezza di Sacsahuamn:
Le sue proporzioni sono inconcepibili se non la si  vista con i propri occhi; e una volta guardata da vicino ed esaminata attentamente, risulta tanto straordinaria da far pensare che qualche magia abbia governato la sua costruzione, che sia opera di demoni anzich di esseri umani.  fatta di pietre talmente grandi e numerose, che ci si chiede contemporaneamente come gli indios siano riusciti a estrarle, a trasportarle... e come abbiano fatto a spaccarle e a metterle una sopra l'altra con tanta precisione. Infatti, non disponevano n di ferro n di acciaio con cui perforare la roccia e tagliare e levigare le pietre; non avevano n carri n buoi per trasportarle e, in tutto il mondo non esistono davvero n carri n buoi che sarebbero bastati a realizzare l'impresa, tanto enormi sono queste pietre e tanto aspri i sentieri di montagna per i quali furono trasportate...119
Garcilaso riferiva anche un altro fatto interessante. Nei suoi Commentarii regi degli Incas diede una descrizione di come, in tempi storici, un re inca aveva cercato di emulare le imprese dei suoi predecessori che avevano costruito Sacsahuamn. Il tentativo consisteva nel trasportare un solo enorme masso da un luogo distante diversi chilometri per aggiungerlo alle fortificazioni esistenti: Il masso fu trascinato da una parte all'altra della montagna da pi di ventimila indios, che salirono e scesero pendii ripidissimi... A un certo punto, sfugg loro di mano gi per un precipizio schiacciando pi di tremila uomini.120 In tutte le storie che consultai, questa era l'unica cronaca che descrivesse gli incas nell'atto, o nel tentativo di costruire, con blocchi enormi come quelli impiegati a Sacsahuamn. La cronaca lasciava intendere che non avevano alcuna esperienza delle tecniche necessarie e che il loro tentativo si era concluso con un disastro.
Naturalmente, tutto questo di per s non provava nulla. Ma la storia di Garcilaso accrebbe i miei dubbi sulle grandi fortificazioni che torreggiavano sopra la mia testa. Mentre le guardavo pensai che era davvero possibile che fossero state erette prima dell'epoca degli incas, da qualche razza infinitamente pi antica e tecnicamente pi progredita.
Allora, per la prima volta mi ricordai delle grandi difficolt che avevano gli archeologi a datare con precisione opere di ingegneria come strade e muri a secco, che non contenevano composti organici. In quelle circostanze il carbonio-14 era inutilizzabile, e anche la termoluminescenza era inutile. E mentre venivano messi a punto promettenti nuovi test come la datazione per esposizione della roccia al cloro 36, la loro applicazione era ancora abbastanza lontana. Quindi, in attesa di ulteriori progressi in questo campo, la cronologia specialistica era ancora in gran parte il risultato di ipotesi e supposizioni soggettive. Poich era risaputo che gli incas avevano utilizzato intensivamente Sacsahuamn non mi ci volle molto a capire perch si riteneva che l'avessero anche costruita. Ma non c'era alcun nesso ovvio o necessario tra queste due affermazioni. Era altrettanto possibile che gli incas avessero semplicemente trovato quegli edifici e vi si fossero installati.
In questo caso, chi erano i costruttori originari?
I viracochas, sostenevano gli antichi miti, gli stranieri con la barba e la pelle bianca, gli splendenti, i soldati fedeli.
Mentre proseguivamo il viaggio, continuai a studiare le cronache degli avventurieri e degli etnografi spagnoli del sedicesimo e diciassettesimo secolo che avevano fedelmente registrato le antiche tradizioni precolombiane degli indios peruviani. L'elemento pi notevole di queste tradizioni era la ripetuta enfasi con cui si associava la venuta dei viracochas a un terribile diluvio che aveva sommerso la terra e annientato gran parte dell'umanit.

7

C'ERANO I GIGANTI A QUEI TEMPI?
Poco dopo le sei del mattino il piccolo treno si avvi a strattoni e cominci la sua lenta arrampicata su per i ripidi fianchi della valle di Cuzco. Gli stretti binari a scartamento ridotto formavano una serie di Z. Sbuffando il treno ci port lungo il tratto orizzontale inferiore della prima Z, quindi fece manovra e procedette all'indietro su per quello obliquo, devi di nuovo e prosegu in avanti lungo il tratto orizzontale superiore, e cos via, effettuando numerose fermate e partenze, fino a condurci a una grande altezza sopra l'antica citt. I muri inca e i palazzi coloniali, le strette stradine, la cattedrale di Santo Domingo piazzata in cima ai ruderi del tempio di Viracocha, tutto aveva un aspetto spettrale e surreale nella luce grigio perla del cielo dell'alba. Una trama fatata di lampioni elettrici decorava ancora le strade, una nebbia sottile saliva dal terreno, e il fumo di fuochi domestici si alzava dai comignoli sopra i tetti di tegole di innumerevoli casupole.
Infine il treno si lasci dietro Cuzco e procedemmo per un tratto rettilineo in direzione nord ovest, verso la nostra destinazione: Machu Picchu, la citt perduta degli incas, a circa tre ore di viaggio e centotrenta chilometri di distanza. Mi ero proposto di leggere, ma cullato dal dondolio della carrozza, mi addormentai. Cinquanta minuti dopo mi svegliai e mi accorsi che stavamo attraversando un dipinto. Il primo piano, fortemente illuminato dal sole, era composto da verdi praterie pianeggianti spruzzate di piccole chiazze di ghiaccio che si scioglieva, distribuite su entrambe le sponde di un corso d'acqua che solcava una valle lunga e ampia.
Al centro del mio panorama, punteggiato di cespugli, si stendeva un vasto campo su cui pascolava un piccolo branco di mucche da latte. Nelle vicinanze sorgeva un rado insediamento di case fuori dalle quali indugiavano piccoli, bruni indios quecha vestiti con poncho, passamontagna e copricapi di lana multicolori. Pi in l si innalzavano declivi ammantati di conifere ed esotici eucalipti. Il mio sguardo si alz per seguire i contorni di una coppia di alte montagne verdi, che in quel punto si separavano rivelando rilievi avviluppati e ancora pi superbi. Oltre questi svettava in lontananza un orizzonte sormontato da una catena frastagliata di picchi splendenti e nevosi.

L'abbattimento dei giganti
Con comprensibile riluttanza alla fine tornai alla mia lettura. Volevo esaminare pi da vicino alcuni curiosi legami che mi sembrava di aver individuato tra l'improvvisa apparizione di Viracocha e le leggende del diluvio degli incas e di altri popoli andini.
Sotto gli occhi avevo un passo della Storia naturale e morale delle Indie di frate Jos de Acosta, in cui il dotto religioso riportava quello che gli stessi indios riferiscono sulla loro origine:
Fanno un gran parlare di un diluvio, che ebbe luogo nel loro paese... Gli indios dicono che tutti gli uomini annegarono nel diluvio, e riferiscono che dal Lago Titicaca apparve un certo Viracocha, che si ferm a Tiahuanaco, dove ancora oggi sono visibili i ruderi di stranissimi edifici antichi, e di l giunse a Cuzco, e allora l'umanit cominci a moltiplicarsi...121
Prendendo mentalmente nota di raccogliere ulteriori informazioni sul Lago Titicaca e la misteriosa Tiahuanaco, lessi il seguente passo che riassumeva una leggenda dell'epoca di Cuzco:
Per qualche innominato crimine il popolo che viveva ai tempi pi antichi fu annientato dal creatore... con un diluvio. Dopo il diluvio il creatore apparve in forma umana dal Lago Titicaca. Allora cre il sole e la luna e le stelle. Dopo di che rigener la popolazione umana della terra...122
In un altro mito:
Il grande Dio Creatore decise di creare un mondo in cui far vivere gli uomini. Per prima cosa fece il cielo e la terra. Poi cominci a fare le persone che dovevano abitarla, scolpendo grandi figure di pietra di giganti che poi anim. In principio tutto and bene ma dopo un po' i giganti cominciarono ad azzuffarsi e a rifiutarsi di lavorare. Viracocha decise che doveva distruggerli. Alcuni li ritrasform in pietra... il resto lo annient con una grande inondazione.123
Indubbiamente concetti molto simili si trovavano anche in altre fonti, del tutto a s stanti, come l'Antico Testamento ebraico. Per esempio, leggendo il sesto capitolo della Genesi, che descrive lo scontento del Dio ebraico nei confronti della propria creazione e il proposito di distruggerla, ero rimasto affascinato da una delle rare descrizioni dell'epoca dimenticata prima del Diluvio. Secondo quel passo enigmatico, c'erano sulla terra i giganti a quei tempi...124 Era possibile che i giganti sepolti nelle sabbie bibliche del Medio Oriente fossero in qualche oscuro modo collegati ai giganti intessuti nella trama delle leggende degli indigeni dell'America precolombiana? Un fatto che accresceva notevolmente il mistero era che la fonte ebraica e quella peruviana passavano entrambe, con molti altri dettagli in comune, a descrivere una divinit adirata che scatenava un diluvio catastrofico su un mondo malvagio e disobbediente.
Nella pagina successiva del fascio di documenti che avevo raccolto c'era questa descrizione inca del diluvio tramandata da un certo Padre Molina nella sua Relacion de las fabulas y ritos de los Yngas:
Dalla vita di Manco Capc, che fu il primo inca, e a partire dal quale cominciarono a vantarsi di essere figli del sole e da cui derivarono il loro culto idolatra del Sole, possedevano un esteso racconto del diluvio. Dicono che in esso perirono tutte le razze degli uomini e le creature viventi, e addirittura che l'acqua sal oltre le cime montane pi alte del mondo. Nessuna creatura vivente sopravvisse, eccetto un uomo e una donna che rimasero in una cassa e, quando le acque si ritirarono, il vento li port... a Tiahuanaco [dove] il creatore cominci a far sorgere il popolo e le nazioni che vivono in quella regione...125
Gi conoscevo Garcilaso de la Vega, il figlio di un nobile spagnolo e di una donna inca di sangue reale, dai suoi Commentarii regi degli incas. Era considerato uno dei pi affidabili cronisti delle tradizioni del popolo della madre, e aveva redatto la sua opera nel sedicesimo secolo, poco dopo la conquista, quando quelle tradizioni non erano ancora state contaminate dagli influssi stranieri. Anche lui confermava quella che senza dubbio era una credenza universale e profondamente radicata: Una volta che le acque del diluvio si furono ritirate, un uomo apparve nel paese di Tiahuanaco...126
Quell'uomo era Viracocha. Avvolto nel suo mantello, era forte e di portamento nobile, e si avventurava con sicurezza incrollabile per le pi pericolose zone desertiche. Operava guarigioni miracolose ed era capace di far scendere il fuoco dal cielo. Sicuramente gli indios avranno creduto che si fosse materializzato dal nulla.

Antiche tradizioni
Pi di due ore erano trascorse dall'inizio del nostro viaggio verso Machu Picchu e il panorama era cambiato. Sopra di noi svettavano immense montagne nere, sulle quali non restava la minima traccia di neve a riflettere i raggi del sole, e apparentemente stavamo percorrendo una gola rocciosa alla fine di una stretta valle piena di ombre cupe. L'aria era fredda, e lo erano anche i miei piedi. Rabbrividii e mi rimisi a leggere.
In mezzo alla tela confusa di leggende che avevo scorso, leggende che si supplivano a vicenda ma a volte erano anche in contrasto, una cosa appariva chiara. Tutti gli studiosi erano concordi sul fatto che gli incas avevano mutuato, assorbito e tramandato le tradizioni di numerosi e differenti popoli civilizzati sui quali avevano esteso il proprio dominio durante la secolare espansione del loro vasto impero. In questo senso, qualunque fosse il risultato del dibattito storico sull'antichit degli stessi incas, nessuno poteva mettere seriamente in dubbio il loro ruolo di perpetuatori degli antichi sistemi di credenze di tutte le grandi culture arcaiche - costiere e montane, note e ignote - che li avevano preceduti in quelle terre.
E chi poteva dire esattamente quali civilt erano esistite in Per nelle regioni inesplorate del passato? Ogni anno gli archeologi presentano nuove scoperte che estendono gli orizzonti sempre pi indietro nel tempo. Quindi, perch un giorno non dovrebbero trovare prove che documentino la penetrazione nelle Ande, nell'antichit remota, da parte di una razza di civilizzatori venuti da oltreoceano e ripartiti una volta portata a termine la loro opera? Questo era ci che mi sembrava lasciassero intendere le leggende, le quali, innanzitutto, e molto chiaramente, avevano immortalato il ricordo dell'uomo/dio Viracocha che percorreva le strade montane fuori mano e spazzate dal vento delle Ande compiendo miracoli dovunque andasse:
Viracocha in persona e i suoi due aiutanti viaggiarono verso nord... Lui percorse la cordigliera, un aiutante si incammin lungo la costa, e l'altro segu il limitare delle foreste orientali... Il Creatore prosegu verso Urcos, vicino Cuzco, dove ordin alla futura popolazione di emergere da una montagna. Visit Cuzco, e poi continu verso nord, alla volta dell'Ecuador. L, nella provincia costiera di Manta, si separ dai suoi uomini e, camminando sulle onde, spar sull'oceano.127
Alla fine di ogni memoria popolare che descriveva l'eccezionale straniero il cui nome significava Spuma del Mare, c'era sempre questo intenso momento di commiato:
Viracocha continu il suo viaggio, facendo apparire le razze degli uomini... Quando giunse nel distretto di Puerto Vejo fu raggiunto dai suoi seguaci che aveva mandato avanti, e appena si furono uniti a lui, prese il mare insieme a loro, e dicono che lui e i suoi uomini procedevano sul mare con la stessa facilit con cui avevano camminato sulla terra.128
Sempre questo intenso addio... e spesso un pizzico di scienza o magia.

Una capsula temporale
Fuori dal finestrino del treno la scena mutava. Alla mia sinistra, gonfio di acque scure, riuscivo a vedere l'Urubamba, un affluente del Rio delle Amazzoni e fiume sacro per gli incas. La temperatura dell'aria era aumentata di molto: eravamo scesi in una valle situata a un'altezza relativamente bassa con un microclima tropicale tutto particolare. I fianchi delle montagne che si levavano su entrambi i lati dei binari erano fittamente ammantati di foreste verdi, e mi venne in mente che quella era davvero una regione di ostacoli enormi e praticamente insormontabili. Chiunque si fosse spinto fino a quel luogo sperduto per costruire Machu Picchu, doveva avere un motivo impellente per farlo.
Qualunque fosse la ragione, la scelta di un posto tanto remoto ebbe se non altro un effetto secondario positivo: Machu Picchu non fu mai trovata dai conquistadores e dai frati nel periodo del loro zelo distruttivo. Infatti, fu solo nel 1911, quando il favoloso retaggio delle stirpi del passato cominciava a essere considerato con maggiore rispetto, che un giovane esploratore americano, Hiram Bingham, rivel Machu Picchu al mondo. Fu subito chiaro che quel luogo incredibile apriva una finestra unica sulla civilt precolombiana; di conseguenza i ruderi furono protetti dagli sciacalli e dai cacciatori di souvenir, e cos un'importante fetta dell'enigmatico passato fu preservata per la meraviglia delle generazioni future.
Dopo aver attraversato un minuscolo villaggio di nome Agua Caliente (Acqua Calda), dove una fila di ristoranti diroccati e bar scadenti arrideva ai viaggiatori lungo i binari, arrivammo alla stazione di Machu Picchu Puentas Ruinas alle nove e dieci del mattino. Da qui con mezz'ora di viaggio in corriera su una strada sterrata che si inerpicava a zigzag su per il fianco di una ripida e impervia montagna, giungemmo infine a Machu Picchu, alle rovine, e a un pessimo albergo dove ci fecero sborsare una cifra pazzesca per una stanza tutt'altro che linda. Eravamo gli unici ospiti. Sebbene fossero passati anni dall'ultima volta che i guerriglieri del posto avevano bombardato il treno per Machu Picchu, ormai pochi stranieri ardevano dalla voglia di spingersi fin lass.

Sogni a Machu Picchu
Erano le due del pomeriggio. Mi trovavo in un punto elevato all'estremit meridionale dell'insediamento. Davanti a me i ruderi si stendevano verso nord in terrazze ammantate di licheni. Grosse nuvole si erano raccolte in cerchio intorno alle cime delle montagne ma di quando in quando la luce del sole le penetrava ancora qua e l.
Gi, gi, in fondo alla valle, intravedevo il fiume sacro descrivere un'ansa strettissima proprio intorno alla formazione centrale su cui sorgeva Machu Picchu, come il fossato di un castello gigantesco. Da quel punto d'osservazione il fiume appariva di un verde cupo, riflettendo la vegetazione lussureggiante dei ripidi declivi. E c'erano chiazze di acqua bianca e meravigliosi guizzi scintillanti di luce.
Volsi lo sguardo oltre i ruderi verso la cima dominante. Si chiama Huana Picchu, e un tempo campeggiava su tutti i classici manifesti delle agenzie di viaggio. Con mio grande stupore ora notai che per un centinaio di metri sotto la vetta era stata elegantemente terrazzata e scolpita: qualcuno era salito fin lass e aveva raschiato con cura le rocce quasi perpendicolari trasformandole in un grazioso giardino pensile che forse in tempi antichi era coperto di fiori sgargianti.
Mi sembrava che tutta quella localit, insieme alla sua posizione, fosse una monumentale composizione scultorea, fatta in parte di montagne, in parte di roccia, in parte di alberi, in parte di pietre, e anche, in parte di acqua. Era un luogo di una bellezza impressionante, sicuramente uno dei pi belli che avessi mai visto.

Machu Picchu.
Ma nonostante la sua luminosa magnificenza, avevo la sensazione di contemplare una citt di fantasmi. Sembrava il relitto della Marie Celeste, abbandonato e inquieto. Le case erano disposte in lunghe schiere. Erano tutte minuscole, con una sola stanza affacciata direttamente sull'angusta stradina, e l'architettura era solida e funzionale, ma in alcun modo elaborata. Per contrasto, alcune aree cerimoniali erano progettate molto, molto pi in grande e includevano blocchi giganteschi simili a quelli che avevo visto a Sacsahuamn. Un monolite poligonale completamente levigato era lungo circa tre metri e mezzo, largo un metro e mezzo, spesso altrettanto, e non poteva pesare meno di duecento tonnellate. Come avevano fatto gli antichi costruttori a portarlo fin lass?
C'erano dozzine di blocchi simili, tutti sistemati nei familiari muri a puzzle con gli angoli uniti a incastro, in cui ciascuno combaciava alla perfezione con un angolo corrispondente del blocco vicino. C'erano poligoni massicci e perfetti conci dai bordi affilati come rasoi. In alcuni punti nel disegno complessivo era stato inserito anche qualche masso naturale, grezzo. E c'erano strane e insolite composizioni come l'Intihuatana, l'attracco del sole. Quest'opera straordinaria consisteva di un semplice pezzo di roccia fresca, grigio e cristallino, scolpito a complessi motivi geometrici che formavano curve e angoli, nicchie rientranti e speroni sporgenti, sormontato al centro da un dente verticale mozzo.

Il puzzle
A che epoca risale Machu Picchu? Secondo gli accademici la citt non pu essere stata costruita molto prima del quindicesimo secolo.129 Comunque, di quando in quando opinioni discordanti sono state espresse da molti studiosi pi arditi ma di tutto rispetto. Negli anni Trenta, per esempio, Rolf Muller, professore di Astronomia presso l'universit di Potsdam, trov alcuni dati convincenti che lasciavano intendere che gli elementi principali di Machu Picchu rappresentavano importanti allineamenti astronomici. In base a questi, mediante particolareggiati calcoli matematici per determinare la posizione delle stelle nel cielo nei millenni precedenti (che cambia gradatamente nel corso delle epoche in seguito al fenomeno noto come precessione degli equinozi), Muller concluse che il progetto originario della localit poteva essere stato fatto solo durante il periodo che va dal 4000 al 2000 a.C.130
In termini di storia ortodossa, questa era un'eresia di proporzioni inaudite. Se Muller aveva ragione, Machu Picchu non aveva appena cinquecento anni, ma poteva averne addirittura seimila. Cos sarebbe stata molto pi antica della Grande Piramide d'Egitto (naturalmente dando per buona la datazione ortodossa della Grande Piramide stessa, fissata intorno all'anno 2500 a.C.)
C'erano altre voci discordanti riguardo all'et di Machu Picchu, e la maggior parte, come Muller, sosteneva che alcune sue parti fossero pi antiche di millenni della data indicata dagli storici ortodossi.131
Come i grandi blocchi poligonali che formavano i muri, questa idea sembrava combaciare con le altre tessere di un puzzle, in questo caso il puzzle di un passato che non aveva pi n capo n coda. Di quello stesso puzzle faceva parte anche Viracocha. Tutte le leggende sostenevano che la sua capitale era Tiahuanaco. I ruderi di quella grande e antica citt si trovavano oltre il confine, in Bolivia, in una zona chiamata il Collao, una ventina di chilometri a sud del Lago Titicaca.
Calcolai che potevamo arrivarci in un paio di giorni, via Lima e La Paz.

8

IL LAGO SUL TETTO DEL MONDO
La Paz, la capitale della Bolivia,  annidata sul fondo irregolare di una spettacolare fenditura del terreno a pi di tre chilometri sopra il livello del mare. Questa forra abissale, profonda centinaia di metri, fu scavata in qualche epoca primordiale da una tremenda cascata d'acqua che port con s una fiumana abrasiva di frammenti di roccia e detrito grossolano.
Fornita dalla natura di una cos spettacolare posizione, La Paz possiede un fascino unico sebbene leggermente trasandato. Le sue anguste stradine, i casamenti dai muri scuri, le cattedrali imponenti, i cinema sfarzosi e i fast food aperti fino a tardi, creano un'atmosfera di singolare malia che ha lo strano potere di inebriare. Tuttavia,  un'impresa ardua girarla a piedi, a meno che non si abbiano mantici al posto dei polmoni, poich tutto il centro scende e sale lungo i fianchi di ripidi declivi.
L'aeroporto di La Paz si trova a circa millecinquecento metri sopra la citt, al margine dell'Altiplano: il freddo, ondulato territorio montano che  la caratteristica topografica dominante di questa regione. Santha e io atterrammo qui molto dopo la mezzanotte con un volo da Lima che portava ritardo. Nella sala arrivi piena di correnti d'aria ci offrirono t di coca in tazzine di plastica quale profilattico contro il mal di montagna. Dopo molte lungaggini e insistenze riuscimmo a ritirare i bagagli alla dogana, salimmo su un vecchio taxi di fabbricazione americana e sferragliando e scricchiolando scendemmo verso le fioche luci gialle della citt gi, gi, in fondo.

Lago Titicaca.

Echi di un cataclisma
Intorno alle quattro dell'indomani pomeriggio partimmo alla volta del Lago Titicaca con una jeep presa a noleggio; avanzammo a fatica negli incomprensibili ed eterni ingorghi da ora di punta della citt, quindi ci lasciammo alle spalle i grattacieli e le catapecchie per addentrarci nei vasti, nitidi orizzonti dell'Altiplano.
Dapprima, mentre eravamo ancora vicini alla citt, il nostro itinerario ci port attraverso una zona di squallide periferie e bidonville sparse, dove i marciapiedi erano tutti fiancheggiati da officine meccaniche e depositi di rottami. Tuttavia, pi ci allontanavamo da La Paz e pi gli insediamenti si diradavano, finch ogni traccia di abitazioni umane spar quasi del tutto. Le ondulate savane deserte e senza alberi delimitate in lontananza dalle vette incappucciate di neve della Cordillera Real, creavano uno spettacolo indimenticabile di bellezza e di forza della natura. Ma il luogo infondeva anche una senso di arcano, che sembrava aleggiare sopra le nuvole come un regno incantato.
Sebbene la nostra destinazione finale fosse Tiahuanaco, quella sera eravamo diretti alla citt di Copacabana, situata su un promontorio vicino al limite meridionale del Lago Titicaca. Per raggiungerla dovemmo attraversare un braccio d'acqua con un improvvisato traghetto per automobili dal villaggio di pescatori di Tiquine. Poi, mentre calava il crepuscolo, seguimmo la strada principale, ormai poco pi di una pista stretta e irregolare, su per una serie di ripidi tornanti fino ad arrivare alla spalla di uno sperone. Da quel punto si dispiegava un panorama fatto di contrasti: le acque scurissime del lago sottostante sembravano estendersi ai margini di un oceano infinito immerso in ombre cupe, e allo stesso tempo le vette frastagliate delle montagne incappucciate di neve in lontananza risplendevano ancora dell'abbacinante luce del sole.
Fin dal primo momento il Lago Titicaca mi sembr un posto speciale. Sapevo che si trovava a circa tremilaottocento metri sopra il livello del mare, che era attraversato dalla frontiera tra il Per e la Bolivia, che aveva una superficie di oltre cinquemila chilometri quadrati e misurava duecentoventi chilometri di lunghezza per circa centodieci di larghezza. Sapevo anche che era profondo, arrivando in alcuni punti fino a trecento metri, e che aveva una storia geologica sconcertante.
Questi sono i suoi misteri, e alcune delle soluzioni proposte:
1  Sebbene ora si trovi a oltre tre chilometri sopra il livello del mare, la zona circostante il Lago Titicaca  cosparsa di milioni e milioni di conchiglie marine fossili. Da questo fatto si desume che probabilmente a un certo punto l'intero Altiplano fu spinto verso l'alto dal fondo marino, forse in conseguenza del generale sollevamento della terra che form l'intero Sud America. Durante questo sconvolgimento grandi masse di acqua oceanica, insieme a miriadi e miriadi di creature marine viventi, furono sollevate e riversate tra i rilievi andini.132 Si ritiene che ci sia accaduto almeno circa cento milioni di anni fa.133
2  Paradossalmente, nonostante questo evento sia accaduto in epoca tanto remota, il Lago Titicaca ha conservato fino ai nostri giorni una ittiofauna marina;134 in altre parole, sebbene ora sia situato a centinaia di chilometri dall'oceano, molti pesci e crostacei che lo popolano appartengono a specie oceaniche (pi che di acqua dolce). Tra le sorprendenti creature portate in superficie dalle reti dei pescatori ci sono stati esemplari di Hippocampus (il cavalluccio marino).135 Inoltre, come ha rilevato un'autorit in questo campo, le varie specie di Allorquestes (hyalella inermis, ecc.) e altri esemplari di fauna marina non lasciano dubbi sul fatto che in passato questo lago fosse molto pi salato di oggi o, pi correttamente, che era costituito da acqua di mare, la quale fu arginata e imprigionata tra le Ande quando il continente si sollev.136
3  Questo, quindi,  quanto c' da dire sugli eventi che potrebbero aver dato origine al Lago Titicaca. Fin dalla sua formazione questo grande mare interno e lo stesso Altiplano, hanno subito molti altri cambiamenti drastici e drammatici. Fra questi, di gran lunga il pi notevole  che a quanto pare l'estensione del lago  oscillata enormemente, come indica l'esistenza di un'antica linea di costa visibile in molte parti del terreno circostante. Fatto sconcertante, questa linea di costa non  uniforme, bens si abbassa considerevolmente da nord verso sud su una notevole distanza orizzontale. All'estremo punto settentrionale esaminato si trova addirittura novanta metri pi in alto del Titicaca, mentre seicentocinquanta chilometri pi a sud corre ottantatr metri sotto l'attuale livello del lago.137 Da questi e molti altri dati, i geologi hanno dedotto che l'Altiplano si sta ancora alzando lentamente, ma in modo sbilanciato, sicch vengono raggiunte altezze maggiori nella parte settentrionale e minori in quella meridionale. Si ritiene che il processo in questione pi che alle variazioni del livello delle acque del Titicaca (anche se si sono senza dubbio verificate) sia legato a variazioni del livello dell'intero terreno su cui si estende il lago.138
4  Ma, molto pi difficile da spiegare in questi termini, considerati i lunghissimi periodi di tempo che presumibilmente le trasformazioni geologiche di grande portata richiedono,  il dato inconfutabile che la citt di Tiahuanaco un tempo era un porto, con tanto di estesi moli situati proprio in riva al Lago Titicaca.139 Il problema  che ora le rovine di Tiahuanaco si trovano a circa venti chilometri a sud del lago, e oltre trenta metri pi in alto dell'attuale linea di costa.140 Quindi, ne consegue che nel periodo successivo alla fondazione della citt deve essere accaduta una di queste due cose: o il livello del lago si  abbassato di molto, oppure la terra su cui sorge Tiahuanaco si  sollevata in misura corrispondente.
5  Nell'uno o nell'altro caso  chiaro che si sono verificati degli sconvolgimenti fisici enormi. Alcuni di questi, come il sollevamento dell'Altiplano dal fondo dell'oceano, hanno sicuramente avuto luogo in ere geologiche remote, prima dell'avvento della civilt umana. Altri, invece, sono molto pi recenti e sicuramente si sono verificati dopo la costruzione di Tiahuanaco.141 La domanda, quindi,  la seguente: quando fu fondata Tiahuanaco?
L'opinione storica ortodossa  che le rovine non possono risalire a molto prima del 500 d.C.142 Tuttavia, esiste anche una cronologia alternativa la quale, anche se non accettata dalla maggioranza degli studiosi, sembra pi in armonia con la scala dei sollevamenti terrestri che si sono verificati in questa regione. Basata sui calcoli matematici/astronomici del professor Arthur Posnansky dell'Universit di La Paz e del professor Rolf Muller (che mise anche in dubbio la datazione ufficiale di Machu Picchu), riporta la fase principale di costruzione di Tiahuanaco indietro al 15.000 a.C. Questa cronologia indica anche che successivamente la citt fu bersaglio della furia distruttiva di una catastrofe naturale di immensa portata intorno all'undicesimo millennio a.C., per poi rapidamente essere separata dalla riva del lago.143
Nell'undicesimo capitolo prenderemo in esame le scoperte di Posnansky e di Muller, secondo le quali la grande citt andina di Tiahuanaco fior nell'ultimo Periodo Glaciale, nel cuore oscuro e senza luna della notte preistorica.

9

UN RE ANTICO E FUTURO
Durante i miei viaggi nelle Ande mi era capitato di leggere parecchie volte una curiosa variante della tradizione principale di Viracocha. In questa versione, originaria della zona intorno al Lago Titicaca chiamata il Collao, il divino eroe civilizzatore si chiamava Thunupa:
Thunupa apparve sull'Altiplano nei tempi antichi, arrivando da nord con cinque discepoli. Un uomo bianco di nobile presenza, con gli occhi azzurri e la barba, egli era sobrio, verecondo e predicava contro l'ubriachezza, la poligamia e la guerra.144
Dopo aver coperto grandi distanze viaggiando sulle Ande, dove cre un regno pacifico e insegn agli uomini tutte le arti della civilt,145 Thunupa fu attaccato e gravemente ferito da un gruppo di cospiratori invidiosi:
Misero il suo corpo benedetto su una barca di giunco totora e la spinsero sul Lago Titicaca. L... egli si allontan a una velocit tale che quelli che avevano cercato di ammazzarlo con tanta crudelt rimasero impalati in preda al terrore e allo sgomento, giacch quel lago non ha correnti... La barca tocc terra a Cochamarca, dove oggi c' il fiume Desguardero. Secondo la tradizione india la barca cozz contro la riva con una forza tale che cre il fiume Desguardero, che prima di allora non esisteva. E sull'acqua cos liberata il santo corpo fu portato lontano molte leghe, fino alla marina di Arica...146

Barche, acqua e salvezza
Questo racconto presenta curiosi paralleli con la storia di Osiride, l'antico grande dio egizio della morte e della resurrezione. L'esposizione pi esauriente del mito originario di questa figura misteriosa ci  data da Plutarco147 e narra che, dopo aver portato i doni della civilizzazione al suo popolo, insegnandogli ogni genere di pratiche utili, abolendo il cannibalismo e i sacrifici umani, e dotandolo del primo codice di leggi, Osiride lasci l'Egitto e viaggi per il mondo per portare i benefici della civilt anche alle altre nazioni. Non costrinse mai i barbari che incontr ad accettare le sue leggi, preferendo invece discutere e convincerli con il ragionamento. Si riferisce anche che trasmise i suoi insegnamenti per mezzo di inni e canti accompagnati da strumenti musicali.
Ma, durante la sua assenza, settantadue uomini della sua corte tramarono contro di lui, capeggiati da suo cognato Set. Al suo ritorno i cospiratori lo invitarono a un banchetto dove misero in palio un magnifico forziere di legno e oro per quel commensale al cui corpo l'interno si fosse adattato alla perfezione. Osiride non sapeva che il forziere era stato costruito su misura per lui. Perci, quando gli ospiti riuniti cercarono uno per volta di entrarvi, non ci riuscirono. Osiride, invece, si distese comodamente al suo interno. Ma non fece in tempo a uscire che i cospiratori si precipitarono avanti, inchiodarono ben bene il coperchio e sigillarono perfino le crepe con piombo fuso per impedire che entrasse aria. Quindi il forziere fu gettato nel Nilo. Ma, anzich affondare come previsto, si allontan rapidamente galleggiando, trasportato dalla corrente per un lungo tratto finch raggiunse il mare.
A questo punto intervenne la dea Iside, moglie di Osiride. Ricorrendo a tutte le sue grandi arti magiche per cui era famosa, trov il forziere e lo nascose in un luogo segreto. Ma Set, il suo malvagio fratello, mentre era a caccia nelle paludi lo trov, lo apr e in preda a una furia selvaggia tagli il corpo del re in quattordici pezzi che sparse tutt'intorno.
Ancora una volta Iside part in soccorso del marito. Costru una piccola barca di papiro ricoperto di catrame e si avvi sul Nilo alla ricerca dei resti. Quando li ebbe trovati fece dei potenti sortilegi per riunire le parti smembrate in modo che il corpo riacquistasse la forma primitiva. Poi, in condizioni intatte e perfette, Osiride sub un processo di rinascita astrale per diventare dio dei morti e re dell'oltretomba, e da quelle regioni, narra la leggenda, tornava di quando in quando sulla terra nelle sembianze di un uomo mortale.148
Sebbene ci siano enormi differenze tra queste due tradizioni  curioso che Osiride in Egitto e Thunupa-Viracocha nel Sud America abbiano in comune tutti i seguenti punti:
  entrambi furono grandi civilizzatori;
  entrambi furono vittime di una cospirazione;
  entrambi furono assaliti;
  entrambi furono chiusi in un contenitore o in un'imbarcazione di qualche sorta;
  entrambi furono gettati in acqua;
  entrambi si allontanarono su un fiume trascinati dalla corrente;
  entrambi alla fine arrivarono al mare.
Questi paralleli vanno considerati pure coincidenze e accantonati? Oppure sotto potrebbe esserci qualche nesso?

Le barche di giunco di Suriqui
L'aria era alpina e mi trovavo seduto a prua di una lancia a motore che avanzava a una velocit di circa venti nodi sulle acque gelide del Lago Titicaca. Sopra, il cielo era di un azzurro terso, e rifletteva sfumature d'acquamarina e turchese verso riva, mentre la vasta massa del lago, scintillando in tonalit ramate e argentate, sembrava estendersi all'infinito...
I brani delle leggende che parlavano di imbarcazioni fatte di giunchi andavano controllati: infatti, sapevo che le barche di giunco totora erano una forma tradizionale di trasporto su questo lago. Tuttavia l'antica arte richiesta per costruire barche di questo tipo negli ultimi anni si era andata atrofizzando, e ora eravamo diretti verso Suriqui, l'unico posto dove le facevano ancora secondo la tradizione.
Sull'Isola Suriqui, in un piccolo villaggio vicino alle rive del lago, trovai due indios anziani intenti a costruire una barca con fasci di giunco totora. L'elegante imbarcazione, che sembrava quasi ultimata, era lunga circa cinque metri. Era larga al centro ma stretta a entrambe le estremit, e la prua e la poppa erano alte e incurvate.
Mi sedetti a guardare per un po'. Il pi vecchio dei due costruttori, che indossava un cappello di feltro marrone sopra un curioso berretto di lana a punta, spingeva ripetutamente il piede sinistro nudo contro il fianco dell'imbarcazione per fare pi leva mentre tirava e stringeva le corde che tenevano a posto i fasci di giunchi. Notai che di quando in quando si strofinava un pezzo di corda contro la fronte sudata, inumidendola per aumentarne l'aderenza.
La barca, circondata da polli ed esaminata di tanto in tanto da un timido alpaca che brucava, stava in mezzo a un mucchio di giunchi di scarto nell'aia di una fattoria malandata. Fu la prima di una serie che riuscii a studiare nell'arco delle ore che seguirono e, nonostante la cornice fosse inconfondibilmente andina, mi ritrovai a pi riprese sopraffatto da un senso di dj vu di un altro luogo e di un'altra epoca. La ragione era che le imbarcazioni di totora di Suriqui erano praticamente identiche, sia nel metodo di costruzione sia nell'aspetto finito, ai bei battelli realizzati con canne di papiro su cui i faraoni avevano solcato il Nilo migliaia di anni prima. Nei miei viaggi in Egitto avevo esaminato molte immagini di quelle barche dipinte sulle pareti di antiche tombe. Vederle ora riportate in vita in modo tanto pittoresco su un'oscura isola del Lago Titicaca mi fece correre un brivido gi per la schiena, anche se le mie ricerche mi avevano in parte preparato a questa coincidenza. Sapevo che non era mai stata data una spiegazione soddisfacente di come analogie cos grandi e nette fin nei dettagli nella costruzione di barche potessero essersi verificate in due luoghi tanto distanti. Tuttavia, per citare le parole di un'autorit nel campo della navigazione antica che si era dedicata a questo mistero:
Avevano la stessa forma compatta, appuntita e rialzata a entrambe le estremit, e corde passavano senza interruzioni dal ponte tutt'intorno al fondo della barca... Ogni pagliuzza era sistemata con la massima precisione per raggiungere una perfetta simmetria e un'eleganza idrodinamica, mentre i fasci erano legati cos strettamente da sembrare... tanti tronchi dorati piegati a formare una punta affusolata a prua e a poppa.149
Le imbarcazioni di canne dell'antico Nilo e quelle del Lago Titicaca (il cui disegno originale, gli indios del posto sostenevano di averlo ricevuto dalla gente di Viracocha),150 avevano altri punti in comune. Per esempio, sia le une sia le altre erano munite di vele montate su particolari alberi biforcuti.151 Inoltre, tutti e due i tipi erano stati utilizzati per il trasporto a lunga distanza di materiali da costruzione di peso eccezionale: obelischi e blocchi di pietra giganteschi destinati ai templi di Giza, Luxor e Abido da una parte, e ai misteriosi edifici di Tiahuanaco dall'altra.
In quei tempi lontani, prima che il Lago Titicaca si abbassasse di oltre novanta metri, Tiahuanaco s'ergeva al limitare dell'acqua dominando un panorama di imponente e sacra bellezza. Ora la grande citt portuale, la capitale di Viracocha in persona, si stendeva sperduta in mezzo ad alture erose e deserte distese pianeggianti spazzate dai venti.

La strada per Tiahuanaco...
Dopo essere tornati sulla terraferma da Suriqui attraversammo a bordo della jeep noleggiata quelle distese pianeggianti, sollevando una nuvola di polvere. L'itinerario ci port attraverso le citt di Puccarani e Laha, popolate da flemmatici indios aymar che percorrevano a passo lento le strette stradine acciottolate e sedevano placidi nelle piazzette soleggiate.
Quelle persone erano i discendenti dei costruttori di Tiahuanaco, come affermavano gli studiosi? Oppure avevano ragione le leggende? L'antica citt era opera di stranieri dotati di poteri divini che si erano stabiliti qui, tanto, tanto tempo fa?

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LA CITT PRESSO LA PORTA DEL SOLE
I primi viaggiatori spagnoli che visitarono le rovine della citt boliviana di Tiahuanaco intorno all'epoca della conquista, rimasero colpiti dalle incredibili dimensioni dei suoi edifici e dall'atmosfera di mistero che li permeava. Chiesi agli indigeni se quegli edifici erano stati costruiti ai tempi degli incas, scriveva il cronista Pedro Cieza de Leon, risero della domanda, affermando che erano stati realizzati molto tempo prima del regno inca e... che avevano saputo dai loro antenati che tutto quello che si vedeva l apparve all'improvviso nel volgere di una sola notte...152 Intanto un altro visitatore spagnolo dello stesso periodo registrava una tradizione secondo la quale le pietre erano state sollevate miracolosamente da terra: Furono trasportate attraverso l'aria al suono di una tromba.153
Non molto tempo dopo la conquista una descrizione dettagliata della citt fu stilata dallo storico Garcilaso de la Vega. Non c'erano ancora stati saccheggi di tesori o di materiali da costruzione e, sebbene devastato dal tempo, il luogo era ancora abbastanza magnifico da farlo restare senza fiato:
Ora dobbiamo spendere qualche parola sui grandi e quasi incredibili edifici di Tiahuanaco. C' una collina artificiale, molto alta, eretta su fondamenta di pietra in modo che la terra non frani. Ci sono figure gigantesche scolpite nella pietra... queste sono molto consumate, il che sta a dimostrare che sono antichissime. Ci sono muri, composti da pietre talmente enormi che  difficile immaginare quale forza umana abbia potuto collocarle. E ci sono i resti di strane costruzioni, tra cui le pi eccezionali sono portali di pietra, sbozzati nella roccia viva; questi poggiano su basamenti lunghi circa nove metri, larghi quattro e mezzo e spessi un metro e ottanta, e il basamento e il portale sono fatti di un unico pezzo... In che modo, e con l'uso di quali strumenti o arnesi, sia stato possibile realizzare opere massicce di queste dimensioni sono domande a cui non siamo in grado di rispondere... N si riesce a immaginare come sia stato possibile trasportare fino a qui pietre tanto enormi...154

Tiahuanaco.
Questo, nel sedicesimo secolo. Pi di quattrocento anni dopo, alla fine del ventesimo, mi trovai a condividere la perplessit di Garcilaso. Sparsi per Tiahuanaco, quasi una sfida per i saccheggiatori che negli ultimi anni avevano fatto man bassa nella zona, s'ergevano monoliti grandissimi e ingombranti e tuttavia cos ben tagliati che sembravano quasi opera di esseri sovrumani.

Il tempio sprofondato
Come un discepolo ai piedi del maestro, mi sedetti sul pavimento del tempio sprofondato e alzai lo sguardo sul volto enigmatico che tutti gli studiosi di Tiahuanaco erano convinti raffigurasse Viracocha. Un numero incalcolabile di secoli fa, mani sconosciute avevano scolpito quell'effigie in un'alta colonna di roccia rossa. Sebbene ormai molto erosa, era il ritratto di un uomo in pace con se stesso. Era il ritratto di un uomo potente...
Aveva la fronte alta, e due grandi occhi tondi. Il suo naso era diritto, stretto all'attaccatura ma si allargava verso le narici. Le labbra erano carnose. Il suo tratto distintivo, per, era l'elegante e imponente barba, che aveva l'effetto di rendere il suo viso pi largo alle mascelle rispetto alle tempie. Guardando pi attentamente, notai che lo scultore aveva ritratto un uomo dalla pelle rasata tutt'intorno alle labbra con il risultato che i baffi cominciavano nella parte alta delle guance, quasi parallelamente alla punta del naso. Di l scendevano descrivendo una stravagante curva accanto agli angoli della bocca, e formavano un pizzo esagerato sul mento, per poi seguire il contorno della mandibola fino alle orecchie.
Sopra e sotto le orecchie, ai lati della testa, erano scolpite strane immagini di animali. O forse sarebbe meglio descrivere quegli intagli come immagini di strani animali, poich sembravano grandi e goffi mammiferi preistorici con grosse code e zampe deformi.
C'erano altri particolari interessanti. Per esempio, la figura di pietra di Viracocha era stata scolpita con le braccia e le mani incrociate, una sull'altra, sopra una lunga, ampia veste. Ai lati di questa veste la forma sinuosa di un serpente saliva a zigzag da terra fino all'altezza delle spalle. E mentre guardavo quel bel motivo (il cui originale forse era ricamato su una ricca stoffa) l'immagine di Viracocha che mi venne in mente fu quella di un mago o uno stregone, una figura barbuta che ricordava Merlino, vestita in maniera originale e meravigliosa, che faceva apparire il fuoco dal cielo.
Il tempio in cui s'ergeva la colonna di Viracocha era senza tetto e consisteva in una grande fossa rettangolare, simile a una piscina, profonda un metro e ottanta centimetri. Il pavimento, lungo circa dodici metri e largo nove, era composto da ghiaia dura e piatta. Le solide pareti verticali erano formate da conci perfettamente tagliati di varie grandezze disposti molto vicini gli uni agli altri senza malta alle giunture, e inframmezzati da stele grezze pi alte. Una rampa di scale scendeva dalla parete meridionale, ed ero entrato di l.
Girai diverse volte intorno alla figura di Viracocha, posando le dita sulla colonna di pietra scaldata dal sole, nel tentativo di indovinare la sua funzione. Era alta pi o meno due metri e dieci centimetri ed era rivolta verso sud, con le spalle alla vecchia linea di costa del Lago Titicaca (che originariamente si trovava a meno di centottanta metri di distanza).155 Disposte dietro questo obelisco centrale, poi, ce ne erano altre due, pi piccole, che forse dovevano rappresentare i leggendari compagni di Viracocha. Mentre le fissavo, tutte e tre le figure, nella loro verticalit severa e formale, gettavano ombre nette, poich il sole aveva passato lo zenit.
Mi risedetti sul pavimento e volsi lentamente lo sguardo tutt'intorno nel tempio. Certo, Viracocha lo dominava, come il direttore di un'orchestra, ma il particolare pi straordinario si trovava senza dubbio altrove: allineate lungo le pareti, in diversi punti e a diverse altezze, spuntavano dozzine e dozzine di teste umane scolpite nella pietra. Erano teste a tutto tondo, che sporgevano tridimensionali dai muri. Riguardo alla loro funzione gli studiosi avevano varie (e contraddittorie) opinioni.

La piramide
Guardando verso ovest dal pavimento del tempio sprofondato riuscivo a vedere un muro immenso in cui si apriva un imponente portale geometrico fatto di grossi lastroni. In mezzo alla porta si stagliava contro il sole pomeridiano la figura di un gigante. Sapevo che quel muro delimitava un'area delle dimensioni di un campo da parata chiamata il Kalasasya (una parola che nella locale lingua aymar significa semplicemente Posto delle Pietre Verticali).156 E il gigante era una delle enormi sculture logorate dal tempo citate da Garcilaso de la Vega.
Ero impaziente di darle un'occhiata, ma per il momento la mia attenzione fu distolta in direzione sud da un colle artificiale, alto quindici metri, che si trovava quasi di fronte a me mentre risalivo i gradini per uscire dal tempio sprofondato. L'altura, anch'essa menzionata da Garcilaso, era conosciuta come la Piramide Accapna. Come le piramidi di Giza in Egitto, era orientata con sorprendente precisione verso i punti cardinali. A differenza di quelle, per, la sua pianta era un po' irregolare. Comunque, misurava approssimativamente duecentodieci metri su ogni lato, il che significava che era un'opera architettonica mastodontica e l'edificio pi importante di Tiahuanaco.
La raggiunsi, e passai un po' di tempo a girarle intorno e a scalarla. Originariamente era una piramide a gradoni dai perfetti fianchi di terra ricoperta di grossi blocchi di andesite. Nei secoli dopo la conquista, per, era stata usata come cava dai costruttori giunti fin dalla lontana La Paz, con il risultato che ora rimaneva solo circa il dieci per cento dei suoi superbi blocchi di rivestimento.
Quali tracce, quali prove, si erano portati via quei ladri ignoti? Mentre mi arrampicavo su per i fianchi violati e aggiravo i profondi avvallamenti erbosi in cima all'Accapna, mi resi conto che probabilmente non si sarebbe mai arrivati a scoprire la vera funzione della piramide. Si sapeva per certo solo che non era stata semplicemente decorativa o cerimoniale. Al contrario, sembrava quasi che fosse un qualche arcano tipo di congegno o meccanismo. Nel cuore delle sue viscere, gli archeologi avevano scoperto una complicata rete di cunicoli a zigzag di pietra, rivestiti di magnifici conci. Questi ultimi erano angolati e incastrati ad arte (con un gioco di mezzo millimetro), e servivano a convogliare, a mo' di chiuse, l'acqua gi da un grande serbatoio situato in cima alla costruzione, attraverso una serie di livelli discendenti, fino a un fossato che la circondava completamente e lambiva la sua base sul lato meridionale.157
Tanta cura e attenzione erano state dedicate a quella grande opera idraulica, tante ore di paziente lavoro altamente qualificato, che, senza una funzione precisa, rendevano l'Accapna un mistero inspiegabile. Sapevo che numerosi archeologi si erano chiesti se questa funzione non fosse legata a qualche culto della pioggia o del fiume che contemplava una venerazione primitiva dei poteri e degli attributi dell'acqua che scorre a grande velocit.
Una sinistra indicazione, secondo la quale la tecnologia sconosciuta della piramide poteva avere scopi letali, derivava dal significato delle parole Hake e Apana nell'antica lingua aymar ancora parlata da queste parti: Hake significa 'persone' o 'uomini'; Apana significa 'perire' (probabilmente per acqua). Quindi Accapna  un luogo dove la gente perisce...158
Un altro commentatore, per, dopo aver fatto un'attenta valutazione del sistema idraulico, propose una soluzione diversa, e cio che con tutta probabilit le chiuse facevano parte di una tecnica di lavorazione, che probabilmente impiegava acqua corrente per il lavaggio dei minerali.159

La porta del sole
Lasciando il lato occidentale dell'enigmatica piramide, avanzai verso l'angolo sud-ovest del recinto conosciuto come il Kalasasya. Adesso riuscivo a vedere perch era stato chiamato il Posto delle Pietre Verticali: infatti, era esattamente questo. In un muro costituito da massicci blocchi trapezoidali, erano stati conficcati a intervalli regolari enormi monoliti alti quattro metri, simili a tanti pugnali con il manico piantato nella terra rossa dell'Altiplano. L'effetto era quello di uno steccato gigantesco, di quasi centocinquanta metri di lato, che si levava dal terreno per un'altezza pari quasi al doppio della profondit del tempio interrato.
Quindi, il Kalasasya era una fortezza? Apparentemente no. Oggi gli studiosi riconoscono che la sua funzione era quella di un sofisticato osservatorio astronomico. Pi che tenere a bada i nemici, il suo scopo era di fissare gli equinozi e i solstizi, e di predire, con precisione matematica, le varie stagioni dell'anno. Certe strutture all'interno dei suoi muri (e perfino nei muri stessi), sembravano essere state allineate secondo particolari gruppi di stelle e progettate per facilitare la misurazione dell'amplitudine del sole in estate, inverno, autunno e primavera.160 Inoltre, la famosa Porta del Sole, che s'ergeva nell'angolo nord-occidentale del recinto, non costituiva solo un'opera d'arte di rilevanza universale ma era considerata da quelli che l'avevano studiata un complesso e accurato calendario inciso nella pietra:
Pi si familiarizza con la scultura e pi ci si convince che la singolare disposizione e la pittoricit delle immagini di questo calendario non possono assolutamente essere semplicemente il risultato del capriccio estremo e imprevedibile di un artista, ma che i suoi geroglifici, del tutto logici, costituiscono l'eloquente raccolta delle osservazioni e dei calcoli di uno scienziato... Il Calendario non avrebbe potuto essere disegnato e progettato in altro modo che questo.161
Le mie ricerche preparatorie mi avevano infuso una particolare curiosit per la Porta del Sole e, indubbiamente, per il Kalasasya nel suo insieme. Infatti, alcuni allineamenti astronomici e solari che prenderemo in esame nel prossimo capitolo avevano reso possibile un calcolo approssimativo del periodo in cui il Kalasasya doveva essere stato progettato. Questi allineamenti indicavano la controversa data del 15.000 a. C., ossia circa diciassettemila anni fa.

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VESTIGIA D'ANTICHIT
Nella sua voluminosa opera Tiahuanacu: the Cradle of American Man [Tiahuanacu: la culla dell'uomo americano], il defunto professor Arthur Posnansky (un formidabile studioso tedesco-boliviano, le cui ricerche su quelle rovine durarono quasi cinquant'anni) spiega i calcoli archeoastronomici che hanno portato alla sua controversa ridatazione di Tiahuanaco. Questi, sostiene, sono stati basati solo ed esclusivamente sulla differenza tra l'obliquit dell'eclittica nel periodo in cui il Kalasasya fu costruito e quella di oggi.162
Che cos', esattamente, l'obliquit dell'eclittica, e perch attribuisce a Tiahuanaco un'et di diciassettemila anni?
Secondo la definizione del dizionario,  l'angolo tra il piano dell'orbita terrestre e quello dell'equatore celeste, attualmente pari all'incirca a 23 27'.163
Per chiarire questo oscuro concetto astronomico, immaginiamo la terra come una nave, che solchi il vasto oceano del cielo. Come tutti i natanti (siano essi pianeti o golette), rolla leggermente insieme alle onde che si muovono sotto il suo scafo. Immaginatevi di stare a bordo di quella nave mentre rolla, in piedi sul ponte, lo sguardo fisso sul mare. Vi alzate sulla cresta di un'onda e il vostro orizzonte visibile aumenta, ricadete dentro un ventre e diminuisce. Il movimento  regolare, matematico, come il ticchettio di un grande metronomo: un costante, quasi impercettibile, oscillante, perpetuo mutamento dell'angolo tra la vostra persona e l'orizzonte.
Ora immaginate di nuovo la terra. Mentre si muove nello spazio, come ogni scolaro ben sa, nella sua orbita intorno al sole l'asse della rotazione giornaliera del nostro bel pianeta azzurro si trova leggermente inclinato rispetto alla verticale. Da ci consegue che anche l'equatore terrestre, e di qui l'equatore celeste (che non  altro che un prolungamento immaginario dell'equatore terrestre nella sfera celeste) deve trovarsi a un certo angolo rispetto al piano orbitale. E quell'angolo, in un momento qualsiasi,  l'obliquit dell'eclittica. Ma poich la terra  una nave che rolla, la sua obliquit cambia ciclicamente nell'arco di periodi lunghissimi. Durante ogni ciclo di 41.000 anni, l'obliquit varia, con la precisione e la prevedibilit di un cronografo svizzero, tra 22,1 e 24,5.164 L'ordine in cui un angolo seguir l'altro, come anche l'ordine di tutti gli angoli precedenti (in un qualsiasi periodo della storia) pu essere calcolato per mezzo di alcune semplici equazioni. Queste sono state espresse sotto forma di una curva su un grafico (originariamente tracciato nel 1911 a Parigi dalla Conferenza Internazionale delle Effemeridi), e da questo grafico  possibile abbinare con sicurezza e precisione angoli e date storiche.
Posnansky fu in grado di datare il Kalasasya perch il ciclo dell'obliquit altera gradualmente la posizione azimutale dell'alba e del tramonto del sole da un secolo all'altro.165 Stabilendo gli allineamenti solari di alcune costruzioni principali che allora sembravano fuori centro, dimostr in maniera convincente che l'obliquit dell'eclittica all'epoca della costruzione del Kalasasya era di 23 8' e 48. Quando quell'angolo fu tracciato sul grafico disegnato dalla Conferenza Internazionale delle Effemeridi si scopr che corrispondeva a una data del 15.000 a.C.166
Naturalmente, tutti gli storici e gli archeologi ortodossi erano impreparati a riconoscere a Tiahuanaco un'origine cos remota e preferivano invece, come rilevato nell'ottavo capitolo, convenire sulla stima sicura del 500 d.C. Tra il 1927 e il 1930, per, diversi scienziati di altre discipline verificarono accuratamente le ricerche astronomico-archeologiche di Posnansky. Questi scienziati, membri di un'equipe dinamica che studiava anche molte altre zone archeologiche delle Ande, erano il dottor Hans Ludendorff (allora direttore dell'Osservatorio Astronomico di Potsdam), il dottor Friedrich Becker della Specula Vaticana e altri due astronomi: il professor dottor Arnold Kohlschutter dell'Universit di Bonn e il dottor Rolf Muller dell'Istituto di Astrofisica di Potsdam.167
Alla fine di tre anni di lavoro, gli scienziati conclusero che Posnansky aveva fondamentalmente ragione. Senza occuparsi delle ripercussioni delle loro scoperte sul paradigma storico dominante, si limitarono a esporre i fatti osservabili riguardo agli allineamenti astronomici delle varie costruzioni di Tiahuanaco. Il pi importante in assoluto di questi era che il Kalasasya era stato progettato per corrispondere a osservazioni del cielo effettuate moltissimo tempo fa, molto, molto prima del 500 d.C. Dichiararono che la data del 15.000 a.C. proposta da Posnansky rientrava agevolmente nei limiti del possibile.168
Se Tiahuanaco era davvero fiorita tanto tempo prima dell'alba della storia, che genere di persone l'avevano costruita, e a quale scopo?

Figure vestite da pesce
All'interno del Kalasasya c'erano due statue enormi. La prima, una figura soprannominata El Fraile (il frate) stava nell'angolo sud-occidentale, la seconda, pressappoco al centro dell'estremit orientale del recinto, era il gigante che avevo notato dal tempio sprofondato.
Scolpito in un blocco di arenaria rossa, consunto e incredibilmente antico, El Fraile si levava per un'altezza di circa un metro e ottanta, e raffigurava un essere umanoide e androgino dagli occhi e dalle labbra enormi. Nella mano destra stringeva qualcosa che ricordava un coltello dalla lama ondulata come un kriss indonesiano. Nella sinistra aveva un oggetto che somigliava a un libro rilegato munito di cerniere. Dall'estremit superiore di questo libro, per, spuntava qualcosa che era stato inserito al suo interno come in un fodero.
Dalla cintola in gi la figura era coperta da una veste di squame di pesce e, quasi per confermare questa impressione, lo scultore aveva foggiato le singole squame con file e file di piccole teste di pesce molto stilizzate. Posnansky aveva attribuito in modo convincente a questo simbolo il significato di pesci in generale.169 Sembrava, quindi, che El Fraile fosse il ritratto di un immaginario o simbolico uomo pesce. La statua indossava anche una cintura scolpita con le immagini di diversi grossi crostacei, e quindi quest'idea sembrava tanto pi verosimile. Che cosa voleva dire?

Bassorilievo assiro che ritrae una figura vestita di pesci.
Ero venuto a conoscenza di una tradizione locale che a mio avviso avrebbe potuto fare luce sulla questione. Era molto antica e narrava di di del lago dalle code di pesce chiamati Chullua e Umantua.170 Nella leggenda, e nelle figure vestite da pesce, sembrava esserci un'eco curiosa e fuori posto dei miti mesopotamici, che parlavano in modo strano e diffuso di esseri anfibi dotati di ragione, che avevano visitato il paese di Sumer nella remota preistoria. Il capo di queste creature si chiamava Oannes (o Uan).171 Secondo lo scriba caldeo, Berosso:
Tutto il corpo di [Oannes] era come quello di un pesce; e sotto una testa di pesce ne aveva un'altra, e in fondo anche piedi, simili a quelli di un uomo, attaccati alla coda del pesce. Anche la sua voce e la sua lingua erano articolate e umane; e un suo ritratto si  conservato fino a oggi... Quando il sole tramontava, era abitudine di questo Essere rituffarsi in mare, e dimorare per tutta la notte negli abissi; era, infatti, anfibio.172
Secondo le tradizioni riferite da Berosso, Oannes fu innanzitutto un civilizzatore:
Durante il giorno soleva conversare con gli uomini, ma non consumava cibo in quell'arco di tempo; e li rese capaci di intendere le lettere e le scienze, e ogni genere di arte. Insegn loro a costruire case, a fondare templi, a redigere leggi, e li illumin nei principii del sapere geometrico. Spieg come distinguere i semi della terra, e mostr come raccogliere frutti; in breve, li istru in ogni cosa che potesse servire ad addolcire le maniere e a umanizzare il genere umano. Da allora, tanto universali furono i suoi insegnamenti che nulla di essenziale  stato aggiunto a migliorarli...173
Le immagini superstiti delle creature di Oannes che avevo visto nei bassorilievi babilonesi e assiri ritraevano chiaramente uomini vestiti da pesce. Le squame formavano il motivo dominante delle vesti, proprio come in quelle indossate da El Fraile. Un'altra analogia era che le figure babilonesi tenevano in entrambe le mani degli oggetti non identificati. Se la memoria non mi ingannava (e in seguito ne ebbi conferma) quegli oggetti erano tutt'altro che identici a quelli di El Fraile. Tuttavia, erano abbastanza simili da attirare l'attenzione.174
L'altro grande idolo del Kalasasya era collocato verso l'estremit orientale dello spiazzo, di fronte alla porta principale, ed era un imponente monolite di andesite grigia, di enorme spessore e alto all'incirca due metri e settanta centimetri. La grossa testa spuntava direttamente dalle immense spalle e il viso a lastra fissava inespressivo il vuoto. Indossava una corona, o una specie di fascia, e i capelli erano intrecciati a formare ordinate file di ciocche spioventi, pi chiaramente visibili sul dietro.
La figura aveva anche intagli elaborati e decorazioni su gran parte della superficie quasi fosse tatuata. Come El Fraile, dalla cintola in gi indossava una veste fatta di squame di pesce e simboli correlati. E, come El Fraile, stringeva nelle mani due oggetti non identificabili. In questo caso l'oggetto della mano sinistra pi che un libro rilegato sembrava un fodero, da cui spuntava un manico forcuto. L'oggetto della mano destra aveva una forma approssimativamente cilindrica, era stretto al centro all'altezza dell'impugnatura e pi largo sul dorso e alla base, quindi si andava restringendo verso l'alto. Sembrava consistere di diverse sezioni, o parti, sovrapposte e infilate una dentro l'altra, ma non era possibile indovinare che cosa rappresentasse.

Immagini di specie estinte
Lasciando le figure vestite da pesce, infine arrivai alla Porta del Sole, situata nell'angolo nord-ovest del Kalasasya.
Scoprii che si trattava di un monolite isolato di andesite grigio-verde largo circa tre metri e ottanta centimetri, alto tre e spesso quarantacinque centimetri, del peso stimato di dieci tonnellate.175 Forse meglio immaginata come un sorta di arco di trionfo, sebbene su scala molto pi piccola, in quella posizione sembrava una porta che collegasse due dimensioni invisibili, una porta tra nessun luogo e il nulla. La lavorazione della pietra era di qualit eccezionale e le autorit concordavano sul fatto che fosse una delle meraviglie archeologiche delle Americhe.176 La sua caratteristica pi enigmatica era il cosiddetto fregio del calendario, scolpito nella facciata orientale lungo la parte superiore.
Al centro, in alto, il fregio era dominato da ci che gli studiosi consideravano un'altra raffigurazione di Viracocha,177 ma stavolta nel suo aspetto pi terrificante di dio-re che sapeva far apparire il fuoco dal cielo. Il suo lato gentile, paterno, permaneva: lacrime di compassione gli rigavano le guance. Ma il suo viso era severo e duro, il suo diadema regale e solenne, e in ciascuna mano stringeva una saetta.178 Nell'interpretazione data da Joseph Campbell, uno dei pi noti studiosi di miti del ventesimo secolo, il significato  che la grazia che si riversa nell'universo dalla porta del sole  uguale all'energia della saetta che annienta ed  di per s indistruttibile...179
Mi voltai a destra e a sinistra, scrutando lentamente il resto del fregio. Era un'opera scultorea di squisito equilibrio, con tre file di otto figure, ventiquattro in tutto, allineate su ciascun lato dell'immagine centrale rialzata. Sono stati fatti molti tentativi, di cui nessuno particolarmente convincente, di spiegare la presunta funzione calendaristica di queste figure.180 L'unica cosa che si poteva veramente dire con sicurezza era che avevano una strana aria inerte, da fumetto, e che c'era un che di freddamente matematico, quasi meccanico, nel modo in cui parevano marciare in file irreggimentate verso Viracocha. Alcune sembravano indossare maschere d'uccello, altre avevano nasi molto appuntiti, e ognuna stringeva nella mano un oggetto simile a quello che aveva il grande dio in persona.
La base del fregio era decorata da un disegno noto come il meandro, una serie geometrica ininterrotta di piramidi a gradoni, disposte alternatamente capovolte e diritte, che si pensava avesse anch'essa una funzione calendaristica. Sulla terza colonna dalla destra (e anche, meno chiaramente, sulla terza da sinistra) riuscii a distinguere l'immagine di una testa di elefante, con le orecchie, le zanne e la proboscide. Era una cosa inaspettata dal momento che non ci sono elefanti nel Nuovo Mondo. Per c'erano stati in tempi preistorici, come riuscii ad avere conferma molto pi tardi. Particolarmente numerosi nelle Ande meridionali, fino alla loro improvvisa estinzione intorno al 10.000 a.C.,181 appartenevano a una specie chiamata Cuvieronius, un proboscidato simile all'elefante con tanto di zanne e proboscide, stranamente simile nell'aspetto agli elefanti della Porta del Sole.182
Avanzai di qualche passo per guardare pi da vicino quegli elefanti. Scoprii che ciascuno era costituito dalle teste crestate di due condor, disposti collo contro collo (le creste formavano le orecchie e la parte superiore dei colli le proboscidi). Le creature cos composte a me sembravano ancora elefanti, forse perch gli scultori di Tiahuanaco nella loro arte ingegnosa e trascendentale avevano impiegato innumerevoli volte un caratteristico trucco visivo consistente nell'usare una cosa per rappresentarne un'altra. Cos un orecchio apparentemente umano posto su una testa apparentemente umana poteva rivelarsi l'ala di un uccello. Analogamente, un'elaborata corona poteva essere costituita da teste di pesce e di condor alternate, un sopracciglio dal collo e dalla testa di un uccello, la punta di una babbuccia dalla testa di un animale, e cos via. Quindi non  detto che degli appartenenti alla famiglia degli elefanti formati da teste di condor, debbano per forza essere illusioni ottiche; al contrario, siffatte composizioni inventive sarebbero perfettamente in linea con il generale stile artistico del fregio.
In mezzo alla moltitudine di figure animali stilizzate scolpite nella Porta del Sole comparivano anche numerose altre specie estinte. Dalle mie ricerche sapevo che una di queste era stata identificata in modo convincente da diversi osservatori con il toxodonte,183 un mammifero anfibio tridattilo lungo circa due metri e ottanta centimetri e alto un metro e mezzo al garrese, simile a un corto, tozzo incrocio tra un rinoceronte e un ippopotamo.184 Come il Cuvieronius, il toxodonte prosper nel Sud America nel tardo Pliocene (un milione e seicentomila anni fa) e si estinse alla fine del Pleistocene, circa dodicimila anni fa.185

In alto a sinistra: Dettaglio della Porta del Sole di Tiahuanaco che mostra una figura proboscidata simile a un elefante. In alto a destra: Ricostruzione grafica del Cuverionius, un proboscidato sudamericano che un tempo era comune nella zona di Tiahuanaco ma si estinse intorno al 10.000 a.C. Sopra a sinistra: Animale non identificato, forse un toxodonte, scolpito nel fianco della figura di Viracocha nel Tempio Sotterraneo. Sopra a destra: Un'altra probabile rappresentazione di toxodonte a Tiahuanaco. Le narici alte indicano che si tratta di un animale semi-acquatico con abitudini simili all'odierno ippopotamo, una caratteristica certa del toxodonte.

Ricostruzione grafica del toxodonte, una specie sudamericana che si estinse nell'undicesimo millennio a.C.
Ai miei occhi questo fatto sembrava una straordinaria conferma dei dati astronomico-archeologici che facevano risalire Tiahuanaco alla fine del Pleistocene, e minava ulteriormente la cronologia storica ortodossa che attribuiva alla citt appena millecinquecento anni, poich presumibilmente il toxodonte poteva essere stato ritratto solo dal vivo. Ovviamente, quindi, il fatto che non meno di quarantaquattro teste di toxodonte erano state intagliate nel fregio della Porta del Sole aveva una certa importanza.186 N la sgraziata caricatura di questo animale era limitata alla Porta. Al contrario, il toxodonte era stato individuato su numerosi frammenti di vasellame di Tiahuanaco. In modo ancora pi convincente, era stato ritratto in diverse sculture che lo mostravano in tutta la sua magnificenza tridimensionale.187 Inoltre, erano state rinvenute rappresentazioni di altre specie estinte, tra le quali figuravano lo Shelidoterium, un quadrupede diurno, e il Macrauchenia, un animale un po' pi grande del nostro cavallo, con le caratteristiche zampe tridattile.188
Quelle immagini significavano che Tiahuanaco era una sorta di libro illustrato del passato, un repertorio di animali bizzarri, oggi pi morti del dodo, eternati nella pietra.
Ma un giorno la stesura del repertorio era stata interrotta bruscamente ed era calato il buio. Anche questo fatto era stato registrato nella pietra: la Porta del Sole, quell'opera d'arte incomparabile, non era mai stata ultimata. Certi particolari incompiuti del fregio facevano pensare a qualche avvenimento improvviso e terribile che aveva costretto lo scultore, per citare Posnansky, a gettare lo scalpello per sempre nel momento in cui stava dando gli ultimi tocchi alla sua opera.189

12

LA FINE DEI VIRACOCHAS
Nel decimo capitolo abbiamo visto che in origine Tiahuanaco era stata costruita come una citt portuale sulle rive del Lago Titicaca, quando quel lago era molto pi grande e pi profondo di oltre trenta metri di quanto non sia oggi. Grandi costruzioni portuali, banchine e gettate (e perfino carichi sommersi di pietre sparsi sotto la vecchia linea di costa), non lasciano dubbi su questo fatto.190 Invero, secondo le stime non ortodosse del professor Posnansky, Tiahuanaco era utilizzata come porto gi nel 15.000 a.C., la stessa data che egli proponeva come epoca della costruzione del Kalasasya, e aveva continuato a svolgere questa funzione per circa altri cinquemila anni; inoltre, durante questo lunghissimo periodo di tempo la sua posizione rispetto al Lago Titicaca aveva subito cambiamenti minimi.191
Per tutta quell'epoca il principale porto della citt era situato a diverse centinaia di metri a sud-ovest del Kalasasya, in una localit ora conosciuta con il nome di Puma-pncu (letteralmente, la Porta del Puma). Qui gli scavi di Posnansky rivelarono due bacini dragati artificialmente su entrambi i lati di quella che era una vera e propria magnifica banchina o calata... dove centinaia di navi potevano sbarcare e imbarcare contemporaneamente i loro pesanti carichi.192

Dodicimila anni fa, quando il Lago Titicaca era pi profondo di oltre novanta metri rispetto a oggi, Tiahuanaco sarebbe stata un'isola, come mostrato sopra.
Uno dei blocchi da costruzione con cui era stata edificata la banchina si trovava ancora al suo posto e aveva un peso stimato di quattrocentoquaranta tonnellate.193 Altri pesavano tra le cento e le centocinquanta tonnellate.194 Inoltre, era chiaro che molti dei monoliti pi grandi erano stati uniti gli uni agli altri per mezzo di grappe di metallo a forma di I. Sapevo che in tutto il Sud America si erano trovate tracce di questa tecnica di costruzione solo nei fabbricati di Tiahuanaco.195 L'ultima volta che avevo visto le caratteristiche intaccature che testimoniavano il suo impiego, era stato sui ruderi dell'Isola di Elefantina nel Nilo, nell'Alto Egitto.196
Un altro motivo di riflessione era la presenza del simbolo della croce su molti di quei blocchi antichi. Questo simbolo ricorreva infinite volte, soprattutto nell'accesso settentrionale a Puma-pncu, sempre nella stessa forma: una doppia croce dalle linee nette e pure, di un equilibrio e un'armonia perfetti, scavata profondamente nella dura roccia grigia. Perfino secondo la cronologia storica ortodossa queste croci non avevano meno di millecinquecento anni. In altre parole, erano state scolpite qui, da un popolo che non aveva assolutamente alcuna conoscenza del cristianesimo, un millennio tondo prima dell'arrivo dei missionari spagnoli sull'Altiplano.
E a questo proposito, i cristiani da dove avevano tratto le loro croci? Non solo dalla forma della struttura a cui era stato inchiodato Ges Cristo, pensai, ma anche da una fonte molto pi antica. Per esempio, gli antichi egiziani non usavano forse un geroglifico molto simile alla croce (l'ankh, o crux ansata) per simboleggiare la vita... il respiro della vita... la vita eterna stessa197 Quel simbolo aveva avuto origine in Egitto, o forse era nato altrove, ancora prima?
Mentre queste idee si rincorrevano nella mia mente, mi aggirai a passi lenti per Puma-pncu. Il vasto perimetro, che formava un rettangolo lungo decine e decine di metri, cingeva un basso colle piramidale, tutto ricoperto di erba alta. Dozzine e dozzine di enormi blocchi erano sparsi dappertutto, gettati alla rinfusa come fiammiferi, aveva osservato Posnansky, nella terribile catastrofe naturale che aveva sorpreso Tiahuanaco nell'undicesimo millennio a.C.:
Questa catastrofe fu scatenata da movimenti sismici che provocarono lo straripamento delle acque del Lago Titicaca ed eruzioni vulcaniche...  anche possibile che a causare il temporaneo aumento del livello del lago abbia contribuito la rottura degli argini di alcuni dei laghi situati pi a nord e ad altitudini maggiori... dai quali le acque si sarebbero cos riversate verso il Lago Titicaca scendendo in torrenti impetuosi e incontrollabili.198
La documentazione con cui Posnansky sosteneva che la causa della distruzione di Tiahuanaco era stata un'inondazione comprendeva:
Il rinvenimento di flora lacustre, Paludestrina culminea e Paludestrina andecola, Ancylus titicacensis, Planorbis titicacensis, eccetera, mescolata ai detriti alluvionali insieme agli scheletri di esseri umani morti nel cataclisma... e il ritrovamento di diversi scheletri di Orestias, un pesce della famiglia dell'attuale bogas, negli stessi detriti alluvionali che contenevano i resti umani...199
Inoltre, frammenti di scheletri umani e animali erano stati trovati
in un disordine caotico in mezzo a pietre lavorate, utensili, attrezzi e una variet infinita di altri oggetti. Il tutto era stato spostato, rotto e buttato in un mucchio disordinato. Chiunque scavasse una fossa profonda due metri in questo punto, non potrebbe negare che deve essere stata la forza distruttiva dell'acqua, combinata a bruschi movimenti della terra, ad ammucchiare quei tipi diversi di ossa, mescolandoli con terraglie, gioielli, attrezzi e utensili... Strati di detriti alluvionali ricoprono tutto il campo dei ruderi, e sabbia lacustre mischiata a conchiglie del Titicaca, feldspato decomposto e ceneri vulcaniche si  accumulata nei luoghi circondati da muri...200
Era stata davvero una catastrofe terribile quella che aveva colpito Tiahuanaco. E se Posnansky aveva ragione, si era verificata pi di dodicimila anni fa. Dopo di che, nonostante le acque dell'inondazione si fossero ritirate, la cultura dell'Altiplano non raggiunse pi alti livelli di sviluppo ma precipit piuttosto in una totale e definitiva decadenza.201

Lotta e rinuncia
Questo processo fu accelerato dal fatto che i terremoti che provocarono l'inondazione di Tiahuanaco da parte del Lago Titicaca furono solo i primi di una lunga serie che colp la zona. All'inizio i sismi fecero s che il lago crescesse e straripasse dagli argini, ma ben presto cominciarono ad avere l'effetto contrario, riducendo lentamente la profondit e la superficie del Titicaca. Con il passare degli anni, il lago continu a prosciugarsi di centimetro in centimetro, ritirandosi dalla grande citt, finch questa si trov inesorabilmente separata da quelle acque che prima avevano avuto un ruolo essenziale per la sua vita economica.
Contemporaneamente,  stato dimostrato che il clima della zona di Tiahuanaco era diventato pi freddo e molto meno favorevole alla crescita di colture rispetto a prima,202 al punto che oggi prodotti come il mais non riescono a raggiungere la piena maturazione e perfino le patate emergono stentate dal terreno.203
Sebbene fosse difficile mettere insieme tutti i diversi elementi della complessa concatenazione di eventi che aveva avuto luogo, sembrava che un periodo di calma avesse fatto seguito al momento critico di attivit sismica che aveva temporaneamente inondato Tiahuanaco.204 Poi, a poco a poco ma inesorabilmente, il clima peggior fino a diventare inclemente. Infine seguirono migrazioni di massa delle popolazioni andine verso localit dove la lotta per la vita sarebbe stata meno ardua.205
A quanto pare, gli abitanti altamente civilizzati di Tiahuanaco, ricordati nelle tradizioni locali come il popolo viracocha, non se ne andarono senza lottare. Prove sconcertanti disseminate in ogni parte dell'Altiplano dimostravano che esperimenti agricoli di carattere avanzato e scientifico erano stati condotti, con grande ingegnosit e dedizione, per cercare di rimediare al deterioramento del clima. Per esempio, da una recente ricerca  emerso che in tempi antichissimi in questa zona qualcuno effettu analisi incredibilmente sofisticate della composizione chimica di un vasto numero di tuberi e piante velenose di alta montagna. Queste analisi, inoltre, furono abbinate all'invenzione di tecniche di detossificazione che resero quelle piante, altrimenti nutrienti, innocue e commestibili.206 Non c'era ancora nessuna spiegazione soddisfacente della messa a punto di questi processi di detossificazione ammetteva David Browman, professore associato di Antropologia presso l'Universit di Washington.207
Analogamente, in quello stesso remoto periodo, qualcuno ancora non identificato dagli studiosi arriv a buon punto nella costruzione di campi soprelevati sulle terre appena emerse, che fino a poco prima erano invase dalle acque del lago, un procedimento che dava luogo alle caratteristiche strisce increspate e alterne di terra alta e bassa. Fu solo negli anni Sessanta che si riusc a comprendere correttamente la funzione originaria di queste trame ondulate di piattaforme di terra e bassi canali. Ancora visibili oggi, e chiamati waru waaru dagli indios del posto, si rivelarono parte di un complesso progetto agricolo, perfezionato in tempi preistorici, in grado di surclassare le moderne tecniche di coltivazione.208
In anni recenti alcuni campi soprelevati sono stati ricostruiti da archeologi e agronomi. Questi terreni sperimentali diedero sistematicamente addirittura un raccolto triplo di patate rispetto ai terreni tradizionali pi produttivi. Analogamente, in un periodo particolarmente freddo, un'intensa gelata fece pochi danni ai campi sperimentali. L'anno successivo le colture delle piattaforme soprelevate sopravvissero a una siccit altrettanto rovinosa, poi uscirono indenni e asciutte da un'inondazione che aveva sommerso i terreni circostanti. In realt, questa tecnica agricola semplice ma efficace, inventata da una cultura talmente antica che oggi nessuno riuscirebbe a ricordare nemmeno il suo nome, si era dimostrata talmente valida nella Bolivia rurale che aveva attirato l'attenzione di enti governativi e internazionali per lo sviluppo, e ora veniva collaudata anche in diverse altre parti del mondo.209

Una lingua artificiale
Un altro possibile retaggio di Tiahuanaco, e dei viracochas, si trovava impresso nella lingua parlata dai locali indios aymar, una lingua considerata da alcuni specialisti la pi antica del mondo.210
Negli anni Ottanta, Ivan Guzman de Rojas, uno studioso boliviano di informatica, per puro caso arriv a dimostrare che non solo l'aymar con tutta probabilit era molto antico ma, addirittura, che forse era una lingua inventata, qualcosa di progettato con abile intenzionalit. Di particolare rilievo era la natura apparentemente artificiale della sua sintassi, strutturata secondo schemi rigidi e inequivocabili in una misura ritenuta inconcepibile nel normale discorso organico.211 Questa struttura sintetica e altamente organizzata significava che l'aymar poteva essere trasformato con facilit in un algoritmo utilizzabile per tradurre una lingua in un'altra: L'algoritmo aymar viene impiegato come lingua-ponte. La lingua di un documento originale viene tradotta prima in aymar e poi in diverse altre lingue.212
Il fatto che una lingua apparentemente artificiale governata da una sintassi filo-informatica fosse parlata oggi nei dintorni di Tiahuanaco era una pura coincidenza? Oppure l'aymar poteva essere un retaggio della grande erudizione che la leggenda attribuiva ai viracochas? In tal caso, quali altri retaggi ci potevano essere? Quali altri frammenti incompleti di una saggezza antica e dimenticata potevano essere sparsi all'intorno, frammenti che forse avevano contribuito alla ricchezza e alla variet di gran parte delle culture che si erano evolute in questa regione durante i diecimila anni precedenti alla conquista? Forse era il possesso di frammenti come questi che aveva reso possibile tracciare le linee nazca e permesso ai precedessori degli incas di costruire gli impossibili muri di pietra di Machu Picchu e Sacsahuamn?

Il Messico
L'immagine che non riuscivo a scacciare dalla mente era quella del popolo viracocha che partiva, camminando sulle acque dell'Oceano Pacifico o viaggiando miracolosamente per mare, come narrava un gran numero di leggende.
Dove erano diretti quei viandanti del mare? Qual era la loro meta? E poi, perch si erano ostinati tanto a rimanere a Tiahuanaco cos a lungo prima di ammettere la sconfitta e andare via? Che cosa di tanto importante per loro avevano cercato di realizzare l?
Dopo varie settimane di lavoro sull'Altiplano, durante le quali avevo fatto la spola tra La Paz e Tiahuanaco, capii che n i fantastici ruderi n le biblioteche della capitale mi avrebbero fornito altre risposte. In realt, almeno in Bolivia, la pista sembrava perduta.
Fu solo quando arrivai in Messico, tremiladuecento chilometri pi a nord, che la rintracciai.

Parte terza

Il serpente piumato:
L'America Centrale

13

IL SANGUE E IL TEMPO ALLA FINE DEL MONDO
Chichn Itz, Yucatn settentrionale, Messico
Alle mie spalle torreggiava per quasi trenta metri nel cielo un perfetto ziggurat, il Tempio di Cuculcn. Ciascuna delle sue quattro scalinate era formata da novantuno gradini. Se si contava anche la piattaforma superiore, la somma totale dei gradini dava 365, ossia il numero dei giorni interi di un anno solare. Inoltre, il disegno geometrico e l'orientamento dell'antico edificio erano stati calibrati con la precisione di un orologio svizzero per raggiungere un obiettivo tanto spettacolare quanto esoterico: negli equinozi di primavera e d'autunno, regolare come un meccanismo di precisione, trame triangolari di luce e ombra si combinavano creando l'illusione di un serpente gigantesco che ondeggiava sulla scalinata nord. Ogni volta questo effetto durava esattamente tre ore e ventidue minuti.213
Mi allontanai dal Tempio di Cuculcn in direzione est. Davanti a me, a mo' di cruda confutazione del trito sofisma secondo cui i popoli dell'America Centrale non erano mai riusciti a realizzare la colonna come elemento architettonico, s'ergeva una foresta di bianche colonne di pietra che un tempo doveva sorreggere un tetto massiccio. Il sole dardeggiava attraverso l'azzurro traslucido di un cielo terso e le fresche, profonde ombre che il posto offriva erano allettanti. Continuai a camminare verso il fondo dei ripidi gradini che conducevano all'adiacente Tempio dei Guerrieri.

Chichn Itz.
In cima a quei gradini, rivelandosi completamente alla vista solo quando iniziai a salirli, svettava una figura gigantesca. Era l'idolo di Chac-Mool. Era mezzo disteso e mezzo seduto, in una strana, rigida posizione d'attesa, le ginocchia piegate verso l'alto, i grossi polpacci retroflessi a toccare le cosce, le caviglie pigiate sotto le natiche, i gomiti piantati in terra, le mani incrociate sul ventre intorno a un vassoio vuoto, e la schiena inclinata in una posizione scomoda, quasi fosse sul punto di darsi una spinta per alzarsi in piedi. Calcolai che se lo avesse fatto sarebbe stato alto circa due metri e quaranta centimetri. Perfino cos reclinato, accoccolato e pronto a scattare, pareva trasudare un'energia feroce e spietata. Labbra sottili si aprivano sui lineamenti squadrati e implacabili, duri e indifferenti come la pietra in cui erano stati scolpiti, mentre gli occhi fissavano verso occidente, per tradizione la direzione delle tenebre, della morte e del colore nero.214
In quell'atmosfera alquanto sinistra continuai a salire i gradini del Tempio dei Guerrieri. La mia mente era oppressa dal fatto indimenticabile che in questo posto, in epoca precolombiana, si praticavano regolarmente sacrifici umani. Il vassoio vuoto che Chac-Mool teneva sul ventre un tempo serviva a contenere i cuori appena estratti. Se dovevano cavare il cuore alla vittima, riferiva un osservatore spagnolo nel sedicesimo secolo,
la conducevano con grande ostentazione... e la collocavano sulla pietra sacrificale. L'afferravano in quattro per le braccia e le gambe, divaricandole. Quindi arrivava il boia, con un coltello di selce in mano, e con grande abilit praticava un'incisione tra le costole sul lato sinistro, sotto il capezzolo; quindi affondava la mano e come una tigre vorace tirava fuori il cuore palpitante, che posava sul vassoio...215
Quale tipo di cultura poteva mai alimentare e celebrare un comportamento tanto demoniaco? Qui, a Chichn Itz, in mezzo ai ruderi che risalivano a oltre milleduecento anni fa, si era formata una societ ibrida da un miscuglio di elementi maya e toltechi. Questa societ non costituiva assolutamente un'eccezione per la sua pratica di riti crudeli e barbarici. Al contrario, tutte le grandi civilt indigene conosciute che fiorirono in Messico erano dedite alla carneficina ritualizzata di esseri umani.

Mattatoi
Villahermosa, stato di Tabasco
Stavo fissando l'Altare dei Sacrifici dei Bambini. Era opera degli olmechi, la cosiddetta cultura madre dell'America Centrale, e aveva pi di tremila anni. Costituito da un blocco di solido granito spesso circa un metro e venti centimetri, aveva i lati scolpiti con bassorilievi raffiguranti quattro uomini dagli strani copricapi. Ognuno teneva in braccio un vispo, tozzo bambino che si dimenava, visibilmente in preda a una paura disperata. Il fondo dell'altare non era decorato, mentre sul davanti era ritratta un'altra figura che teneva in braccio, a mo' di offerta, il corpo afflosciato di un bambino morto.
Quella degli olmechi fu la prima alta civilt dell'antico Messico, e nel suo seno il sacrificio umano era una pratica diffusa. Duemilacinquecento anni dopo, al tempo della conquista spagnola, gli aztechi furono l'ultimo popolo (ma non per questo il meno accanito) di questa regione a continuare una tradizione antichissima e fortemente radicata.
Lo facevano con zelo fanatico.
Si riporta, per esempio, che Ahuitzotl, l'ottavo e pi potente imperatore della dinastia azteca, celebr la consacrazione del tempio di Huitzilopochtli a Tenochitln facendo condurre quattro file di prigionieri accanto a squadre di sacerdoti, le quali impiegarono quattro giorni per ucciderli. Quella volta, nel corso di un unico rito, furono trucidati in ben ottantamila.216
Agli aztechi piaceva vestirsi con le pelli scuoiate delle vittime sacrificali. Bernardino de Sahagn, un missionario spagnolo, assist a una cerimonia del genere poco dopo la conquista:
Gli officianti scuoiarono e smembrarono i prigionieri; quindi unsero i propri corpi nudi con grasso e si infilarono le pelli... Lasciandosi dietro una scia di sangue e di grasso, quegli uomini dall'abbigliamento raccapricciante corsero per la citt, terrorizzando cos coloro che li precedevano... I riti del secondo giorno contemplavano anche un banchetto cannibalico per la famiglia di ciascun guerriero.217
Il cronista spagnolo Diego de Duran assist a un altro sacrificio di massa. In questo caso le vittime erano talmente numerose che quando i fiumi di sangue, scorrendo gi per i gradini del tempio arrivarono in fondo e si raffreddarono, formarono grossi coaguli, sufficienti a terrorizzare chiunque.218  stato calcolato che all'inizio del sedicesimo secolo il numero delle vittime sacrificali in tutto l'impero azteco doveva essere complessivamente di circa duecentocinquantamila l'anno.219
Qual era il motivo di questa maniacale distruzione di vite umane? A detta degli stessi aztechi, era un modo per ritardare la fine del mondo.220

Figli del Quinto Sole
Al pari delle numerose popolazioni e culture diverse che li avevano preceduti in Messico, gli aztechi credevano che l'universo operasse in grandi cicli. I sacerdoti sostenevano semplicemente che dalla creazione del genere umano c'erano stati quattro siffatti cicli, o Soli. All'epoca della conquista dominava il Quinto Sole. Ed  in quello stesso Quinto Sole, o epoca, che l'umanit vive tutt'oggi. Il seguente resoconto  stato preso da un'eccezionale raccolta di documenti aztechi nota con il nome di Codice Latino-Vaticano:
Primo Sole, Matlactli Atl: durata 4008 anni. Coloro che vissero a quel tempo si cibavano di mais d'acqua chiamato atzitzintli. A quell'epoca vivevano i giganti... Il Primo Sole fu distrutto dall'acqua nel segno Matlactli Atl (Dieci Acqua). Fu chiamato Apachiohualiztli (inondazione, diluvio), l'arte magica della pioggia permanente. Gli uomini furono trasformati in pesci. Alcuni dicono che solo una coppia scamp, protetta da un vecchio albero che cresceva vicino all'acqua. Altri dicono che sette coppie si nascosero in una grotta finch il diluvio non cess e le acque si abbassarono. Ripopolarono la terra e furono adorate come di dalle loro nazioni...
Secondo Sole, Ehecoatl: durata 4010 anni. Coloro che vissero a quel tempo si cibavano di frutta selvatica chiamata acotzintli. Quel sole fu distrutto da Ehecoatl (Serpente di vento) e gli uomini furono trasformati in scimmie... Un uomo e una donna, che erano montati su una roccia, si salvarono dalla distruzione...
Terzo Sole, Tleyquiyahuillo: durata 4081 anni. Gli uomini, i discendenti della coppia sopravvissuta al Secondo Sole, si cibavano di un frutto chiamato tzincoacoc. Questo Terzo Sole fu distrutto dal fuoco...
Quarto Sole, Tzontlilic: durata 5026 anni... Gli uomini morirono di fame dopo un diluvio di sangue e fuoco...221
Un altro documento culturale degli aztechi scampato ai saccheggi della conquista  la Pietra del Sole di Axayacatl, il sesto imperatore della dinastia reale. Questo enorme monolito fu staccato dal basalto vivo nell'anno 1479. Pesa 24,5 tonnellate e consiste in una serie di cerchi concentrici scolpiti, ognuno dei quali reca complesse iscrizioni simboliche. Come il codice, queste iscrizioni concentrano l'attenzione sulla credenza secondo cui il mondo ha gi attraversato quattro epoche, o Soli. La prima e pi remota di queste  rappresentata da Ocelotonatiuh, il dio giaguaro: Durante quel Sole vivevano i giganti che erano stati creati dagli dei ma alla fine furono assaliti e divorati dai giaguari. Il Secondo Sole  rappresentato dalla testa di serpente di Ehecoatl, il dio dell'aria: Durante quel periodo il genere umano fu distrutto da forti venti e uragani, e gli uomini furono trasformati in scimmie. Il simbolo del Terzo Sole  una testa di pioggia e fuoco celeste: In quell'epoca tutto fu distrutto da una pioggia di fuoco che venne gi dal cielo e dalla formazione di lava. Tutte le case bruciarono. Per sopravvivere alla catastrofe gli uomini furono trasformati in uccelli. Il Quarto Sole  rappresentato dalla dea acquatica Chalchiuhtlicue: La distruzione venne sotto forma di piogge torrenziali e inondazioni. Le montagne sparirono e gli uomini furono trasformati in pesci.222
Il simbolo del Quinto Sole, ossia l'epoca attuale,  il viso di Tonatiuh, il dio Sole in persona. La lingua della divinit, opportunamente descritta come un coltello di ossidiana, sporge famelica, segnalando il suo bisogno di nutrirsi di sangue e cuori umani. Ha i lineamenti coperti di rughe per indicare la sua et avanzata e appare all'interno del simbolo Ollin che significa Movimento.223
Perch il Quinto Sole  noto come Il Sole del Movimento? Perch gli anziani dicono: allora ci sar un movimento della terra che ci far perire tutti.224
E quando si verificher questa catastrofe? Presto, a detta dei sacerdoti aztechi. Secondo loro il Quinto Sole era gi molto vecchio e si avvicinava alla fine del suo ciclo (di qui le rughe sul viso di Tonatiuh). Antiche tradizioni centramericane facevano risalire l'origine di questa epoca a un periodo remoto corrispondente al quarto millennio a.C. del calendario cristiano.225 Tuttavia, il sistema per calcolare la sua fine era stato dimenticato all'epoca degli aztechi.226 In mancanza di questa informazione essenziale, apparentemente i sacrifici umani venivano compiuti nella speranza di rinviare la catastrofe incombente. Invero, gli aztechi finirono per considerarsi un popolo eletto: erano convinti di essere stati incaricati della missione divina di muovere guerra e offrire il sangue dei loro prigionieri per nutrire Tonatiuh, preservando cos la vita del Quinto Sole.227
Stuart Fiedel, un'autorit nel campo della preistoria delle Americhe, ha riassunto l'intera questione con le seguenti parole: Gli aztechi credevano che per scongiurare la distruzione dell'universo, gi avvenuta quattro volte in passato, bisognasse procurare agli di una dieta regolare di cuori e sangue umani.228 Questa stessa credenza, con pochissime variazioni, era condivisa da tutte le grandi civilt dell'America Centrale. A differenza degli aztechi, per, alcuni dei popoli precedenti avevano calcolato con precisione il momento in cui ci si poteva aspettare che un grande movimento della terra avrebbe determinato la fine del Quinto Sole.

Portatore di luce
Dall'epoca olmeca non ci sono pervenuti documenti, ma solo cupe e minacciose sculture. Per contro i maya, giustamente considerati la pi grande civilt antica sorta nel Nuovo Mondo, hanno lasciato una grande quantit di documentazioni calendaristiche. Tradotte nel moderno sistema di datazione, queste enigmatiche iscrizioni recano un messaggio alquanto curioso: il Quinto Sole, a quanto pare, si concluder il 23 dicembre 2012.229
Nel clima intellettuale razionale della fine del ventesimo secolo  fuori moda prendere sul serio le profezie sul giorno del giudizio. Secondo l'opinione generale sono frutto di menti superstiziose e possono tranquillamente essere ignorate. Mentre viaggiavo per il Messico, per, di quando in quando mi lasciavo turbare dall'intuizione insistente che in fondo forse le voci degli antichi saggi meritavano di essere ascoltate. Insomma, e se per qualche folle caso non erano quei selvaggi superstiziosi che avevamo sempre creduto? E se sapevano qualcosa che noi ignoriamo? E se, fatto pi pertinente di tutti, la data che avevano previsto per la fine del Quinto Sole si fosse rivelata esatta? In altre parole, e se qualche tremenda catastrofe geologica si stesse gi preparando nelle viscere della terra, come hanno predetto i saggi maya?
In Per e in Bolivia mi ero reso conto dell'ossessiva preoccupazione di calcolare il tempo dimostrata dagli incas e dai loro predecessori. Ora in Messico scoprii che i maya, i quali erano convinti di aver individuato la data della fine del mondo, erano ossessionati dalla stessa idea fissa. In realt per quel popolo praticamente ogni cosa si riduceva ai numeri, al passare degli anni e alle manifestazioni degli eventi. Secondo la credenza, se si riusciva a comprendere adeguatamente i numeri che si celavano dietro alle manifestazioni, sarebbe stato possibile predire con esattezza la data degli eventi stessi.230 Ero riluttante a ignorare le ovvie implicazioni delle ricorrenti distruzioni dell'umanit descritte con straordinaria vividezza dalle tradizioni dell'America Centrale. Con tanto di giganti e diluvi, quelle tradizioni avevano una sinistra analogia con quelle della lontana regione andina.
Frattanto, per, ero impaziente si seguire un'altra linea parallela di indagine. Questa riguardava la divinit barbuta e di pelle bianca chiamata Quetzalcatl, che si diceva fosse giunta in tempi remoti in Messico dopo aver traversato i mari. A Quetzalcatl si attribuiva l'invenzione di avanzate formule matematiche e calendaristiche che i maya avrebbero usato successivamente per calcolare il giorno del giudizio.231 Aveva anche una sorprendente somiglianza con Viracocha, il pallido dio delle Ande che giunse a Tiahuanaco in tempi oscuri portando i doni della luce e della civilizzazione.

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IL POPOLO DEL SERPENTE
Dopo aver passato tanto tempo immerso nelle tradizioni di Viracocha, il dio barbuto delle lontane Ande, scoprii con stupore che Quetzalcatl, la principale divinit dell'antico pantheon messicano, era descritto in termini estremamente familiari.
Per esempio, secondo un mito precolombiano raccolto in Messico dal cronista spagnolo del sedicesimo secolo Juan de Torquemada, Quetzalcatl era un uomo biondo dalla carnagione rubbizza e una lunga barba. Un altro sosteneva che era hombre blanco; un uomo grande, dalla fronte ampia e con due occhi enormi, lunghi capelli e una grande barba tonda: la barba grande y redonda.232 Un altro ancora lo descriveva come
... un individuo misterioso... un uomo bianco dalla corporatura robusta, la fronte ampia, con occhi grandi e una barba fluente. Indossava una lunga veste bianca che gli arrivava fino ai piedi. Condannava i sacrifici, tranne quelli di frutta e fiori, ed era noto come il dio della pace... Quando veniva interrogato sul tema della guerra, dicono che si turasse le orecchie con le dita.233
Secondo una tradizione dell'America Centrale davvero straordinaria, questo saggio istruttore...
Venne dal mare in una barca che si muoveva da s, senza pagaie. Era un uomo bianco alto e barbuto e insegn agli uomini a usare il fuoco per cucinare. Costru anche case e mostr alle coppie che potevano vivere insieme come marito e moglie; e poich a quei tempi la gente litigava spesso, le insegn a vivere in pace.234

Il gemello messicano di Viracocha
Il lettore ricorder che Viracocha, durante i suoi viaggi sulle Ande, aveva diversi pseudonimi. La stessa cosa valeva per Quetzalcatl. In alcune parti dell'America Centrale (soprattutto tra i maya quich) era chiamato Gucumatz. Altrove, per esempio a Chichn Itz, era noto come Cuculcn. Quando queste due parole furono tradotte, si scopr che significavano esattamente la stessa cosa: Serpente Piumato (o Pennuto). E questo era anche il significato di Quetzalcatl.235
C'erano altre divinit, in particolare tra i maya, le cui identit sembravano fondersi intimamente con quella di Quetzalcatl. Una era Votan, un grande civilizzatore, anche lui descritto come un uomo dalla carnagione chiara, con la barba e coperto da una lunga veste. Gli studiosi non erano in grado di proporre una traduzione del nome ma il suo simbolo principale, come quello di Quetzalcatl, era un serpente.236 Un'altra figura intimamente collegata era Itzamana, il dio maya della guarigione, un individuo barbuto coperto da una veste; anche il suo simbolo era il crotalo.237
Da tutto questo emergeva, come concordavano le maggiori autorit, che le leggende messicane raccolte e tramandate dai cronisti spagnoli all'epoca della conquista erano spesso i risultati confusi e mescolati di tradizioni orali estremamente lunghe. Sotto tutte, comunque, sembrava esserci qualche solida realt storica. Secondo il giudizio di Sylvanus Griswold Morley, il decano degli studi sui maya
Il grande dio Cuculcn, o Serpente Piumato, era il corrispondente maya del Quetzalcatl azteco, il dio messicano della luce, dell'erudizione e della cultura. Nel pantheon maya era considerato il grande organizzatore, il fondatore di citt, il promulgatore di leggi e il maestro del calendario. Invero i suoi attributi e la storia della sua vita sono talmente umani che non  da escludere che sia stato un personaggio storico reale, un grande legiferatore e organizzatore, delle cui opere buone si sia serbata memoria a lungo dopo la morte, e la cui personalit alla fine fu divinizzata.238
Tutte le leggende affermavano senza ambiguit che Quetzalcatl/Cuculcn/Gucumatz/Votan/Itzamana era arrivato nell'America Centrale da un luogo molto lontano (di l dal Mare Orientale), e che in un clima di grande tristezza alla fine era salpato di nuovo nella direzione da cui era venuto.239 Le leggende aggiungevano che aveva promesso solennemente che un giorno sarebbe tornato,240 una chiara eco, questa, di Viracocha, che sarebbe quasi perverso attribuire a una coincidenza. Inoltre, si ricorder che la partenza di Viracocha sulle onde dell'Oceano Pacifico era stata descritta dalle tradizioni andine come un evento prodigioso. Anche la partenza dal Messico di Quetzalcatl aveva un che di strano: si diceva che si fosse allontanato su una zattera di serpenti.241
Tutto sommato, ero convinto che Morley avesse ragione nel ricercare un background storico reale sotto i miti maya e messicani. Le tradizioni sembravano indicare che lo straniero con la pelle chiara e la barba chiamato Quetzalcatl (o Cuculcn, o che dir si voglia) non era una persona sola, ma probabilmente diversi uomini venuti dallo stesso luogo e appartenenti allo stesso tipo etnico decisamente non indio (con la barba, la carnagione chiara, ecc.). Questo fatto non era suggerito solo dall'esistenza di una famiglia di di chiaramente collegati tra loro242 ma leggermente diversi che condividevano il simbolo del serpente. In molti racconti messicani e maya si diceva molto esplicitamente che Quetzalcatl/Cuculcn/Itzamana era accompagnato da aiutanti o assistenti.
Alcuni miti contenuti negli antichi testi religiosi noti con il nome di Libri di Chilam Balam, per esempio, riferivano che i primi abitanti dello Yucatn furono il 'Popolo del Serpente'. Erano arrivati da est, dal mare, a bordo di barche insieme al loro capo Itzamana, 'Serpente dell'Est', un guaritore che sapeva curare con l'imposizione delle mani, e che resuscitava i morti.243
Cuculcn, sosteneva un'altra tradizione, venne con diciannove compagni, di cui due erano di dei pesci, altri due di dell'agricoltura, e uno dio del tuono... Si fermarono per dieci anni nello Yucatn. Cuculcn promulg sagge leggi, poi salp e scomparve nella direzione del sol levante...244
Secondo il cronista spagnolo Las Casas, gli indigeni affermavano che in tempi antichi arrivarono in Messico venti uomini, il cui capo si chiamava Cuculcn... Indossavano ampie vesti e sandali ai piedi, avevano lunghe barbe e le teste scoperte... Cuculcn istru la gente nelle arti della pace, e fece erigere diversi edifici importanti...245
Intanto Juan de Torquemada annotava la seguente tradizione, molto caratteristica dell'epoca precedente alla conquista, sugli imponenti stranieri che erano entrati in Messico insieme a Quetzalcatl:
Erano uomini di buon portamento, ben vestiti, avvolti in lunghe tuniche di lino nero, aperte sul davanti e senza cappucci, che lasciavano scoperto il collo, con le maniche corte che non arrivavano al gomito... Questi seguaci di Quetzalcatl erano uomini molto sapienti e abili artisti in ogni genere di lavoro di precisione.246
Quasi un gemello redivivo di Viracocha, la divinit andina bianca e barbuta, Quetzalcatl era descritto come colui che aveva introdotto in Messico tutte le abilit e le scienze necessarie alla creazione di una vita civilizzata, inaugurando cos un'et dell'oro.247 Gli si attribuiva, per esempio, l'introduzione dell'arte della scrittura nell'America Centrale e l'invenzione del calendario, ed era considerato un mastro costruttore che aveva insegnato alla gente i segreti dell'arte muraria e dell'architettura. Era il padre della matematica, della metallurgia e dell'astronomia e si diceva che avesse misurato la terra. Aveva anche fondato l'agricoltura produttiva, e si narrava che avesse scoperto e introdotto il mais, il sostegno per eccellenza della vita in queste antiche terre. Grande dottore e maestro della medicina, era il patrono dei guaritori e degli indovini e rivel al popolo i misteri e le propriet delle piante. Inoltre, era riverito come legiferatore, come protettore degli artigiani e patrono di tutte le arti.
Come ci si aspetterebbe da un individuo tanto raffinato e colto, durante il periodo della sua ascendenza in Messico proib l'orribile pratica dei sacrifici umani. Dopo la sua partenza i riti cruenti furono reintrodotti con estremo vigore. Tuttavia, perfino gli aztechi, i sacrificatori pi accaniti che siano mai esistiti nella lunga storia dell'America Centrale, ricordavano con nostalgia i tempi di Quetzalcatl. Era un maestro, ricordava una leggenda, e insegn che non si doveva fare del male a nessuna creatura vivente, e che invece di esseri umani bisognava sacrificare uccelli e farfalle.248

Lotta cosmica
Perch Quetzalcatl ripart? Che cosa and di traverso?
Nelle leggende messicane c'erano le risposte a queste domande. Narravano che il governo illuminato e benigno del Serpente Piumato era stato troncato da Tezcatilpoca, un dio malvagio il cui nome significava Specchio Fumante, e il cui culto esigeva sacrifici umani. Sembrava che nel Messico antico avesse avuto luogo una lotta quasi cosmica tra le forze della luce e quelle delle tenebre, e che quest'ultime avessero trionfato...
La scena in cui si sarebbero svolti questi avvenimenti, oggi nota come Tula, non era considerata particolarmente antica - le si attribuivano al massimo poco pi di mille anni - ma le leggende che la circondavano la legavano a un'epoca molto pi remota. A quei tempi al di fuori della storia era nota come Tollan. Tutte le tradizioni concordavano sul fatto che proprio a Tollan Tezcatilpoca aveva sgominato Quetzalcatl costringendolo ad abbandonare il Messico.

Serpenti di fuoco
Tula, stato di Hidalgo
Ero seduto sulla piatta cima quadrata della Piramide poco fantasiosamente denominata B. Il sole del tardo pomeriggio splendeva da un terso cielo azzurro mentre io, voltato verso sud, mi guardavo intorno.

Tula.
Lungo la base della piramide, a nord e a est, c'erano murali raffiguranti giaguari e aquile che banchettavano con cuori umani. Immediatamente dietro di me erano allineati quattro colonne e quattro spaventosi idoli di granito alti due metri e settanta centimetri. Davanti a me e alla mia sinistra c'era la Piramide C parzialmente sepolta, un monticello alto circa dodici metri ricoperto di cactus, e in fondo spuntavano altre alture non ancora esaminate dagli archeologi. Alla mia destra si stendeva uno sferisterio. In quella lunga arena a forma di I, anticamente venivano organizzati terribili giochi gladiatori. Squadre, o a volte solo due persone si affrontavano per contendersi il possesso di una palla di gomma; gli sconfitti venivano decapitati.
Gli idoli sulla piattaforma alle mie spalle avevano un'aria solenne e minacciosa. Mi alzai per guardarli pi da vicino. Il loro scultore li aveva dotati di visi duri, implacabili, nasi a becco e occhi vacui, e sembravano assolutamente privi di compassione o emozione. Ma quello che mi interessava di pi non era tanto il loro aspetto feroce quanto gli oggetti che stringevano nelle mani. Gli archeologi ammettevano di non sapere con certezza che cos'erano quegli oggetti per avevano tentato lo stesso di identificarli. L'identificazione aveva fatto presa e ormai era opinione invalsa che gli idoli tenessero nella mano destra degli strumenti per lanciare aste detti atl-atls e aste o frecce e sacchetti di incenso nella mano sinistra.249 A quanto sembrava non aveva alcuna importanza che gli oggetti non somigliassero nemmeno lontanamente ad atl-atls, aste, frecce o sacchetti di incenso.
Le fotografie di Santha Faiia aiuteranno il lettore a farsi una propria idea su questi particolari oggetti. Quando li esaminai personalmente ebbi la netta impressione che dovevano raffigurare degli arnesi originariamente di metallo. Quello della mano destra, che sembrava spuntare da un fodero o da un guardamano, era a forma di rombo e aveva il bordo inferiore curvo. Quello della mano sinistra poteva essere uno strumento o un'arma di qualche tipo.
Mi vennero in mente alcune leggende che narravano che gli di dell'antico Messico si erano armati di xiuhcoatl, serpenti di fuoco.250 A quanto pare questi strumenti emettevano raggi infocati capaci di perforare e smembrare corpi umani.251 Era possibile che gli idoli di Tula brandissero serpenti di fuoco? E a questo proposito, che cos'erano i serpenti di fuoco?
Qualunque cosa fossero, entrambi gli arnesi sembravano dei congegni tecnologici. Ed entrambi, per certi versi, ricordavano gli oggetti altrettanto misteriosi impugnati dagli idoli del Kalasasya a Tiahuanaco.

Il Santuario del Serpente
Santha e io avevamo raggiunto Tula/Tollan perch era stata intimamente associata a Quetzalcatl e al suo nemico per eccellenza Tezcatilpoca, lo Specchio Fumante.252 Eternamente giovane, onnipotente, onnipresente e onniscente, nelle leggende Tezcatilpoca era associato alla notte, all'oscurit e al sacro giaguaro.253 Era invisibile e implacabile, e si manifestava agli uomini a volte sotto forma di un'ombra volante, a volte di un terribile mostro.254 Spesso descritto come un teschio splendente, si diceva che possedesse un oggetto misterioso, lo Specchio Fumante, da cui aveva preso il nome e del quale si serviva per osservare da lontano le attivit degli uomini e degli di. Molto ragionevolmente gli studiosi pensano che doveva essere una pietra divinatoria di ossidiana: L'ossidiana era particolarmente sacra ai messicani, poich costituiva il materiale dei coltelli sacrificali impiegati dai sacerdoti... Bernal Diaz [un cronista spagnolo] afferma che chiamavano questa pietra 'Tezcat'. Da essa si ricavavano anche specchi destinati a essere utilizzati come mezzi divinatori dagli stregoni.255
Rappresentante delle forze delle tenebre e del male rapace, di Tezcatilpoca le leggende dicevano che si era cimentato in una lotta con Quetzalcatl durata un arco infinito di anni.256 A volte il primo sembrava conquistare una posizione di vantaggio, altre il secondo. Infine la lotta cosmica era finita quando il bene era stato sbaragliato dal male e Quetzalcatl scacciato da Tollan.257 Quindi, sotto l'influsso dell'orripilante culto di Tezcatilpoca, i sacrifici umani furono reintrodotti in tutta l'America Centrale.
Come abbiamo visto, si sosteneva che Quetzalcatl fosse fuggito verso la costa per poi essere portato via su una zattera di serpenti. Una leggenda narra che bruci le sue case, fatte d'argento e di conchiglie, seppell il suo tesoro, e salp sul Mare dell'Est preceduto dai suoi aiutanti, che erano stati trasformati in splendidi uccelli.258
Si riteneva che questa toccante partenza avesse avuto luogo in un posto chiamato Coatzalcoalco, che significa Santuario del Serpente.259 L, prima di andare via, Quetzalcatl promise ai suoi seguaci che un giorno sarebbe tornato per rovesciare il culto di Tezcatilpoca e inaugurare un'era in cui gli di avrebbero di nuovo accettato sacrifici di fiori e smesso di reclamare sangue umano.260

15

LA BABELE MESSICANA
Da Tula procedemmo verso sud-est, girando intorno a Citt del Messico per una serie caotica di veloci autostrade, sulle quali attraversammo il margine strisciante dell'inquinamento della capitale che faceva lacrimare gli occhi e bruciava i polmoni. Quindi il nostro itinerario ci port su per montagne ammantate di pini, oltre la cima innevata del Popocatepetl e poi lungo viali alberati costeggiati da campi e fattorie.
Nel tardo pomeriggio arrivammo a Cholula, una pigra citt di undicimila abitanti e con una spaziosa piazza principale. Dopo aver percorso le strette stradine in direzione est, attraversammo una ferrovia e ci fermammo all'ombra di tlahchiualtepetl, la montagna fatta dall'uomo che era la meta della nostra visita.
Consacrato un tempo al culto pacifico di Quetzalcatl, ma attualmente sormontato da un'ornata chiesa cattolica, questo immenso edificio era considerato uno dei pi grandi e ambiziosi progetti di ingegneria mai realizzati nel mondo antico. E infatti, con una superficie alla base di centottantatremila metri quadrati e un'altezza di sessantaquattro metri, era pari a tre volte la Grande Piramide d'Egitto.261 Sebbene ormai i contorni fossero smussati dagli anni e i fianchi ricoperti di erba, si vedeva ancora che un tempo era stato un imponente ziggurat che s'innalzava verso il cielo in quattro gradoni dagli spigoli netti. Con i suoi lati lunghi quasi mezzo chilometro alla base, era anche riuscito a conservare una bellezza solenne ma violata.
Sebbene spesso secco e polveroso, raramente il passato  muto. A volte sa parlare con passione. E mi sembr che lo facesse l, rendendo testimonianza dell'umiliazione fisica e psicologica subita dalle popolazioni indigene del Messico quando il conquistador Hernn Corts quasi per caso decapit una cultura cos come una persona, passando, potrebbe staccare la testa di un girasole.262 A Cholula, una grande meta di pellegrinaggi con una popolazione di circa centomila abitanti all'epoca della conquista, questa decapitazione di antiche tradizioni e abitudini di vita esigeva che alla montagna fatta dall'uomo di Quetzalcatl fosse inflitto un castigo particolarmente umiliante. Come soluzione si scelse di distruggere e sconsacrare il tempio che una volta s'ergeva sulla cima dello ziggurat sostituendolo con una chiesa.
Corts e i suoi uomini erano in pochi, gli abitanti di Cholula in tanti. Quando marciarono sulla citt, per, gli spagnoli avevano un vantaggio importante. Con le loro barbe e la loro pelle bianca, vestiti di scintillanti armature, sembravano la realizzazione di una profezia: non era forse sempre stato promesso che Quetzalcatl, il Serpente Piumato, sarebbe tornato di l dal Mare dell'Est con il suo gruppo di seguaci263
Proprio a causa di questa aspettativa, gli ingenui e fiduciosi cholulo permisero ai conquistadores di salire i gradini dello ziggurat e di entrare nel grande cortile del tempio. L furono accolti da frotte di fanciulle danzanti vivacemente adornate, che cantavano e suonavano strumenti musicali, mentre servitori camminavano avanti e indietro con vassoi strapieni di pane e carni cucinate con cura.
Un cronista spagnolo, testimone oculare degli avvenimenti che seguirono, rifer che cittadini adoranti di ogni rango disarmati e con espressioni ardenti e allegre, accorsero numerosi per sentire quel che avevano da dire gli uomini bianchi. Capendo da questa incredibile accoglienza che non avevano subodorato nulla, gli spagnoli chiusero e controllarono tutte le entrate, sguainarono le armi e assassinarono i loro anfitrioni.264 Seimila persone morirono in questo orribile massacro265 che uguagli in ferocia i riti pi sanguinari degli aztechi: Quelli di Cholula furono colti di sorpresa. Senza archi n scudi affrontarono gli spagnoli. E cos furono uccisi impreparati. Furono uccisi per puro tradimento.266
Era davvero un'ironia della sorte, pensai, che sia in Per sia in Messico i conquistadores avessero beneficiato nello stesso modo delle leggende che profetizzavano il ritorno di un pallido dio barbuto. Se quel dio era veramente un essere umano divinizzato, come sembrava probabile, doveva essere una persona altamente civilizzata e dal carattere esemplare, o pi probabilmente, due persone diverse con le stesse origini, una che oper in Messico e serv da modello per Quetzalcatl, l'altra in Per su cui fu ricalcato Viracocha. La somiglianza superficiale che c'era tra gli spagnoli e gli stranieri dalla carnagione chiara che li avevano preceduti apr molte porte che altrimenti sarebbero rimaste senz'altro chiuse. A differenza dei loro saggi e benevoli predecessori, per, Pizarro nelle Ande e Corts nell'America Centrale, erano lupi famelici. Divorarono le terre, le popolazioni e le culture su cui avevano messo le mani. Distrussero quasi ogni cosa...

Lacrime per il passato
La vista ottenebrata dall'ignoranza, dalla bigotteria e dall'avidit, quando arrivarono in Messico gli spagnoli rasero al suolo un prezioso retaggio dell'umanit. Cos facendo privarono il futuro della possibilit di conoscere a fondo le magnifiche e straordinarie civilt che un tempo fiorirono nell'America Centrale.
Per esempio, qual era la vera storia dell'idolo splendente che si trovava in un santuario della capitale mixteca Achiotlan? Sappiamo di questo curioso oggetto dagli scritti di un testimone oculare del sedicesimo secolo, Padre Burgoa:
Il materiale era di valore inestimabile, essendo uno smeraldo delle dimensioni di un grosso baccello di pepe [capsico], su cui con abilit finissima era stato intagliato un uccellino e, con la stessa abilit, un piccolo serpente attorcigliato pronto a colpire. La pietra era talmente trasparente che risplendeva dall'interno come la fiamma di una candela. Era un gioiello antichissimo, e non esiste alcuna tradizione che spieghi l'origine della sua venerazione e del suo culto.267
Che cosa verremmo a sapere se potessimo esaminare oggi quell'antichissimo gioiello? E quanto era antico, esattamente? Non lo scopriremo mai perch Frate Benito, il primo missionario di Achiotlan, strapp la pietra dalle mani degli indios: La fece macinare, con tutto che uno spagnolo gli offr in cambio tremila ducati, agit la polvere nell'acqua, la vers in terra e la calpest...268
Un altro esempio tipico della sfrenata dilapidazione delle ricchezze intellettuali nascoste nel passato del Messico fu la sorte comune di due doni che l'imperatore azteco Montezuma fece a Corts. Erano due calendari circolari, grandi come ruote di carro, uno d'argento e l'altro d'oro massiccio. Su tutti e due erano incisi elaborati e bellissimi geroglifici che forse contenevano informazioni di grande interesse. Corts li fece fondere immediatamente per ricavarne lingotti.269
In maniera pi sistematica, in tutta l'America Centrale, grandi miniere di sapere accumulato fin dall'antichit furono scrupolosamente raccolte, ammucchiate e bruciate da frati zelanti. Nel luglio del 1562, per esempio, sulla piazza principale di Mani (appena a sud della moderna Merida nella provincia dello Yucatn), Fra Diego de Landa bruci migliaia di codici maya, cicli pittorici e geroglifici scritti su rotoli di pelle di cervo. Distrusse anche innumerevoli idoli e altari, che defin tutti opere del diavolo, progettate dal maligno per ingannare gli indios e impedirgli di abbracciare il cristianesimo...270 Altrove svilupp lo stesso tema:
Trovammo una gran quantit di libri [scritti nei caratteri degli indios], ma poich contenevano solo superstizioni e falsit del diavolo li bruciammo tutti, cosa che addolor oltremodo gli indigeni, e li afflisse molto.271
Non avrebbero dovuto affliggersi solo gli indigeni, bens tutti quelli - allora come oggi - ansiosi di sapere la verit sul passato.
Molti altri uomini di Dio, alcuni addirittura di un'efficienza ancora pi spietata di Diego de Landa, parteciparono alla missione satanica della Spagna mirata a cancellare le banche di memorie dell'America Centrale. Tra questi si distinse Juan de Zumarraga, vescovo di Messico, che si vantava di aver distrutto ventimila idoli e cinquecento templi indi. Nel novembre del 1530 mand un nobile azteco convertito al cristianesimo al rogo perch si diceva che aveva ripreso ad adorare il dio della pioggia e poi, sulla piazza del mercato di Texcoco, fece un enorme fal di documenti astronomici, pitture, manoscritti e testi geroglifici che i conquistadores avevano strappato con la forza agli aztechi durante i precedenti undici anni.272 Mentre quell'insostituibile miniera di sapere e di storia veniva distrutta dalle fiamme, and perduta per sempre un'occasione per scrollarci di dosso almeno una parte dell'amnesia collettiva che offusca la nostra comprensione.
Quante sono le testimonianze scritte degli antichi popoli dell'America Centrale pervenute fino a noi? La risposta, grazie agli spagnoli,  meno di venti tra codici e pergamene originali.273
Sappiamo per sentito dire che molti dei documenti che i frati ridussero in cenere contenevano cronache di epoche passate.274
Che cosa raccontavano quelle cronache? Quali segreti custodivano?

Uomini giganteschi di abnorme statura
L'orgia dei roghi di libri non era ancora finita che alcuni spagnoli cominciarono a rendersi conto che un tempo in Messico esisteva una civilt veramente grande anteriore a quella degli aztechi.275 Fatto strano, uno dei primi ad agire in base a questa consapevolezza fu Diego de Landa. A quanto pare ebbe un'esperienza della via di Damasco dopo aver fatto autodaf a Mani. Negli anni successivi, deciso a salvare quel che poteva dell'antica saggezza nella cui distruzione in passato aveva avuto un ruolo di primaria importanza, divenne un assiduo collezionista di tradizioni e racconti orali dei popoli indigeni dello Yucatn.276
Il frate francescano Bernardino de Sahagn fu un cronista a cui dobbiamo molto. Un grande linguista, di lui si dice che andava a rintracciare gli indigeni pi dotti e spesso pi anziani, e chiedeva a ciascuno di descrivere nella sua scrittura ideografica tutto quello che ricordava chiaramente della storia, della religione e della leggenda azteca.277 In questo modo Sahagn riusc ad accumulare informazioni dettagliate sull'antropologia, la mitologia e la storia sociale dell'antico Messico, che successivamente trascrisse in un'erudita opera in dodici volumi. Questa fu soppressa dalle autorit spagnole, ma per fortuna una copia, sebbene incompleta,  pervenuta fino a noi.
Diego de Duran, raccoglitore coscienzioso e coraggioso di tradizioni idigene, fu un altro francescano che lott per recuperare la conoscenza perduta del passato. Visit Cholula nel 1585, un'epoca di cambiamenti rapidi e catastrofici. In quella citt intervist un vecchio venerando, che si diceva avesse pi di cento anni, il quale gli raccont la seguente storia della costruzione del grande ziggurat:
In principio, prima che fosse creata la luce del sole, questo luogo, Cholula, era avvolto nell'oscurit e nella tenebra; c'era solo una pianura, priva di colli o rilievi, circondata da ogni parte dall'acqua, senza alberi n creature. Subito dopo che la luce e il sole sorsero a est, apparvero uomini giganteschi di abnorme statura i quali presero possesso della terra. Innamorati della luce e della bellezza del sole, decisero di costruire una torre talmente alta che la sua cima toccasse il cielo. Dopo aver raccolto il materiale necessario, trovarono un'argilla molto adesiva e del bitume con cui cominciarono a costruire rapidamente la torre... E quando la ebbero innalzata al massimo, in modo che toccasse il cielo, il Signore dei Cieli, adirato, disse agli abitanti del cielo: Avete notato che quelli della terra hanno costruito una torre alta e superba per salire fin quass, giacch sono innamorati della luce del sole e della sua bellezza? Venite a confonderli, perch non  giusto che quelli della terra, che vivono nella carne, si mescolino a noi. Immediatamente gli abitanti del cielo si precipitarono come folgori; distrussero l'edificio e divisero e sbaragliarono i suoi costruttori in tutte le parti della terra.278
Era stata questa storia, simile ma non identica al racconto biblico della Torre di Babele (che a sua volta era una rielaborazione di una tradizione mesopotamica molto pi antica), a condurmi a Cholula.
Non vi erano dubbi che il racconto centramericano e quello mediorientale erano intimamente legati. Certo, le analogie saltavano agli occhi, ma c'erano anche differenze di gran lunga troppo significative per poter essere ignorate. Naturalmente si potevano attribuire le analogie a contatti non documentati avvenuti in epoca precolombiana tra le culture mediorientali e il Nuovo Mondo, ma c'era un modo di spiegare le somiglianze e le differenze con un'unica teoria. E se le due versioni della leggenda si fossero sviluppate separatamente per diverse migliaia di anni, ma che prima di allora entrambe avessero avuto origine dallo stesso antichissimo antenato?

Vestigia
Ecco quello che narra la Genesi della torre che toccava il cielo:
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco. Il mattone serv loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: Venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra. Ma il Signore scese a vedere la citt e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo  l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sar loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perch non comprendano pi l'uno la lingua dell'altro. Il Signore li disperse di l su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la citt. Per questo la si chiam Babele, perch l il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di l il Signore li disperse su tutta la terra.279
Il versetto che mi interessava di pi suggeriva in modo molto chiaro che gli antichi costruttori della Torre di Babele si erano proposti di erigere un monumento duraturo a se stessi affinch il loro nome non andasse dimenticato, anche se questa sorte fosse toccata alla loro civilt e alla loro lingua. Era possibile che le stesse considerazioni valessero anche per Cholula?
Secondo gli archeologi solo una manciata di monumenti messicani risaliva a pi di duemila anni addietro. Cholula era sicuramente uno di questi. In realt nessuno poteva dire per certo in quale epoca remota avessero cominciato a innalzare i suoi bastioni. A quanto sembrava, per millenni prima che la localit cominciasse sul serio a svilupparsi e a espandersi intorno al 300 a.C., nel punto in cui ora si innalzava il grande ziggurat di Quetzalcatl c'era stato un altro edificio molto pi antico.
A questo riguardo c'era un precedente che rafforzava ulteriormente l'affascinante possibilit che le vestigia di una civilt antichissima si trovassero ancora sparse per l'America Centrale in attesa di essere scoperte. Per esempio, appena a sud dell'universit di Citt del Messico, accanto alla strada principale che collega la capitale con Cuernavaca, s'erge una piramide circolare a gradoni assai complessa (con quattro gallerie e una scalinata centrale). Fu parzialmente riportata alla luce negli anni Venti dalla coltre di lava che la copriva. Sul posto furono chiamati alcuni geologi per aiutare a datare la lava, ed effettuarono un esame accurato. Con grande sorpresa di tutti, conclusero che l'eruzione vulcanica che aveva completamente sepolto tre lati di quella piramide (per poi proseguire coprendo circa novantacinque chilometri quadrati del territorio circostante) doveva essersi verificata almeno settemila anni fa.280
A quanto pare questo dato geologico  stato ignorato dagli storici e dagli archeologi, i quali escludono la possibilit che in Messico sia esistita una civilt in grado di costruire una piramide in tempi tanto antichi. Tuttavia, vale la pena notare che Byron Cummings, l'archeologo americano che scav inizialmente la zona per conto della National Geographical Society, fu convinto dalle stratificazioni chiaramente demarcate sopra e sotto la piramide (risalenti sia a prima sia a dopo l'eruzione vulcanica) che fosse il tempio pi antico finora scoperto sul continente americano. Spingendosi ancora pi in l dei geologi afferm categoricamente che questo tempio cadde in rovina circa ottomilacinquecento anni fa.281

Piramidi su piramidi
Entrando nella piramide di Cholula ebbi davvero la sensazione di inoltrarmi in una montagna fatta dall'uomo. Le gallerie (che si snodavano per pi di nove chilometri) non erano antiche: se le erano lasciate dietro gli archeologi che avevano scavato diligentemente dal 1931 al 1966, anno in cui erano finiti i fondi. In qualche modo, quegli stretti e bassi cunicoli avevano mutuato un'atmosfera di antichit dal vasto edificio che li racchiudeva. Umidi e freschi, offrivano un'oscurit invitante e riservata.
Seguendo il fascio di luce di una torcia ci inoltrammo nel ventre della piramide. Gli scavi archeologici avevano rivelato che non era opera di un'unica dinastia (come si pensava fosse il caso delle piramidi di Giza in Egitto), ma era stato costruito nell'arco di un periodo molto lungo, duemila anni o gi di l, per fare una stima cauta. In altre parole, era un progetto collettivo, creato da una manodopera intergenerazionale attinta da numerose culture diverse, come l'olmeca, la teotihuacana, la tolteca, la zapoteca, la mixteca, la cholula e l'azteca, che si erano succedute a Cholula a partire dagli albori della civilt messicana.282
Anche se non si sapeva chi furono i primi costruttori di questo insediamento, per quanto era stato possibile stabilire l'edificio principale pi antico consisteva in un'alta piramide conica, dalla forma simile a un secchio capovolto, con la cima piatta dove una volta s'ergeva un tempio. Molto pi tardi una seconda costruzione simile fu sistemata in cima a quel monticello originale, ossia, un secondo secchio rovesciato di argilla e pietra pressate fu collocato direttamente sopra il primo, elevando la piattaforma del tempio a pi di sessanta metri sopra la pianura circostante. Poi, nel corso dei successivi millecinquecento anni circa, probabilmente altre quattro o cinque culture contribuirono all'aspetto finale del monumento allargando la base in varie fasi, ma senza mai pi aumentare la sua altezza massima. In questo modo, quasi a realizzare un progetto grandioso, la montagna fatta dall'uomo di Cholula acquist gradualmente la sua caratteristica forma di ziggurat a quattro gradoni. Oggi i suoi lati misurano tutti quasi quattrocentosessanta metri alla base - circa il doppio della lunghezza di quelli della Grande Piramide di Giza - e, fatto sconcertante, secondo i calcoli il suo volume totale  di ben tre milioni di metri cubici.283 Perci, come afferma succintamente un'autorit, si tratta dell'edificio pi grande che sia mai stato eretto sulla terra.284
Perch?
Perch darsi tanta pena?
Che genere di nome cercavano di farsi i popoli dell'America Centrale?
Mentre percorrevo la rete di cunicoli e passaggi, e respiravo l'aria fresca e profumata di argilla, mi sentivo a disagio all'idea del grande peso e della massa della piramide che premeva sopra di me. Era l'edificio pi grande del mondo ed era stato innalzato qui in onore di una divinit centroamericana di cui non si sapeva praticamente nulla.
Dovevamo ringraziare i conquistadores e la Chiesa Cattolica per averci lasciato completamente all'oscuro riguardo alla vera storia di Quetzalcatl e dei suoi seguaci. L'abbattimento e la sconsacrazione del suo antico tempio di Cholula, la distruzione degli idoli, degli altari e dei calendari, e i grandi roghi allestiti con i codici, i dipinti e le pergamene di geroglifici, erano riusciti a far tacere quasi completamente le voci del passato. Ma le leggende ci offrivano un'immagine vivida e possente: il ricordo degli uomini giganteschi di abnorme statura che, a quanto si diceva, l'avevano costruito.

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IL SANTUARIO DEL SERPENTE
Da Cholula proseguimmo in macchina in direzione est, oltre le fiorenti citt di Puebla, Orizaba e Cordoba, verso Veracruz e il Golfo del Messico. Attraversammo le cime avvolte nella nebbia della Sierra Madre Oriental, dove l'aria era fina e fredda, e poi scendemmo verso il livello del mare tra pianure tropicali ricoperte di lussureggianti piantagioni di palme e banani. Eravamo diretti verso il cuore della civilt pi antica e misteriosa del Messico, quella dei cosiddetti olmechi, il cui nome significava popolo del caucci.
Vissuti nel secondo millennio a.C., gli olmechi avevano cessato di esistere millecinquecento anni prima della nascita dell'impero azteco. Tuttavia gli aztechi avevano conservato leggende di caccia che parlavano di quel popolo, ed erano stati addirittura loro a dargli quel nome, dalla zona produttrice di caucci della costa del Golfo del Messico dove si riteneva fossero vissuti.285 Questa zona  compresa tra la moderna Veracruz a ovest e Ciudad del Carmen a est. L gli aztechi trovarono numerosi oggetti rituali realizzati dagli olmechi e per ignoti motivi li raccolsero e li sistemarono in posti di primo piano nei propri templi.286

Le localit olmeche di Tres Zapotes, San Lorenzo e La Venta davanti al Golfo del Messico e altre zone archeologiche.
Guardando la mia cartina, riuscivo a vedere la linea azzurra del fiume Coatzacoalco che sfociava nel Golfo del Messico approssimativamente al centro della leggendaria patria degli olmechi. In questa zona, dove un tempo fiorivano gli alberi della gomma, oggi prospera l'industria petrolifera e sta trasformando un paradiso tropicale in qualcosa che ricorda il girone pi basso dell'Inferno dantesco. Dal boom petrolifero del 1973 la citt di Coatzalcoalco, una volta pacifica ma poco prospera, era cresciuta rapidamente diventando un centro di trasporti e di raffinazione con alberghi con l'aria condizionata e una popolazione di mezzo milione di abitanti. Era situata vicino al cuore nero di una desolata distesa industriale in cui praticamente ogni cosa di interesse archeologico che era scampata alle devastazioni degli spagnoli all'epoca della conquista era stata distrutta dalla vorace espansione dell'industria petrolifera. Perci non era pi possibile, in base alla nuda e cruda evidenza, confermare o respingere l'affascinante suggerimento che le leggende sembravano fare: ossia che in passato qui doveva essere successo qualcosa di grande importanza.
Rammentai che Coatzacoalco significava Santuario del Serpente. Fu qui, si diceva, che nella remota antichit Quetzalcatl e i suoi compagni approdarono in Messico, arrivando dal mare su imbarcazioni le cui fiancate splendevano come le squame della pelle di serpenti.287 E fu anche da qui che si credeva che Quetzalcatl fosse salpato (sulla sua zattera di serpenti) al momento di lasciare l'America Centrale. Inoltre, Santuario del Serpente cominciava a sembrare il nome della patria degli Olmechi, che oltre a Coatzacoalco comprendeva anche diverse altre localit in zone meno danneggiate dal progresso.
Prima a Tres Zapotes, a ovest di Coatzacoalco, e poi a San Lorenzo e a La Venta, rispettivamente a sud e a est, erano state dissotterrate numerose sculture tipicamente olmeche. Erano tutte monoliti di basalto e simili materiali resistenti. Alcune avevano la forma di teste gigantesche e un peso che arrivava fino a trenta tonnellate. Altre erano enormi stele decorate con scene di battaglia tra due razze distinte di uomini, nessuna delle quali era amerindia.
Era ovvio che chiunque avesse realizzato quelle straordinarie opere d'arte apparteneva a una civilt raffinata, ben organizzata, prospera e progredita dal punto di vista tecnologico. Il problema era che oltre alle opere d'arte non rimaneva assolutamente nulla da cui si potesse dedurre qualcosa sulle caratteristiche e sulle origini di quella civilt. L'unica cosa che sembrava chiara era che gli Olmechi (gli archeologi furono lieti di adottare la denominazione azteca) erano apparsi nell'America Centrale intorno al millecinquecento a.C. con la loro sofisticata cultura gi pienamente sviluppata.

Santiago Tuxtla
Passammo la notte nel porto peschereccio di Alvarado e riprendemmo il viaggio verso est l'indomani. La strada che percorrevamo serpeggiava tra fertili colline e valli, offrendoci di quando in quando scorci del Golfo del Messico prima di svoltare verso l'entroterra. Superammo verdi prati pieni di alberi fiamma e piccoli villaggi rannicchiati in conche erbose. Qua e l vedemmo orti privati dove enormi maiali grufolavano tra mucchi di rifiuti domestici. Poi, arrivati in cima a un colle, ammirammo un panorama immenso di campi e foreste delimitati solo dalla foschia mattutina e dai vaghi contorni di lontane montagne.
Dopo alcuni chilometri scendemmo in una conca sul cui fondo sorgeva l'antica citt coloniale di Santiago Tuxtla. Il luogo era un tripudio di colori: sgargianti facciate di negozi, tetti di tegole rosse, cappelli di paglia gialli, palme da cocco, banani, bambini vestiti di colori vivaci. Diversi negozi e caff diffondevano musica da altoparlanti. Nella Zocalo, la piazza principale, l'aria era satura di umidit e tutta un risuonare di frulli d'ali e di canti di uccelli tropicali dagli occhi luminosi. Un piccolo parco frondoso occupava il centro della piazza, e al centro del parco, quasi un magico talismano, s'ergeva un enorme masso grigio scolpito, alto quasi tre metri, raffigurante una testa africana coperta da un elmo. Le labbra carnose e il naso marcato, gli occhi pacificamente chiusi e la mandibola poggiata direttamente sul terreno, la statua aveva un'aria di cupa e paziente gravit.
Ecco, questo era il primo mistero degli olmechi: una scultura monumentale, risalente a oltre duemila anni fa, che ritraeva un soggetto dagli inconfondibili lineamenti negroidi. Naturalmente duemila anni fa nel Nuovo Mondo non c'erano neri africani, n ne arrivarono prima dell'inizio della tratta degli schiavi, che cominci molto tempo dopo la conquista. Esistono tuttavia prove paleoantropologiche sicure le quali dimostrano che una delle numerose migrazioni verso le Americhe avvenute durante l'ultimo periodo glaciale consisteva veramente di popolazioni di razza negroide. Questa migrazione ebbe luogo intorno al quindicimila a.C.288
Conosciuto con il nome di testa Cobata, dalla propriet in cui fu rinvenuto, l'enorme monolite che campeggiava nella Zocalo era la pi grande di sedici sculture olmeche simili finora portate alla luce in Messico. Si riteneva che fosse stata realizzata non molto tempo prima dell'epoca di Cristo, e pesava pi di trenta tonnellate.

Tres Zapotes
Da Santiago Tuxtla percorremmo ventiquattro chilometri in direzione sud-ovest, attraverso una campagna selvaggia e lussureggiante, fino a Tres Zapotes, uno degli ultimi importanti centri olmechi che si riteneva fosse fiorito tra il 500 a.C. e il 100 d.C. Ormai ridotta a una serie di tumuli sparsi su campi di mais, la localit era stata scavata a fondo tra il 1939 e il 1940 dall'archeologo americano Matthew Stirling.
Ricordai che alcuni storici dogmatici di quel periodo sostenevano con tenacia che la civilt maya fosse la pi antica dell'America Centrale. La questione poteva essere definita con precisione, affermavano, perch il calendario maya basato sul sistema punto-barra (che era stato decodificato da poco) permetteva di datare con esattezza un'enorme quantit di iscrizioni rituali. La data pi antica mai trovata in una localit maya corrispondeva al 228 d.C. del calendario cristiano.289 Perci fu un vero e proprio colpo per lo statu quo accademico quando Stirling dissotterr a Tres Zapotes una stele che recava una data anteriore. Scritta nel familiare codice calendaristico di barre e punti usato dai maya, corrispondeva al 3 settembre del 32 a.C.290
Il fatto sconcertante di questa scoperta era che Tres Zapotes non era, nel modo pi assoluto, una localit maya. Era interamente, esclusivamente e inconfondibilmente olmeca. Questo fatto induceva a pensare che gli olmechi e non i maya dovevano essere gli inventori del calendario, e che gli olmechi, e non i maya, dovevano essere riconosciuti come la cultura madre dell'America Centrale. Nonostante l'opposizione decisa da parte di fazioni di mayanisti infuriati, a poco a poco la verit che la vanga di Stirling aveva portato alla luce a Tres Zapotes venne a galla: gli olmechi erano molto, molto pi antichi dei maya. Quello olmeco era stato un popolo intelligente, civilizzato, tecnologicamente progredito, e sembrava addirittura che avesse inventato il sistema di barre e punti dell'annotazione calendaristica, con l'enigmatica data di partenza del 13 agosto 3114 a.C., che prediva la fine del mondo nel 2012 d.C.
A Tres Zapotes, vicino alla stele-calendario, Stirling dissotterr anche una testa gigantesca. Ora mi trovavo seduto di fronte a quella testa: risaliva al 100 a.C. circa,291 era alta approssimativamente un metro e ottanta centimetri, misurava cinque metri e mezzo di circonferenza e pesava pi di dieci tonnellate. Come la sua gemella di Santiago Tuxtla, rappresentava senza ombra di dubbio la testa di un uomo africano coperta da un elmo aderente munito di lunghe sottogole. I lobi delle orecchie erano forati da turaccioli; i pronunciati lineamenti negroidi erano solcati da profonde rughe di cipiglio su entrambi i lati del naso, e tutto il viso era contratto in avanti sopra due grosse labbra curvate all'ingi. Sotto lo strano elmo, le folte sopracciglia apparivano minacciose e corrucciate.
Stupito da questa scoperta, Stirling rifer:
La testa era una testa a s stante, scolpita in un unico grande blocco di basalto, e poggiava su un'apposita base di lastre di pietra grezza... Una volta liberata dalla terra circostante offr uno spettacolo maestoso. Nonostante la grande mole, la fattura  delicata e sicura, le proporzioni sono perfette. Unica nel suo genere tra le sculture aborigene americane, spicca per lo stile realistico. I lineamenti sono netti e, sorprendentemente, di tipo negroide...292
Poco dopo l'archeologo americano fece una seconda sconcertante scoperta a Tres Zapotes: alcuni giocattoli dalla forma di piccoli cani su ruote.293 Questi graziosi manufatti contraddivano completamente la tesi invalsa tra gli archeologi, secondo la quale la ruota era rimasta sconosciuta nell'America Centrale fino all'epoca della conquista. I cani a rotelle provavano, come minimo, che il principio della ruota era conosciuto presso la civilt olmeca, la pi antica dell'America Centrale. E se un popolo intraprendente come quello olmeco aveva scoperto il principio della ruota, sembrava assai improbabile che lo avesse applicato solo ai giocattoli.

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L'ENIGMA OLMECO
Dopo Tres Zapotes la nostra tappa successiva fu San Lorenzo, una localit olmeca situata a sud-ovest di Coatzacoalco nel cuore del Santuario del Serpente, cui accennavano le leggende di Quetzalcatl. Era a San Lorenzo che gli archeologi avevano rilevato con il metodo del carbonio-14 le date pi antiche per una localit olmeca (intorno al 1500 a. C.).294 Tuttavia, a quanto sembrava, la cultura olmeca era pienamente evoluta a quell'epoca, e non si poteva provare in alcun modo che l'evoluzione avesse avuto luogo nelle vicinanze di San Lorenzo.295
Questo fatto costituiva un mistero.
In fondo, gli olmechi avevano edificato un'importante civilt che aveva realizzato prodigiose opere di ingegneria e sviluppato la capacit di scolpire e maneggiare grandissimi blocchi di pietra (alcuni dei monoliti da cui erano state ricavate le enormi teste, del peso di venti tonnellate o pi, erano addirittura stati trasportati via terra per oltre novanta chilometri una volta estratti dalle montagne di Tuxtla).296 Allora dove, se non nell'antica San Lorenzo, avevano sperimentato, sviluppato e raffinato quella perizia tecnologica e quella sofisticata organizzazione?
Fatto strano, nonostante i grandi sforzi degli archeologi, nemmeno il pi piccolo, solitario segno di qualcosa che si potesse attribuire alla fase di sviluppo della societ olmeca era stato portato alla luce in Messico (n tantomeno in altre parti del Nuovo Mondo). Era come se questa gente, la cui caratteristica forma di espressione artistica era la scultura di enormi teste negroidi, fosse apparsa dal nulla.297

San Lorenzo
Arrivammo a San Lorenzo nel tardo pomeriggio. Qui, all'alba della storia dell'America Centrale, gli olmechi avevano innalzato un colle artificiale alto pi di trenta metri che faceva parte di un'immensa costruzione lunga circa milleduecento metri e larga seicento. Ci arrampicammo su per l'altura torreggiante, interamente ricoperta di una fitta vegetazione tropicale, e dalla cima riuscimmo a spaziare con lo sguardo per diversi chilometri sopra la campagna circostante. Si vedevano anche numerosi colli pi piccoli e qua e l nel terreno si aprivano diversi profondi fossi fatti dall'archeologo Michael Coe quando nel 1966 aveva scavato la localit.
L'equipe di Coe aveva fatto molte scoperte, tra le quali oltre venti serbatoi artificiali, collegati da una rete molto sofisticata di condotti rivestiti di basalto. Parte di questo sistema si diramava all'interno di un'altura, e all'epoca del suo ritrovamento l'acqua vi sgorgava ancora impetuosa durante le piogge abbondanti, come aveva fatto per pi di tremila anni. La linea principale di scorrimento andava da est verso ovest, e in essa confluivano, collegate mediante giunture molto sofisticate, tre linee secondarie.298 Dopo aver esaminato la localit a fondo, gli archeologi ammisero di non riuscire a capire quale fosse lo scopo di questo elaborato sistema di chiuse e acquedotti.299
N furono in grado di trovare una spiegazione per un altro enigma. Questo riguardava il sotterramento deliberato, lungo allineamenti particolari, di cinque di quelle enormi sculture dai tratti negroidi che ormai sono ampiamente identificate come teste olmeche. In queste bizzarre tombe probabilmente legate a qualche rito, furono rinvenuti anche pi di sessanta oggetti preziosi e manufatti, compresi diversi bellissimi strumenti di giada e statuette di fattura squisita. Alcune delle statuette erano state sistematicamente mutilate prima della sepoltura.
Il modo in cui le sculture di San Lorenzo erano state sotterrate rendeva estremamente difficile datarle con esattezza, sebbene negli stessi strati in cui si trovavano alcuni degli oggetti sepolti fossero stati ritrovati frammenti di carbone. A differenza delle sculture, era possibile datare quei pezzi di carbone con il metodo del carbonio-14. Furono sottoposti all'esame, e i risultati ottenuti indicarono il periodo intorno al 1200 a.C.300 Questo fatto, per, non significava che le sculture erano state realizzate nel 1200 a.C. Certo, era possibile. Ma era anche possibile che risalissero a centinaia o addirittura a migliaia di anni prima. Non si poteva assolutamente escludere che quelle grandi opere d'arte, dotate di un'intrinseca bellezza e di un'indefinibile, misteriosa forza, fossero state conservate e venerate da molte culture diverse prima di essere seppellite a San Lorenzo. Il carbone trovato nelle vicinanze provava solo che le sculture risalivano almeno al 1200 a.C., ma non poneva alcun limite massimo alla loro origine.

La Venta
Lasciammo San Lorenzo mentre il sole stava tramontando, diretti verso la citt di Villahermosa, pi di centocinquanta chilometri a est, nello stato di Tabasco. Per raggiungerla riprendemmo la strada principale che congiungeva Acayucan a Villahermosa e girava intorno al porto di Coatzacoalco in una zona piena di raffinerie di petrolio, tralicci altissimi e ponti sospesi ultramoderni. Il passaggio dalla pigra zona rurale depressa dove era situata San Lorenzo al paesaggio industriale butterato che circondava Coatzacoalco fu quasi sconvolgente. Inoltre, l'unico motivo per cui i contorni logorati dal tempo della localit olmeca fossero ancora visibili a San Lorenzo era che non vi avevano ancora trovato il petrolio.
Per lo avevano trovato a La Venta, a eterno scapito dell'archeologia...
Stavamo superando La Venta.
Verso nord, in fondo a una traversa dell'autostrada, la citt petrolifera illuminata dal neon splendeva nell'oscurit come una visione di un disastro nucleare. A partire dagli anni Quaranta era stata ampiamente sviluppata dall'industria petrolifera: una pista d'atterraggio tagliava in due il luogo dove prima s'ergeva una piramide alquanto insolita, e ciminiere infuocate oscuravano quel cielo che un tempo astronomi olmechi dovevano aver scrutato per veder sorgere i pianeti. Purtroppo i bulldozer dei promotori dello sviluppo avevano raso al suolo praticamente ogni cosa di interesse prima che fosse possibile effettuare scavi adeguati, con il risultato che molti antichi edifici rimasero inesplorati.301 Non sapremo mai che cosa avrebbero potuto rivelarci sul popolo che li aveva costruiti e utilizzati.
Matthew Stirling, che aveva scavato Tres Zapotes, effettu anche la maggior parte degli scavi archeologici di La Venta prima che il progresso e il denaro del petrolio la cancellassero. Le datazioni fatte con il carbonio-14 indicarono che gli olmechi si erano stabiliti l tra il 1500 e il 1100 a.C. e avevano continuato a occupare la localit - che consisteva in un'isola situata nelle paludi a est del fiume Tonala - fino al 400 a.C. circa.302 Poi, all'improvviso, ogni attivit edile era stata interrotta, tutti gli edifici esistenti erano stati deturpati o distrutti con cerimonie religiose, e a diverse enormi teste di pietra e ad altre sculture pi piccole era stata data una sepoltura rituale in particolari tombe, proprio come era successo a San Lorenzo. Le tombe di La Venta erano elaborate e allestite con cura, rivestite con migliaia di minuscole piastrelle azzurre e riempite con strati di argilla multicolore.303 In un punto erano stati rimossi oltre quattromilacinquecento metri cubi di terra per scavare una profonda fossa; il suo fondo era stato ricoperto con cura con blocchi di serpentino, e poi tutta la terra era stata rimessa a posto. Furono trovati anche tre pavimenti di mosaico, sepolti volutamente sotto vari strati alternati di argilla e adobe.304
La piramide principale di La Venta s'ergeva all'estremit meridionale dell'insediamento. Approssimativamente circolare alla base, aveva la forma di un cono scanalato, la cui superficie arrotondata consisteva di dieci falde verticali separate da canaloni. La piramide era alta trenta metri, aveva un diametro di quasi sessanta e una massa totale di circa novantamila metri cubi: un monumento imponente secondo qualsiasi parametro. Il resto dell'insediamento si estendeva per quasi mezzo chilometro lungo un asse che puntava esattamente 8 a nord-ovest. Centrate su quest'asse, con ogni costruzione perfettamente allineata, c'erano diverse piramidi pi piccole e piazze, piattaforme e alture, che occupavano un'area totale di quasi cinque chilometri quadrati.
La Venta aveva un che di distaccato e strano, dava la sensazione che la sua funzione originaria non fosse stata compresa appieno. Gli archeologi la descrivevano come un centro di culto, e con tutta probabilit era stata proprio questo. A essere sinceri, per, si sarebbe ammesso che poteva avere anche diverse altre destinazioni d'uso. La verit  che non si sa nulla sull'ordinamento sociale, sui riti e sui culti degli olmechi. Non sappiamo quale lingua parlavano, n quali tradizioni tramandavano ai figli. Non sappiamo neppure a quale gruppo etnico appartenevano. Il clima eccezionalmente umido del Golfo del Messico ha fatto s che non ci sia pervenuto nemmeno uno scheletro olmeco.305 In realt, nonostante i nomi che gli abbiamo attribuito e le opinioni che ci siamo fatte sul suo conto, questo popolo ci  del tutto oscuro.

Ricostruzione di La Venta. Si noti l'insolita piramide a forma di cono scanalato che domina la localit.
Pu darsi addirittura che le enigmatiche sculture che ha lasciato, che presumiamo ritraggano i suoi membri, non fossero affatto opera sua, bens di un popolo dimenticato molto pi antico. Mi ritrovai, non per la prima volta, a chiedermi se una parte delle grandi teste e di altri manufatti straordinari attribuiti agli olmechi non potesse essere stata tramandata come retaggio, forse per molti millenni, fino alle culture che poi cominciarono a erigere i tumuli e le piramidi di San Lorenzo e La Venta.
In tal caso, allora di chi parliamo quando usiamo l'etichetta olmechi? Dei costruttori di tumuli? Oppure degli energici e imponenti uomini dai tratti negroidi che fecero da modelli per le teste monolitiche?
Fortunatamente, circa cinquanta monumentali sculture olmeche, tra le quali tre teste gigantesche, furono salvate a La Venta da Carlos Pellicer Camara, un poeta e storico del posto che intervenne energicamente quando scopr che le trivellazioni petrolifere da parte della societ PEMEX minacciavano i ruderi. Con una decisa opera di pressione sui politici di Tabasco (nel cui stato si trova La Venta), riusc a far spostare i reperti pi importanti in un parco alla periferia della capitale dello stato, Villahermosa.
Presi insieme, questi reperti costituiscono una preziosa e insostituibile testimonianza culturale - o meglio, un'intera biblioteca di testimonianze culturali - lasciata da una civilt scomparsa. Ma nessuno sa leggere la lingua di queste testimonianze.

Deus ex machina
Villahermosa, stato di Tabasco
Stavo guardando un elaborato bassorilievo soprannominato Uomo in Serpente dagli archeologi che l'avevano trovato a La Venta. Secondo l'opinione degli esperti raffigurava un olmeco, con copricapo e un sacchetto di incenso in mano, avvolto in un serpente piumato.306
Il bassorilievo era scolpito su una lastra di granito che misurava circa un metro e venti centimetri di larghezza per un metro e mezzo di altezza, e ritraeva un uomo seduto con le gambe tese in avanti come se cercasse di arrivare a dei pedali con i piedi. Nella mano destra stringeva un piccolo oggetto a forma di secchio, mentre con la sinistra sembrava nell'atto di alzare o abbassare una leva. Il copricapo che indossava aveva una foggia strana e complicata. A me sembrava pi funzionale che cerimoniale, anche se non riuscivo a immaginare quale funzione potesse avere. Su di esso, o forse su una mensola sovrastante, erano incise due croci a forma di X.
Volsi la mia attenzione all'altro elemento principale della scultura, il serpente piumato. A un livello, ritraeva proprio questo: un serpente rivestito di piume o di penne, l'antichissimo simbolo di Quetzalcatl che, quindi, doveva essere adorato dagli olmechi (o, come minimo, riconosciuto). Gli studiosi non mettono in dubbio questa interpretazione.307  un fatto universalmente riconosciuto che il culto di Quetzalcatl era antichissimo, ed era nato nell'America Centrale in tempi preistorici per poi conquistarsi la devozione di molte culture in epoca storica.
Il serpente piumato di questa particolare opera scultorea, comunque, presentava alcune caratteristiche distintive. Sembrava qualcosa di pi di un semplice simbolo religioso: infatti, aveva un che di rigido e strutturato che lo faceva quasi somigliare all'ingranaggio di qualche meccanismo.

Bisbigli di antichi segreti
Pi tardi quello stesso giorno mi rifugiai sotto l'enorme ombra di una delle teste olmeche che Carlos Pellicer Camara aveva tratto in salvo da La Venta. Ritraeva un vecchio con il naso largo e piatto e le labbra carnose. La bocca dischiusa rivelava una forte dentatura squadrata. L'espressione del viso suggeriva un'antica, paziente saggezza, e gli occhi sembravano fissare impavidi l'eternit, come quelli della Grande Sfinge di Giza nel Basso Egitto.
Probabilmente per uno scultore sarebbe impossibile, pensai, inventare le diverse combinazioni di caratteristiche di un tipo razziale autentico. Perci il ritratto di una combinazione autentica di caratteristiche razziali implicava fortemente che era stato utilizzato un modello umano.

Sopra a sinistra: Profilo della testa della Grande Sfinge di Giza, Egitto. Sopra a destra: Profilo della testa olmeca di La Venta, Messico.

Sopra a sinistra: Prospetto della testa della Sfinge. Sopra a destra: Prospetto della testa olmeca. Cfr. anche sotto: scultura olmeca che ricorda la sfinge, San Lorenzo, Messico.  possibile che le numerose analogie esistenti tra le culture precolombiane dell'America Centrale e quella dell'antico Egitto abbiano avuto origine da un terzo elemento, da una civilt non ancora identificata che influenz in tempi remoti entrambe quelle regioni lontanissime tra loro?


Statua raffigurante un doppio puma, Uxmal, Messico.

Simbolismo egizio del doppio leone raffigurante gli Akeru, gli di leoni di ieri e oggi (Akeru in geroglifici si scriveva cos: ). Le religioni di entrambe le zone hanno in comune molte altre immagini e idee. Vale anche la pena di notare il fatto che p'achi, il termine centroamericano corrispondente a sacrificio umano, significa letteralmente aprire la bocca, il che fa venire in mente uno strano rito funebre egizio noto con il nome di apertura della bocca. Analogamente, in entrambe le religioni si credeva che le anime dei re defunti rinascessero sotto forma di stelle.
Feci un paio di giri intorno alla grande testa. Con una circonferenza di sei metri e settanta centimetri, un peso di 19,8 tonnellate e un'altezza di quasi due metri e mezzo, era stata scolpita in un masso di basalto e rivelava chiaramente una combinazione autentica di caratteristiche razziali. Invero, come le altre sculture che avevo visto a Santiago Tuxtla e a Tres Zapotes, raffigurava senza ombra di dubbio un negro.
Il lettore potr farsi la propria opinione dopo aver esaminato le foto illustrative contenute in questo libro. La mia opinione personale  che le teste olmeche ci mostrano immagini accurate dal punto di vista fisionomico di individui reali di razza negroide, figure di uomini africani carismatici e vigorosi la cui presenza nell'America Centrale tremila anni fa non  ancora stata spiegata dagli studiosi. D'altro canto non vi  alcuna certezza che le teste siano state davvero scolpite in quell'epoca. La datazione con il carbonio-14 di frammenti di carbone trovati nelle stesse fosse ci dicono soltanto l'et del carbone. Stabilire con esattezza quanto sono antiche le teste stesse  una faccenda molto pi complessa.
Con questi pensieri nella testa continuai la mia lenta passeggiata tra gli strani e meravigliosi monumenti di La Venta. Bisbigliavano di antichi segreti, del segreto dell'uomo nella macchina... del segreto delle teste di negri... e, da ultimo ma non da meno, del segreto di una leggenda vivificata. Infatti, ebbi davvero l'impressione che le mitiche ossa di Quetzalcatl fossero state ricoperte di carne quando scoprii che diverse sculture di La Venta somigliavano in modo realistico non solo a negri, ma anche a uomini alti, dai lineamenti delicati e i nasi lunghi, all'apparenza europoidi con capelli lisci e folte barbe, avvolti in vesti fluenti...

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STRANIERI VISTOSI
Matthew Stirling, l'archeologo americano che esegu gli scavi di La Venta negli anni Quaranta, fece parecchie scoperte straordinarie in quella localit. La pi spettacolare di tutte fu la Stele dell'Uomo Barbuto.
Come ho gi spiegato, la pianta dell'antico insediamento olmeco si stendeva lungo un asse che puntava 8 a nord-ovest. All'estremit meridionale dell'asse si profilava, alto trenta metri, il cono scanalato della grande piramide. Accanto, a livello del terreno, correva una sorta di cordone alto circa trenta centimetri che delimitava una vasta zona rettangolare grande un quarto di un isolato medio di citt. Quando gli archeologi cominciarono a dissotterrare questo cordone scoprirono, con loro grande sorpresa, che si trattava della parte superiore di una parete di colonne. Ulteriori scavi nel cumulo di strati imperturbati rivelarono che le colonne erano alte tre metri. Pi di seicento di numero, erano state disposte talmente vicine le une alle altre da formare una palizzata impenetrabile. Ricavate da massi di basalto e trasportate a La Venta da cave distanti pi di novanta chilometri, le colonne pesavano approssimativamente due tonnellate ciascuna.
Perch tanta fatica? Per cingere che cosa era stata costruita quella palizzata?
Ancora prima che cominciassero gli scavi, al centro dell'area delimitata si vedeva affiorare dal terreno per circa un metro e venti al di sopra dell'ingannevole cordone la punta di un macigno fortemente inclinata in avanti. Era tutto ricoperto di rilievi, che proseguivano verso il basso, invisibili, sotto gli strati di terra che riempivano l'antica palizzata per un'altezza di circa due metri e settanta centimetri.
Stirling e la sua equipe avevano lavorato per due giorni per liberare la grande pietra. Una volta dissotterrata scoprirono che era un'imponente stele alta quattro metri e venti, larga due metri e dieci e spessa quasi novanta centimetri. I rilievi raffiguravano l'incontro tra due uomini alti, che indossavano entrambi elaborate vesti ed eleganti scarpe con le punte all'ins. O l'erosione o la mutilazione deliberata (praticata piuttosto diffusamente sui monumenti olmechi), aveva completamente deturpato una delle figure. L'altra invece era intatta: ritraeva in maniera molto chiara un maschio europoide dall'attaccatura del naso alta e una lunga barba fluente che gli archeologi stupefatti avevano prontamente battezzato Zio Sam.308
A passi lenti girai intorno a quella stele di venti tonnellate, e intanto pensavo che era rimasta sepolta per pi di tremila anni. Solo da appena mezzo secolo o gi di l, dai tempi degli scavi di Stirling, aveva rivisto la luce del sole. E ora quale sarebbe stata la sua sorte? Sarebbe rimasta qui per altri trenta secoli come un oggetto maestoso e magnifico per lo stupore e la venerazione delle generazioni future? Oppure, in un arco di tempo cos lungo, le circostanze potevano cambiare al punto che sarebbe finita di nuovo nascosta sottoterra?
Forse non sarebbe accaduta n l'una n l'altra cosa. Ricordai l'antico sistema calendaristico dell'America Centrale, che gli olmechi avevano introdotto. Secondo questo popolo, e i suoi pi famosi successori, i maya, non rimanevano pi grandi spazi di tempo, tantomeno tremila anni. Il Quinto Sole era stato consumato tutto e un terribile terremoto si preparava a distruggere l'umanit l'antivigilia di Natale del 2012.
Rivolsi di nuovo la mia attenzione alla stele. Due cose sembravano chiare: per qualche motivo la scena dell'incontro che raffigurava doveva avere un'enorme importanza per gli olmechi, di qui la magnificenza della stele stessa, e la costruzione della straordinaria palizzata di colonne che la cingeva. E, come nel caso delle teste di negro, era ovvio che il viso dell'uomo europoide con la barba poteva essere stato scolpito solo dal vivo. La verosimiglianza razziale era troppo precisa per essere l'invenzione di un artista.
Lo stesso valeva per altre due figure europoidi che riuscii a individuare tra i monumenti superstiti di La Venta. Una era scolpita in bassorilievo su una pesante lastra di pietra di forma tondeggiante dal diametro di circa novanta centimetri. Le gambe coperte da qualcosa che sembrava un paio di aderenti gambali di cuoio, i suoi lineamenti erano quelli di un anglosassone. Aveva una barba a punta e in testa portava uno strano berretto floscio. Con la mano sinistra tendeva una bandiera, o forse una sorta di arma. La mano destra, che teneva sul petto, sembrava vuota. L'esile vita era cinta da una fascia ornata. L'altra figura europoide, che invece era scolpita sul fianco di una stretta colonna, era simile nella barba e nel vestiario.
Chi erano questi stranieri vistosi? Che ci facevano nell'America Centrale? Quando erano arrivati? E che nesso c'era tra loro e quegli altri stranieri che si erano stabiliti in questa umida giungla di alberi della gomma e avevano fatto da modelli per le grandi teste di negro?
Alcuni ricercatori anticonformisti, che rifiutavano il dogma secondo cui il Nuovo Mondo era rimasto isolato prima del 1492, avevano proposto quella che sembrava una soluzione plausibile del problema: forse gli individui barbuti e dai lineamenti delicati erano fenici che dal Mediterraneo avevano varcato le Colonne d'Ercole e attraversato l'Oceano Atlantico addirittura nel secondo millennio a.C. I sostenitori di questa teoria arrivarono a suggerire che i negri ritratti negli stessi luoghi erano gli schiavi dei fenici, imbarcati sulle coste dell'Africa Occidentale prima della traversata dell'Atlantico.309
Pi prendevo in considerazione la singolarit delle sculture di La Venta e meno queste idee mi soddisfacevano. Con tutta probabilit sia i fenici sia altri popoli del Vecchio Mondo avevano davvero attraversato l'Atlantico anni e anni prima di Colombo. A suffragio di questa tesi esistevano prove convincenti, ma esulano dall'argomento di questo libro.310 Il problema era che i fenici, i quali avevano lasciato esempi inconfondibili dei loro caratteristici oggetti di artigianato in molte parti del mondo antico,311 non lo avevano fatto negli insediamenti olmechi dell'America Centrale. N le teste di negro, n i bassorilievi raffiguranti gli europoidi con la barba mostravano la pi vaga impronta fenicia nello stile, nella fattura o nel soggetto.312 Invero, da un punto di vista stilistico, queste imponenti opere d'arte non sembravano appartenere ad alcuna cultura, tradizione o maniera nota. Sembravano non avere antecedenti n nel Nuovo n nel Vecchio Mondo.
Sembravano prive di radici... e questo, naturalmente, era impossibile, perch tutte le forme di espressione artistica hanno delle radici da qualche parte.

L'ipotetico terzo elemento
Mi venne in mente che una spiegazione plausibile poteva essere ricercata in una variante della teoria dell'ipotetico terzo elemento originariamente proposta da un gruppo di eminenti egittologi per spiegare uno dei grandi enigmi della storia e della cronologia egiziana.
I dati archeologici suggerivano che pi che svilupparsi con lentezza e a fatica, come  normale nel caso delle societ umane, la civilt dell'Antico Egitto, come quella degli olmechi, emerse tutta in una volta e pienamente formata. In effetti, pare che il periodo di transizione da una societ primitiva a una progredita sia stato talmente breve da essere assolutamente inspiegabile dal punto di vista storico. Ritrovati tecnologici che avrebbero dovuto richiedere centinaia o addirittura migliaia di anni per essere messi a punto entrarono in uso quasi dall'oggi al domani, e all'apparenza senza antecedenti di sorta.
Per esempio, i reperti risalenti al periodo predinastico, cio intorno al 3500 a.C., non rivelano tracce di scrittura. Poco dopo quella data, del tutto all'improvviso e inspiegabilmente, i tanto familiari geroglifici che conosciamo dalle numerose rovine dell'Antico Egitto cominciarono ad apparire in forme compiute e perfette. Lungi dall'essere costituita da semplici immagini di oggetti o azioni, questa lingua scritta era complessa e strutturata fin dall'inizio, con tanto di segni che rappresentavano esclusivamente suoni e un dettagliato sistema di simboli numerici. Perfino i primissimi geroglifici erano stilizzati e convenzionali, e appare chiaro che all'inizio della Prima Dinastia era comunemente usata un'avanzata scrittura corsiva.313
La cosa straordinaria  che non ci sono tracce di evoluzione dalla forma semplice a quella complessa, e lo stesso vale per la matematica, la medicina, l'astronomia, l'architettura e per il ricchissimo e involuto sistema mitologico-religioso dell'Egitto (perfino il contenuto principale di opere raffinate come Il libro dei morti esisteva gi all'inizio del periodo dinastico).314
La maggioranza degli egittologi si rifiuta di prendere in considerazione le implicazioni della precoce raffinatezza dell'Egitto, ma secondo un nutrito gruppo di pensatori pi arditi si tratta di implicazioni sorprendenti. John Anthony West, un esperto del primo periodo dinastico, si chiede:
Come pu una civilt complessa nascere gi completamente sbocciata? Guardate un'automobile del 1905 e confrontatela con una moderna. Non si pu fare a meno di notare il processo di sviluppo. Ma in Egitto non esistono paralleli. Tutto esiste gi fin dall'inizio.
Naturalmente la risposta a questo mistero  ovvia ma, poich la casta dominante del pensiero moderno la trova ripugnante, viene di rado presa in considerazione. La civilt egizia non era uno sviluppo, bens un retaggio.315
West  stato una spina nel fianco dell'egittologia ufficiale per molti anni. Ma anche altre figure pi tradizionaliste si sono dichiarate sconcertate davanti alla repentinit con cui apparve la civilt egizia. Walter Emery, gi professore di Egittologia presso l'Universit di Londra, riassunse cos il problema:
Approssimativamente intorno al 3400 prima della venuta di Cristo, in Egitto ebbe luogo un grande cambiamento, e il paese pass rapidamente da una condizione di cultura neolitica dalle complesse caratteristiche tribali a una monarchia ben organizzata...
Contemporaneamente fanno la loro comparsa l'arte della scrittura e l'architettura monumentale, e le arti e i mestieri raggiungono livelli sorprendenti: tutte le documentazioni indicano l'esistenza di una civilt fastosa. Tutto ci avvenne in un arco di tempo relativamente breve, in quanto questi sviluppi fondamentali della scrittura e dell'architettura sembrano quasi o del tutto privi di un retroterra.316
Questo si potrebbe spiegare semplicemente con il fatto che l'Egitto ricevette l'improvvisa e decisiva spinta culturale da qualche altra civilt conosciuta del mondo antico. Quella sumerica, sulle rive del Basso Eufrate in Mesopotamia,  la candidata pi probabile. Nonostante molte differenze di fondo, un gran numero di tecniche di costruzione e stili architettonici comuni317 suggeriscono l'esistenza di un legame tra le due regioni. Ma nessuna di queste analogie  abbastanza forte da implicare in alcun modo che il legame fosse causale, ossia che una societ influenz direttamente l'altra. Al contrario, come scrive il professor Emery:
L'impressione che abbiamo  quella di un legame indiretto, e forse dell'esistenza di un terzo elemento, la cui influenza si sia propagata fino all'Eufrate da una parte e fino al Nilo dall'altra... Gli studiosi moderni hanno avuto la tendenza di ignorare la possibilit di una migrazione in entrambe le regioni proveniente da qualche zona ipotetica e ancora sconosciuta. [Tuttavia] un terzo elemento le cui conquiste culturali furono tramandate indipendentemente all'Egitto e alla Mesopotamia spiegherebbe al meglio i tratti comuni e le differenze fondamentali delle due civilt.318
Inoltre, questa teoria getta luce sul fatto misterioso che apparentemente gli egizi e il popolo sumero della Mesopotamia adoravano praticamente le stesse identiche divinit lunari, che erano tra le pi antiche dei rispettivi pantheon (Thoth nel caso degli egizi, Sin in quello dei sumeri).319 Secondo l'eminente egittologo Sir E.A. Wallis Budge, La somiglianza tra i due di  troppo forte per essere accidentale... Sarebbe sbagliato sostenere che gli egizi lo mutuarono dai sumeri o i sumeri dagli egizi, ma si potrebbe avanzare l'ipotesi che le classi colte di entrambi i popoli acquisirono i sistemi teologici da una fonte comune ma estremamente antica.320
Viene perci da porsi la seguente domanda: qual era quella fonte comune ma estremamente antica, quella zona ipotetica e ancora sconosciuta, quell'evoluto terzo elemento a cui si riferiscono sia Budge sia Emery? E se lasci un retaggio culturale di alto livello in Egitto e in Mesopotamia, perch non avrebbe potuto farlo anche nell'America Centrale?
Non basta ribattere che in Messico la civilt decoll molto pi tardi rispetto al Medio Oriente.  possibile che l'impulso iniziale sia stato sentito contemporaneamente in entrambi i luoghi, ma che abbia avuto esiti completamente diversi.
Con questo scenario, i civilizzatori sarebbero riusciti brillantemente in Egitto e nel Sumer, dando luogo a culture durature e straordinarie. In Messico, invece, (e questo sembra anche il caso del Per), subirono qualche grave scacco: magari cominciarono bene, con la realizzazione delle gigantesche teste di pietra e dei bassorilievi raffiguranti gli uomini barbuti, ma poi subirono un rapido declino. La luce della civilt non si sarebbe mai spenta del tutto, ma forse la situazione si riprese solo intorno al 1500 a.C., il cosiddetto orizzonte olmeco. A quell'epoca le grandi sculture sarebbero state antichissime, vetuste reliquie di un'immensa forza spirituale, e le loro quasi dimenticate origini avvolte nei miti di giganti e di civilizzatori barbuti.
Se le cose stanno cos, forse ci troviamo davanti a facce di un passato molto pi remoto di quanto non immaginiamo quando fissiamo gli occhi a mandorla di una delle teste di negro o i tratti europoidi spigolosi, cesellati di Zio Sam. Non  affatto da escludere che queste grandi opere conservino le immagini di persone appartenenti a una civilt scomparsa che abbracciava vari gruppi etnici.
Questa, in poche parole,  la teoria dell'ipotetico terzo elemento applicata all'America Centrale: la civilt dell'antico Messico non emerse senza un influsso esterno, n emerse in conseguenza di un influsso proveniente dal Vecchio Mondo; invece, pu darsi che in tempi remotissimi determinate culture del Vecchio e del Nuovo Mondo abbiano tutte ereditato influssi e idee da un terzo elemento.

Da Villahermosa a Oaxaca
Prima di lasciare Villahermosa visitai il CICOM, il Centro Studi delle culture olmeca e maya. Volevo sapere dagli studiosi se nella regione c'erano altri importanti insediamenti olmechi. Con mia grande sorpresa, mi suggerirono di cercare pi lontano. Sembrava che a Monte Albn, nella provincia di Oaxaca, centinaia di chilometri a sud-ovest, alcuni archeologi avessero dissotterrato dei manufatti olmecoidi e diversi bassorilievi che presumibilmente raffiguravano gli stessi olmechi.
Santha e io avevamo intenzione di proseguire direttamente da Villahermosa verso la penisola dello Yucatn, che era situata a nord-est. Il viaggio a Monte Albn avrebbe comportato una deviazione enorme, ma decidemmo di farla, nella speranza che avrebbe gettato altra luce sugli olmechi. Inoltre, eravamo allettati dallo spettacolare viaggio in macchina su per montagne immense fino al cuore della valle nascosta dov' situata la citt di Oaxaca.
Puntammo quasi diritto verso ovest, oltrepassando la localit perduta di La Venta, ancora una volta Coatzacoalco, e di l Sayula e Loma Bonita fino alla citt di Tuxtepec, che sorgeva su un raccordo stradale. In questo modo, a poco a poco ci lasciammo alle spalle la campagna deturpata e annerita dall'industria petrolifera. Percorremmo lunghi, dolci declivi di colline ammantate di lussureggiante erba verde, e attraversammo campi di messi mature.
A Tuxtepec, dove le sierras iniziavano sul serio, svoltammo bruscamente in direzione sud, seguendo la statale 175 verso Oaxaca. Sulla cartina sembrava distare appena la met dei chilometri che avevamo percorso da Villahermosa. Ma la strada si rivel un complicato e infinito zigzag di tornanti - stretti, serpeggianti e ripidi - da far drizzare i capelli e irrigidire i muscoli, puntato verso le nuvole come una scala che portasse in cielo. Ci condusse attraverso molti strati differenti di vegetazione alpina, ognuno dei quali occupava una particolare nicchia climatica, finch, superate le nuvole, arrivammo in un posto dove piante familiari crescevano in forme gigantesche, come i trifidi di John Wyndham, creando un paesaggio surreale e alieno. Impiegammo dodici ore a percorrere i settecento chilometri che separavano Villahermosa da Oaxaca. Una volta arrivato a destinazione, avevo le vesciche alle mani per aver tenuto troppo stretto il volante per tanto tempo intorno a innumerevoli tornanti. Avevo gli occhi gonfi e continuavo a vedermi davanti i baratri vertiginosi che avevamo costeggiato sulla statale 175, sulle montagne dove crescevano i trifidi.
La citt di Oaxaca  famosa per i funghi magici, la marijuana e D.H. Lawrence (che negli anni Venti qui scrisse e ambient una parte del suo romanzo Il serpente piumato). Il posto ha ancora un'atmosfera bohemienne e fino a tarda notte una corrente di eccitazione sembra agitare le folle che gremiscono i bar e i caff, le anguste stradine acciottolate, i vecchi edifici e le spaziose piazze.
Prendemmo una stanza che si affacciava su uno dei tre cortili aperti dell'Hotel Las Golondrinas. Il letto era comodo. Il cielo pieno di stelle. Ma, stanco com'ero, non riuscivo a dormire.
Mi teneva sveglio l'idea dei civilizzatori... gli di barbuti e i loro compagni. Sembrava che in Messico, come in Per, avessero fallito. Questo era ci che trapelava dalle leggende, e non solo da quelle, come scoprii quando arrivammo a Monte Albn l'indomani mattina.

19

AVVENTURE NEGLI INFERI, VIAGGI VERSO LE STELLE
La teoria dell'ipotetico terzo elemento spiega le somiglianze e le differenze di fondo tra l'antico Egitto e l'antica Mesopotamia, proponendo che tutt'e due ricevettero un retaggio di civilizzazione comune dallo stesso remoto antenato. Non  stata avanzata alcuna ipotesi seria riguardo al luogo dove sorgeva quella civilt ancestrale, alla sua natura o all'epoca in cui fior. Come un buco nero nello spazio,  invisibile. Tuttavia si pu dedurne l'esistenza dagli effetti che ha avuto su cose visibili, in questo caso la civilt sumerica e quella egizia.
 possibile che lo stesso misterioso antenato, la stessa invisibile fonte d'influenza abbia lasciato il proprio segno anche in Messico? Se le cose stanno cos, ci aspetteremmo di trovare determinate analogie culturali tra le antiche civilt messicane e quelle del Sumer e dell'Egitto. Ci aspetteremmo anche di trovarci davanti a differenze enormi dovute al lungo periodo di evoluzione divergente che divise tutte queste zone in tempi storici. Tuttavia, ci aspetteremmo di riscontrare differenze minori tra il Sumer e l'Egitto, i quali ebbero contatti regolari in tempi storici, che non tra le due culture mediorientali e quelle della lontana America Centrale, che ebbe solo contatti sporadici, deboli e discontinui prima della scoperta del Nuovo Mondo da parte di Colombo nel 1492.

Mangiatori dei morti, mostri terrestri, re astrali, nani e altri parenti
Per qualche curiosa ragione che non  stata spiegata, gli egizi nutrivano una particolare simpatia e riverenza per i nani.321 E cos anche i popoli civilizzati dell'antica America Centrale, fin dai tempi degli olmechi.322 In entrambi i casi si credeva che i nani fossero direttamente imparentati con gli di.323 E in entrambi i casi erano favoriti come danzatori e in questa veste venivano raffigurati nelle opere d'arte.324
Nel primo periodo dinastico dell'Egitto, pi di quattromilacinquecento anni fa, un'enneade di nove divinit onnipotenti era oggetto particolare di culto presso i sacerdoti di Eliopoli.325 Analogamente nell'America Centrale, sia gli aztechi sia i maya credevano in un sistema onnipossente di nove divinit.326
Il Popol Vuh, il libro sacro degli antichi maya-quich del Messico e del Guatemala, contiene diversi passi che indicano chiaramente la fede nella rinascita astrale, la reincarnazione dei morti sotto forma di stelle. Per esempio, una volta uccisi, gli eroi gemelli chiamati Hunahp e Xbalanqu ascesero in mezzo alla luce, ed in un attimo assursero al cielo... Allora s'illumin la volta del cielo e la faccia della terra. Ed essi dimorarono nel cielo.327 Allo stesso tempo ascesero i quattrocento compagni dei Gemelli, che erano stati uccisi anche loro, e divennero i compagni di quelli e si convertirono in stelle del cielo.328
Come abbiamo visto, la maggioranza delle tradizioni riguardanti il Dio-Re Quetzalcatl, si incentra sulle sue imprese e sui suoi insegnamenti come civilizzatore. I suoi seguaci dell'antico Messico, per, credevano anche che la sua manifestazione umana aveva patito la morte e che dopo era rinato sotto forma di stella.329
Quindi,  a dir poco strano scoprire che in Egitto, all'epoca delle Piramidi, pi di quattromila anni fa, la religione di stato ruotava intorno alla convinzione che il faraone defunto rinascesse sotto forma di stella.330 Venivano recitate formule magiche rituali, il cui scopo era di facilitare la rapida rinascita in cielo del monarca morto: Oh re, tu sei questa Grande Stella, il Compagno di Orione, che attraversa il cielo insieme a Orione... tu ascendi dall'oriente del cielo, rinnovato al momento che ti  proprio, e ringiovanito al tempo che ti  proprio...331 Abbiamo gi incontrato la costellazione di Orione, sulle distese di Nazca, e la incontreremo ancora...
Frattanto, consideriamo il Libro dei morti degli antichi egizi. Alcune parti sono altrettanto antiche della stessa civilt egizia, e la sua funzione  quella di una sorta di guida per la trasmigrazione dell'anima. D istruzioni al defunto su come superare i pericoli della vita ultraterrena, lo mette in condizione di assumere la forma di diverse creature mitiche, e gli fornisce le parole d'ordine necessarie per essere ammesso alle varie fasi, o livelli, dell'aldil.332
 una coincidenza che i popoli dell'antica America Centrale avevano una visione simile dei pericoli della vita ultraterrena? Secondo una credenza diffusa in quella regione l'aldil consisteva di nove strati che il defunto doveva attraversare nell'arco di quattro anni, superando durante il viaggio ostacoli e pericoli.333 Gli strati avevano nomi autoreferenziali come posto dove le montagne si scontrano, posto dove vengono scoccate le frecce, montagna di coltelli e cos via. Sia nell'antica America Centrale sia nell'antico Egitto, si credeva che il defunto compisse il suo viaggio attraverso gli inferi in una barca, accompagnato da di rematori che lo traghettavano da uno stadio all'altro.334 La tomba di Doppio Pettine, un sovrano dell'ottavo secolo della citt maya di Tikal, rivel una rappresentazione di questa scena.335 Immagini simili appaiono in tutta la Valle dei Re dell'Alto Egitto, in particolare nella tomba di Tutmosi III, un faraone della diciottesima Dinastia.336  una coincidenza che tra i passeggeri della barca del faraone morto, e tra quelli della canoa in cui Doppio Pettine compie il suo ultimo viaggio, ci sono (in entrambi i casi) un cane o una divinit dalla testa di cane, un uccello o una divinit dalla testa d'uccello e una scimmia o una divinit dalla testa di scimmia337
Il settimo strato degli inferi dell'antico Messico era chiamato Teocoyolcualloya: posto dove bestie divorano cuori.338
 una coincidenza che uno degli stadi degli inferi dell'antico Egitto, La Sala del Giudizio, conteneva una serie di simboli pressoch identici? In questo momento cruciale il cuore del defunto veniva pesato contro una piuma. Se il cuore era pesante di peccati avrebbe fatto tracollare la bilancia. Il dio Thot avrebbe annotato il giudizio sulla sua tavoletta e il cuore sarebbe stato immediatamente divorato da una bestia orrenda, in parte coccodrillo, in parte ippopotamo e in parte leone, che si chiamava il Mangiatore dei Morti.339
Infine, torniamo all'Egitto dell'epoca delle Piramidi e alla condizione privilegiata del faraone, che gli permetteva di aggirare le prove degli inferi e di rinascere sotto forma di stella. Formule magiche rituali facevano parte di questo processo. Ugualmente importante era una cerimonia misteriosa detta l'apertura della bocca, praticata sempre dopo la morte del faraone e risalente, secondo gli archeologi, addirittura ai tempi predinastici.340 Vi prendevano parte il sommo sacerdote e quattro aiutanti, che brandivano il peshenkhef, uno strumento da taglio rituale. Questo era usato per aprire la bocca del defunto Re-Dio, un'operazione ritenuta necessaria per assicurare la sua resurrezione nei cieli. Rilievi e illustrazioni superstiti raffiguranti questa cerimonia non lasciano dubbi sul fatto che il corpo imbalsamato veniva colpito con forza con il peshenkhef.341 Inoltre, da alcuni dati emersi di recente sembra che una delle camere all'interno della Grande Piramide di Giza servisse da cornice per questa cerimonia.342
Tutto questo ha uno strano, distorto parallelo in Messico. Ci siamo gi soffermati sulla grande diffusione dei sacrifici umani ai tempi che precedettero la conquista.  una coincidenza che il luogo preposto ai sacrifici era una piramide, che la cerimonia era condotta da un sommo sacerdote e da quattro aiutanti, che uno strumento da taglio, il coltello sacrificale, veniva usato per colpire con forza il corpo della vittima, e che si riteneva che l'anima di quest'ultima ascendesse direttamente in cielo, aggirando i pericoli degli inferi343
Poich siffatte coincidenze continuano a moltiplicarsi, viene a ragione da chiedersi se sotto non ci sia qualche legame. E succede sicuramente quando veniamo a sapere che il termine generico per sacrificio in tutta l'antica America Centrale era p'achi, che significa aprire la bocca.344
 quindi possibile che ci troviamo davanti, in zone geografiche molto distanti tra loro, e in periodi storici diversi, non semplicemente a una serie di sorprendenti coincidenze, bens a una fioca e confusa memoria comune nata in epoca remotissima? La cerimonia egizia dell'apertura della bocca non sembra aver influenzato direttamente la cerimonia messicana che porta lo stesso nome (o viceversa, se  per questo). Le differenze fondamentali tra i due casi lo escludono. Tuttavia, una cosa sembra probabile, e cio che le analogie siano i resti di un retaggio comune ricevuto da un antenato comune. I popoli dell'America Centrale utilizzarono il retaggio in un modo e gli egizi in un altro, ma una parte della simbologia e della nomenclatura fu conservata da entrambi.
Questa non  la sede per diffonderci sul significato dell'antico ed elusivo legame che emerge dalle testimonianze egiziane e centramericane. Tuttavia, prima di passare oltre, vale la pena notare che un siffatto legame collega il complesso delle credenze religiose del Messico precolombiano con quello dei sumeri in Mesopotamia. Ancora una volta le testimonianze suggeriscono pi un antico antenato comune che un'influenza diretta.
Prendiamo, per esempio, il caso di Oannes.
Oannes  la traduzione greca del sumero Uan, il nome dell'essere anfibio descritto nella Parte II, che si riteneva avesse introdotto le arti e le tecniche della civilt in Mesopotamia.345 Leggende risalenti almeno a cinquemila anni fa narrano che Uan viveva sotto il mare, ed emergeva dalle acque del Golfo Persico tutte le mattine per civilizzare e istruire l'umanit.346  una coincidenza che uaana, nella lingua maya, significa colui che risiede nell'acqua347
Prendiamo in considerazione anche Tiamat, la dea sumerica degli oceani e delle forze del caos primitivo, sempre ritratta come un mostro feroce. Nella tradizione mesopotamica, Tiamat si rivolt contro le altre divinit e scaten un olocausto di distruzione prima di essere a sua volta annientata dall'eroe celeste Marduk:
Lei, Tiamat, apr la bocca per inghiottirlo.
Lui fece accorrere il vento malvagio per impedirle di chiudere le labbra.
I terribili venti le riempirono lo stomaco. Il suo cuore fu afferrato, mentre teneva la bocca spalancata,
lui scocc una freccia, che le perfor lo stomaco,
le sue parti interne lui fendette, le spacc il cuore,
la rese impotente e distrusse la sua vita,
abbatt il suo corpo e vi sal sopra con i piedi.348
Come si pu eseguire un atto del genere?
Marduk lo fece. Mentre contemplava il mostruoso cadavere della sua avversaria concep opere d'arte,349 e nella sua mente prese forma un grande piano per la creazione dell'universo. Per prima cosa spacc il cranio di Tiamat e recise le sue arterie. Poi la ruppe in due parti come un pesce secco, e con una met fece il tetto del cielo e con l'altra la faccia della terra. Dai suoi seni ricav montagne, dalla sua saliva nuvole, e ordin ai fiumi Tigri ed Eufrate di sgorgare dai suoi occhi.350
Una leggenda strana e violenta, e antichissima.
Le antiche civilt dell'America Centrale avevano una loro versione di questa storia. Qui Quetzalcatl, nella sua incarnazione di divinit creatrice, assumeva il ruolo di Marduk mentre la parte di Tiamat era impersonata da Cipactli, il Grande Mostro Terrestre. Quetzalcatl afferr le membra di Cipactli mentre nuotava nelle acque primeve e strapp il suo corpo in due pezzi: una parte form il cielo e l'altra la terra. Con i suoi capelli e la sua pelle cre l'erba, i fiori e le pianticelle; con i suoi occhi, fonti e sorgenti; con le sue spalle, montagne.351
I singolari paralleli tra il mito sumerico e quello messicano sono una mera coincidenza, oppure  possibile che entrambi rechino il segno delle impronte culturali di una civilt perduta? Se le cose stanno cos, pu darsi veramente che i visi degli eroi di quella cultura ancestrale siano stati scolpiti nella pietra e tramandati a mo' di cimeli attraverso i millenni, a volte pienamente visibili, altre sepolti, finch furono definitivamente dissotterrati da archeologi della nostra epoca e ricevettero etichette come Testa olmeca e Zio Sam.
I volti di quegli eroi compaiono anche a Monte Albn, dove sembrano raccontare una storia funesta.

Monte Albn: la caduta di uomini eccellenti
Risalente secondo le stime a tremila anni fa,352 Monte Albn s'erge sulla cima artificialmente appiattita di un colle che domina Oaxaca. Consiste in un'enorme area rettangolare, la Grand Plaza, delimitata da gruppi di piramidi e altri edifici disposti secondo precisi rapporti geometrici. Nel luogo regna un'atmosfera generale di armonia e proporzione, dovuta a una pianta ben ordinata e simmetrica.

Monte Albn
Seguendo il consiglio del CICOM, con cui mi ero consultato prima di lasciare Villahermosa, mi diressi prima verso l'estremo angolo sud-occidentale dell'insediamento di Monte Albn. L, ammucchiati alla rinfusa contro il fianco di una bassa piramide c'erano gli oggetti per cui avevo fatto tutta quella strada: varie dozzine di stele scolpite raffiguranti negri ed europoidi... uguali nella vita... uguali nella morte.
Se una grande civilt era davvero andata perduta alla storia, e se quelle sculture narravano parte dei suoi sviluppi, il messaggio che contenevano era un messaggio di uguaglianza razziale. Nessuno che abbia visto la fierezza o il carisma delle grandi teste di negro di La Venta potrebbe pensare seriamente che i soggetti di quelle magistrali sculture fossero degli schiavi. N gli uomini dalle facce scarne e barbute parevano disposti a inginocchiarsi davanti a nessuno. Anche loro avevano un portamento nobile.
Tuttavia, sembrava che a Monte Albn ci fosse una testimonianza scolpita nella pietra della caduta di quegli uomini eccellenti. Non aveva l'aria di essere opera delle stesse persone che avevano realizzato le sculture di La Venta. Infatti, la sua fattura era di gran lunga troppo scadente. Ma, chiunque fossero, e per quanto inferiore fosse la loro opera, una cosa era certa: quegli artisti avevano tentato di ritrarre gli stessi soggetti negroidi e gli stessi europoidi dalla barba a pizzo che avevo visto a La Venta. Le sculture di quella localit riflettevano forza, potere e vitalit. Qui a Monte Albn gli eccezionali stranieri erano cadaveri. Erano tutti nudi, in maggior parte castrati; alcuni stavano rannicchiati in posizione fetale come per evitare scariche di colpi, altri giacevano con le membra scomposte e afflosciate.
Gli archeologi affermavano che le sculture rappresentavano corpi di prigionieri catturati in battaglia.353
Quali prigionieri? Da dove venivano?
Dopo tutto, lo sfondo era l'America Centrale, il Nuovo Mondo, migliaia di anni prima di Colombo. Quindi, non era strano che quelle immagini di morti in battaglia non mostrassero nemmeno un indigeno americano ma solo e soltanto tipi razziali del Vecchio Mondo?
Per qualche motivo, gli accademici ortodossi non trovavano questo fatto sconcertante, con tutto che, per loro stessa ammissione, le sculture fossero antichissime (risalenti a un'epoca compresa tra il 1000 e il 600 a.C.).354 Come in altre localit, questa cornice temporale era stata ricavata da analisi fatte su sostanze organiche contigue, non sulle sculture stesse, che erano realizzate su stele di granito e perci difficili da datare in modo obiettivo.

Il retaggio
A Monte Albn era stato rinvenuto un testo in geroglifici non ancora decifrato ma perfettamente compiuto,355 inciso in gran parte sulla stessa stele su cui apparivano le rozze figure di europoidi e di negri. Gli esperti ammettevano che si trattava della scrittura pi antica del Messico che si conosca.356 Era anche chiaro che coloro che avevano abitato in questo luogo erano abili costruttori e nutrivano un interesse insolito per l'astronomia. Un osservatorio, consistente in un edificio dalla strana forma a freccia, posto a un angolo di 45 rispetto all'asse principale (che era intenzionalmente inclinato di diversi gradi rispetto a quello nord-sud).357 Strisciando all'interno di questo osservatorio, scoprii che era un intrico di minuscoli, stretti cunicoli e ripide scalinate interne, che aprivano visuali a diverse zone del cielo.358
Gli abitanti di Monte Albn, come quelli di Tres Zapotes, avevano lasciato prove certe della loro conoscenza della matematica, in forma di calcoli effettuati con il sistema delle barre e dei punti.359 Utilizzavano anche l'eccezionale calendario,360 introdotto dagli olmechi e spesso associato ai successivi maya,361 che prediceva la fine del mondo per il 23 dicembre del 2012 d.C.
Se il calendario e l'assillo del tempo facevano parte del retaggio di un'antica e dimenticata civilt, i maya dovevano essere reputati i suoi eredi pi fedeli e ispirati. Il tempo, come si espresse nel 1950 l'archeologo Eric Thompson era il mistero supremo della religione maya, un tema che pervadeva il pensiero maya in una misura senza eguali nella storia dell'umanit.362
Mentre continuavo il mio viaggio attraverso l'America Centrale mi sentivo attirato sempre pi addentro ai labirinti di quello strano e terrificante enigma.
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FINE Parte 1.